Verso un mondo libero dalle armi nucleari

L’unica garanzia contro la minaccia posta dalle armi nucleari è la loro completa eliminazione. Tre punti di particolare importanza per raggiungere tale obiettivo

La Conferenza degli stati parti per la revisione del Trattato di non proliferazione delle armi nucleari (NPT) del 2010, che si è tenuta a maggio dell’anno scorso, è stata guidata dall’urgente determinazione a non ripetere l’esperienza della Conferenza di revisione del 2005, che era stata caratterizzata da profonde spaccature e si era conclusa senza la sottoscrizione di accordi significativi.
Il documento finale redatto dalla Conferenza del 2010 conteneva tre punti che io considero di particolare importanza. Riaffermava che l’unica garanzia assoluta contro la minaccia posta dalle armi nucleari fosse la loro completa eliminazione; richiedeva l’osservanza della legge umanitaria internazionale alla luce delle conseguenze catastrofiche di qualunque utilizzo di armi nucleari; auspicava un impegno speciale per creare una convenzione quadro necessaria per realizzare e mantenere un mondo libero dalle armi nucleari facendo riferimento a una Convenzione sulle armi nucleari (NWC).
Queste sono tutte idee su cui avevano a lungo insistito i sopravvissuti ai bombardamenti atomici e le organizzazioni non governative. È quindi veramente significativo che esse siano così chiaramente espresse in un documento ufficiale emanato dalle parti coinvolte nel NPT, che abbraccia il più esteso numero di firmatari di qualunque altro trattato riguardante le armi nucleari. È veramente importante utilizzare il consenso riflesso in questo documento come base per iniziative di collaborazione per costruire un mondo libero dalle armi nucleari.

Ora vorrei proporre tre sfide da affrontare nel nome di «Noi popoli….», come recita la Carta delle Nazioni Unite:
1. Riconoscendo che l’abolizione è l’unica garanzia assoluta contro la minaccia delle armi nucleari, creare gli organismi grazie ai quali gli stati che possiedono armi nucleari possano rapidamente portare avanti il disarmo, puntando all’obiettivo della loro totale eliminazione.
2. Giudicando inammissibile qualunque azione, da parte di un qualunque paese, che vada contro l’obiettivo di un mondo libero dalle armi nucleari, stabilire gli strumenti per vietare e prevenire ogni sviluppo o modernizzazione delle armi nucleari.
3. Sulla base della consapevolezza che le armi nucleari sono l’arma inumana più estrema, capace di provocare conseguenze catastrofiche all’umanità, definire in tempi brevi una Convenzione sulle armi nucleari che le vieti diffusamente.

Ognuna di queste tre sfide richiede un cambiamento di atteggiamento da parte degli stati. E, cosa ancora più importante, comporta l’impegno appassionato e l’azione di cittadini risvegliati, gli unici che possono creare una nuova direzione e un nuovo corso della storia.
Riguardo alla prima proposta, la promozione del disarmo nucleare tesa all’obiettivo della loro completa eliminazione, è necessario creare una struttura dinamica per il dialogo e la negoziazione all’interno delle Nazioni Unite con la partecipazione di tutti gli stati che possiedono armi nucleari.
Il nuovo trattato START41 firmato da Barack Obama e da Dmitry Medvedev lo scorso aprile è stato ora ratificato dai parlamenti di Stati Uniti e Russia e attende solo lo scambio formale degli strumenti di ratificazione. Questo trattato effettua solo una riduzione limitata di specifici tipi di armi, ma il punto è che i due paesi da soli possiedono insieme più del novanta per cento delle riserve mondiali di armi nucleari, e dunque azioni di questo tipo, volte ad adempiere alle loro responsabilità in materia di disarmo, dovrebbero essere oggetto di grande apprezzamento. L’intenzione dichiarata dall’amministrazione Obama di dare seguito a questo accordo con negoziazioni per la riduzione delle armi nucleari tattiche a breve gittata è un gradito passo avanti.
Mi auguro inoltre che, in linea con la visione espressa nel Preambolo al nuovo START, questo processo venga allargato a un approccio multilaterale che includa tutti gli stati che possiedono armi nucleari. Allo stesso tempo raccomando una sostanziale revisione del modello per il disarmo nucleare, affinché l’obiettivo delle negoziazioni multilaterali non sia limitato al controllo degli armamenti ma miri chiaramente all’abolizione delle armi nucleari.
Per creare un ambiente idoneo a negoziazioni di questo tipo è necessario sfidare radicalmente la teoria della deterrenza, sulla cui base si fonda il possesso delle armi nucleari: l’assunto che il mantenimento della sicurezza si realizzi grazie a un equilibrio del terrore. A questo fine è necessario separare l’associazione tra possesso di armi nucleari e sicurezza, riaffermando la semplice verità che il vero desiderio degli stati e dei loro cittadini è la sicurezza, e non le armi nucleari. 
Quando visitò Hiroshima lo scorso agosto, il Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon lodò il successo del summit del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 2009 sulla non proliferazione e il disarmo nucleare. Richiese una convocazione regolare di simili incontri a partire da quest’anno, come mezzi per generare una spinta politica verso un mondo senza armi nucleari.
Nel corso degli anni io stesso ho richiesto che questi vertici si svolgessero con cadenza regolare, e offro quindi il mio completo sostegno alla proposta del Segretario generale. Vorrei suggerire inoltre che questi incontri non siano circoscritti ai membri del Consiglio di sicurezza, ma che siano aperti anche agli stati che hanno scelto di rinunciare alle armi o ai programmi nucleari, e che in tali occasioni esperti del settore e rappresentanti di ONG abbiano la possibilità di dar voce alle proprie opinioni.
I giudici che parteciparono al Parere consultivo della Corte internazionale di giustizia (ICJ) del 1996 sulla legalità della minaccia o dell’uso delle armi nucleari concordarono all’unanimità che l’Articolo VI del Trattato di non proliferazione vincola gli stati dotati di armi nucleari non solo a impegnarsi in buona fede in negoziazioni per il disarmo nucleare, ma a realizzare il disarmo nucleare come risultato di tali negoziazioni.
L’ex presidente dell’ICJ Mohammed Bedjaoui, che presiedette i colloqui per il Parere consultivo, ha sottolineato che tutti gli stati coinvolti nel Trattato di non proliferazione hanno il diritto di richiedere che gli stati dotati di armi nucleari adempiano i propri obblighi e possono appellarsi all’Articolo VI del Trattato nel caso in cui simili obblighi non siano rispettati.
Durante i procedimenti, furono presentate all’ICJ circa quattro milioni di “dichiarazioni di coscienza pubblica” come dimostrazione della generale condanna delle armi nucleari. Questa è la prova del fatto che qualunque processo o decisione che riguarda direttamente il destino dell’umanità deve rivolgere una seria attenzione alle opinioni della società civile. 
Vorrei richiedere che gli elementi che ho discusso qui vengano inseriti negli incontri regolari del Consiglio di sicurezza, e che in tali occasioni si lavori per sviluppare strumenti e percorsi concreti verso un mondo libero dalle armi nucleari, mantenendo l’anno 2015 come obiettivo immediato. Invito a prendere in considerazione Hiroshima e Nagasaki come sedi della Conferenza di revisione del 2015. Perché segni l’effettiva fine dell’era nucleare, questa conferenza dovrebbe riunire insieme capi politici e rappresentanti della società civile di tutto il mondo. 
Nell’aprile dello scorso anno si è tenuta a Hiroshima una riunione del Consiglio di Interazione di ex capi di stato e di governