DISARMO NUCLEARE E COMMERCIO DI ARMI

Generare una spinta verso il disarmo nucleare
Il terzo tema che vorrei discutere riguarda i passi da compiere in direzione del disarmo nucleare e della prevenzione dei conflitti.
A tale proposito vorrei sottolineare la necessità di iniziative tempestive da parte delle potenze nucleari per ridurre e smantellare gli arsenali esistenti e rafforzare il regime di non proliferazione nucleare.
Quest’anno ricorre il sessantesimo anniversario dei bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki, unici casi di uso di armi nucleari in un conflitto. Ricorre anche il cinquantesimo anniversario del Manifesto Russell-Einstein, un appello internazionale per l’abolizione degli ordigni nucleari.
Solo uno degli undici firmatari di quell’appello è ancora vivo, il premio Nobel e presidente delle Conferenze Pugwash sulla scienza e gli affari mondiali, Sir Joseph Rotblat. È attualmente in preparazione la pubblicazione di una serie di dialoghi fra Rotblat e me, dove egli esprime profonda preoccupazione per la mancanza di qualsiasi sostanziale progresso verso il disarmo nucleare e deplora i nuovi programmi nucleari intrapresi dalle potenze nucleari, nonostante «l’impegno inequivocabile da parte degli stati dotati di armi nucleari a realizzare la totale eliminazione dei loro arsenali in direzione del disarmo nucleare» assunto nel documento conclusivo della Conferenza delle parti in causa per la revisione del Trattato di non proliferazione degli armamenti nucleari (NPT) del 2000. 38
Rivolgendosi alla 54° Conferenza Pugwash, nell’ottobre 2004, Rotblat ammonì che «la proliferazione degli armamenti nucleari non potrà essere arrestata sin quando gli Stati che posseggono armamenti nucleari si arrogheranno il diritto di possedere tali armamenti e rifiuteranno di partecipare a negoziati generali per la loro eliminazione … ».39
Sono pienamente d’accordo. Anche se l’impegno assunto nel documento conclusivo non è legalmente vincolante, riflette il consenso degli stati che fanno parte dell’NPT, e qualsiasi azione che non ne tenga conto rischia di minare le fondamenta stesse del trattato e accelerare la tendenza verso la proliferazione nucleare.
La Conferenza per la revisione dell’NPT del 2005 è prevista per il maggio di quest’anno. Vorrei esortare i cinque stati dotati di armamenti nucleari dichiarati, che sono anche membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ad avviare immediatamente l’elaborazione di un programma per il disarmo tenendo a mente quel corso di eventi che dieci anni fa portò a una estensione indefinita dell’NPT.
Negli ultimi anni le questioni relative alla non proliferazione hanno rappresentato sfide cruciali in occasione di numerosi vertici. Il Piano d’azione dei G8 per la non proliferazione, mirante a prevenire illeciti trasferimenti di materiali e tecnologie nucleari, fu adottato nel vertice di Sea Island del 2004.
È di fondamentale importanza che le potenze nucleari adottino efficaci misure per ridurre gli armamenti, affinché iniziative come il Piano d’azione dei G8 o l’Iniziativa di sicurezza sulla proliferazione guidata dagli Stati Uniti appaiano credibili e convincenti alla comunità internazionale e ispirino quella cooperazione su larga base indispensabile al loro successo.
Per molti anni i negoziati per la riduzione delle riserve di armi atomiche avevano la forma di colloqui bilaterali fra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica o Russia. Ma con il recente ristagno di tale processo penso che occorra abbandonarlo e dare inizio a un nuovo processo di disarmo multilaterale.
Il fatto che per lungo tempo non vi siano state prospettive di riduzione o eliminazione di arsenali nucleari accresce il rischio di proliferazione – non solo delle armi atomiche ma anche di altre armi di distruzione di massa, con un conseguente aumento delle tensioni militari. Non proliferazione e disarmo nucleare sono inseparabili e, se progrediranno di pari passo, il nostro mondo farà un importante passo avanti verso la pace e la stabilità. 
Così come gli sforzi per la non proliferazione nucleare vengono monitorati dall’Agenzia internazionale sull’energia atomica (IAEA), credo che occorra un’agenzia internazionale per vigilare sul disarmo nucleare, specializzata nella supervisione dell’adempimento a quell’«impegno inequivocabile da parte degli stati dotati di armi nucleari a realizzare la totale eliminazione dei loro arsenali», che citavamo in precedenza. 
Alla Conferenza sul disarmo, da diversi anni i negoziati sul Trattato per l’eliminazione del materiale fissile (FMTC) si trovano a un punto morto. Occorre riattivarli esortando India e Pakistan – che sono entrati in possesso di armamenti nucleari al di fuori dell’NPT – e Israele a farne parte, e a impegnarsi in un regime internazionale di controllo dei materiali nucleari destinati agli armamenti.

Mettere un freno al commercio di armi
Vorrei anche fare un appello affinché si concludano prima possibile i controlli legali multilaterali sul commercio delle armi. Nella mia Proposta di pace del 1993 sottolineavo l’urgenza di porre restrizioni al commercio di armi per prevenirne il flusso nelle regioni in cui vi erano conflitti in corso o sussisteva un aumento delle tensioni, poiché ritenevo che tali restrizioni fossero un elemento primario nel processo di deistituzionalizzazione della guerra.
A livello globale cresce il coro delle voci che invocano tali limitazioni. La campagna per il Controllo delle armi fu lanciata nel 2003 per chiedere controlli legalmente vincolanti sul commercio di armi a ogni livello. Tre ONG, Amnesty International, Oxfam e la Rete d’azione internazionale sulle armi leggere, stanno lavorando congiuntamente per promuovere tale campagna che chiede ai governi di concludere, entro il prossimo anno, un trattato per limitare i trasferimenti di armi leggere.
Oggi nel mondo ci sono circa 600 milioni di armi leggere, e più di 500 mila persone vengono uccise ogni anno con armi convenzionali. Nel 2001 le Nazioni Unite hanno tenuto la Prima conferenza sul commercio illecito in tutti i suoi aspetti di armi leggere e di piccolo calibro, e hanno adottato un programma per «prevenire, combattere e sradicare» questo traffico.
Oltre a tali misure contro il commercio illegale di armi, occorre istituire il prima possibile una struttura normativa che regoli le esportazioni di armi autorizzate, data l’entità del fenomeno – il cui valore annuo oscilla attorno ai 21 miliardi di dollari – e del suo impatto.
Esportare armi nelle regioni dove la tensione è alta, sia legalmente che illegalmente, rende vana qualsiasi iniziativa per la prevenzione dei conflitti. Alimentare la corsa agli armamenti su base locale o regionale ha un impatto assai negativo sulla sicurezza umana, per non parlare del danno alle popolazioni che vivono in povertà a cui vengono sottratte risorse dei budget nazionali, stanziate per scopi militari invece che per servizi di base come l’educazione, la sanità e l’igiene pubblica di cui avrebbero disperatamente bisogno.
Secondo la Campagna per il controllo delle armi, i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sono responsabili dell’ottanta per cento delle esportazioni mondiali di armi convenzionali. Negli ultimi quattro anni gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la Francia hanno avuto entrate dall’esportazione di armi in Africa, Asia, Medio oriente e America latina superiori a quanto hanno elargito in aiuti.
È di vitale importanza che nel ventunesimo secolo l’umanità deistituzionalizzi la guerra, e il primo passo in questa direzione deve essere quello di imparare a resistere alla tentazione di sfruttare le guerre e le lotte intestine in altri paesi per accrescere la propria influenza e i propri profitti.
Prima accennavo alla partecipazione di Cina e India nelle decisioni sul cambiamento climatico che avranno luogo durante il vertice dei G8 che si terrà a Gleneagles quest’anno. Con lo stesso spirito vorrei proporre che nel contesto strutturale dei G10 vengano discusse le linee guida per rafforzare i controlli sulle armi leggere.
Lo scorso anno ho avuto la fortuna di incontrare l’ex presidente indiano Kocheril Raman Narayanan e uno degli argomenti che abbiamo discusso è stata la crescente importanza dell’India e della Cina a livello mondiale. Oggi sarebbe virtualmente impossibile prendere in considerazione qualsiasi soluzione ai problemi globali senza coinvolgerle.
Ho sottolineato il significato di questi due paesi per il ventunesimo secolo nella mia Proposta di pace di quattro anni fa. Sono convinto che l’eredità spirituale nella quale affondano le radici la civiltà cinese e quella indiana, se giungerà a una piena fioritura nella realtà contemporanea sotto forma di potere morbido, potrà dare un grande contributo alla creazione della pace in Asia e nel mondo.
Fu quest’idea che nel 1998 ispirò la mia proposta che il vertice dei G8 si trasformasse in un “vertice di stati responsabili” con la partecipazione dell’India e della Cina.
Anche se un completo sviluppo in un vertice dei G10 potrà richiedere tempo, vorrei suggerire la discussione del problema delle armi leggere nel vertice di Gleneagles di quest’anno e, in preparazione alla seconda Conferenza sul commercio illecito in tutti i suoi aspetti delle armi leggere e di piccolo calibro prevista per il prossimo anno, di iniziare immediatamente i negoziati per un trattato che coinvolga le maggiori potenze.

Educazione al disarmo
Vorrei a questo punto sottolineare l’importanza dell’educazione al disarmo e alla non proliferazione. Negli ultimi anni viene sostenuta sempre più vivacemente la necessità di sforzi a livello di base per una crescita di consapevolezza su questi problemi, in particolare fra le giovani generazioni. Questo è essenziale se vogliamo contrastare la tendenza crescente alla proliferazione nucleare e infondere una nuova vita al processo di disarmo nucleare che attualmente è in fase di ristagno.
Nel 2001 il segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan ha nominato un gruppo di lavoro composto da esperti di governo di dieci paesi. Il frutto delle loro deliberazioni, lo Studio delle Nazioni Unite sull’educazione al disarmo e alla non proliferazione, è stato presentato e approvato alla cinquantasettesima sessione dell’Assemblea generale nel 2002.
L’importanza dell’educazione al disarmo assunse rilevanza nella Prima sessione speciale sul disarmo dell’UNGA, nel 1978. In una proposta in dieci punti scritta in tale occasione chiesi di promuovere l’educazione al disarmo a livello di base, sottolineando il significato delle iniziative per informare l’opinione pubblica in maniera concreta e coinvolgente sulle atrocità della guerra e gli orrori delle armi nucleari.
Nel 1982 le Nazioni Unite lanciarono una campagna decennale per il disarmo mondiale. Come introduzione a essa, nel giugno di quell’anno, la SGI tenne la mostra Armi nucleari: una minaccia per il nostro mondo presso la sede centrale dell’ ONU a New York, in collaborazione con il Dipartimento di pubblica informazione delle Nazioni Unite e le città di Hiroshima e Nagasaki. La mostra ha girato il mondo, visitando potenze nucleari e paesi con diverse ideologie e sistemi sociali, e ha registrato circa un milione e duecentomila visitatori.
Dopo la fine della guerra fredda abbiamo continuato a organizzare mostre di questo genere come per esempio Guerra e pace: da un secolo di guerra a un secolo di speranza e una mostra antinucleare aggiornata Armi nucleari, minaccia per l’umanità, per unire le persone nel comune anelito alla pace e generare una spinta verso un mondo senza guerre.
Nel 1998 è stata inaugurata la mostra Linus Pauling e il ventesimo secolo, che presentava la vita e le idee di Pauling, rendendo omaggio al suo contributo alla pace e alle cause umanitarie. È stata esposta negli Stati Uniti, in Giappone e in vari paesi europei, ed è stata visitata da più di un milione di persone.
La mostra su Pauling fu accolta molto favorevolmente. L’allora sottosegretario delle Nazioni Unite per gli affari del disarmo, Jayantha Dhanapala, disse che l’idea di un’educazione al disarmo, propugnata dalla mostra, concordava con quanto espresso nella risoluzione dell’Assemblea generale del 2000. La mostra fu menzionata anche nel rapporto del segretario generale dell’ONU sull’educazione al disarmo e alla non proliferazione presentato all’Assemblea generale nell’anno seguente.
Proprio perché minacce emergenti come il terrorismo hanno aumentato l’instabilità mondiale, la comunità internazionale deve operare uno sforzo congiunto per indirizzare fermamente il mondo sulla via della pace, e in questo l’educazione al disarmo e alla non proliferazione possono giocare un ruolo cruciale.
Nell’introduzione al suddetto rapporto, il segretario generale Annan osservava: «È impressionante per uno della mia generazione pensare che un’intera nuova generazione di esseri umani sta diventando adulta senza il terrore sempre presente di una catastrofe nucleare».40 E proseguiva ammonendo contro il pericolo di permettere che fra le giovani generazioni si radichi l’ignoranza e l’indifferenza rispetto ai problemi del disarmo.
In verità, se ciò dovesse accadere, non basterebbero le parole di nessun trattato a consolidare un’autentica tendenza verso la pace. In tal senso penso che occorra includere i temi del disarmo e della non proliferazione nell’educazione scolastica.
Una delle raccomandazioni contenute nel rapporto del segretario generale parlava di lezioni con la partecipazione attiva degli studenti basate «sullo studio di casi specifici che li incoraggiassero a pensare criticamente, e di conseguenza a intraprendere specifiche azioni per una trasformazione positiva a livello mondiale».41 Raccomandava inoltre di aggiungere ai programmi universitari gli studi per la pace.
A completamento dell’educazione scolastica esistono numerosi tentativi di accrescere la consapevolezza nei vari livelli della società. Dal canto suo la SGI continuerà a svolgere attività per promuovere l’educazione al disarmo e alla non proliferazione, ispirata e incoraggiata dalla dichiarazione per l’abolizione degli armamenti nucleari che pronunciò il secondo presidente della Soka Gakkai, Josei Toda (1900-58), e che egli stesso definì il più importante insegnamento per i suoi successori. 42
Nel 2005 cade il settantacinquesimo anniversario della fondazione della Soka Gakkai, che fin dai suoi inizi si è dedicata concretamente alla costruzione di una società pacifica attraverso l’educazione, come simboleggia il primo nome che assunse, Soka Kyoiku Gakkai (Società educativa per la creazione di valore), e il fatto che i suoi primi due presidenti, Tsunesaburo Makiguchi e Josei Toda, erano educatori.
La stessa dedizione è ancora oggi il motore del nostro impegno nelle attività a sostegno delle due iniziative partite quest’anno: il Programma mondiale per l’educazione ai diritti umani e il Decennio delle Nazioni Unite per l’educazione allo sviluppo sostenibile.

Note

38) UN (United Nations), 2000a, 2000 Review Conference of the Parties to the Treaties on the Non-Proliferation of Nuclear Weapons, documento finale, NPT/Conf.2000/28, New York.
39) Rotblat, Sir Joseph, 2004, “Response by professor Sir Joseph Rotblat”, 
intervento alla 54° Conferenza 
Pugwash sulla Scienza e questioni mondiale, Seoul, 4 – 9 ottobre
http://www.pugwash.or.kr/files/news/Joseph%20Rotblat[1].doc.
40) UN (United Nations), 2004b, “Disarmament and non-proliferation education – Report of the Secretary-General.” A/59/178. July 23, New York 
http://daccessdds.un.org/doc/Undoc/Gen/N04/439/96/PDF/N0443996.pdf?OpenElement.
41) Ibidem.
42) Toda, Josei, 1981, Toda Josei zenshu [Opera completa di Josei Toda], vol. 4, p. 565. Tokyo: Seikyo Shimbunsha.

tratto da: Daisaku Ikeda “Verso una nuova era di dialogo: esplorare l’umanesimo” Proposta di Pace 2005

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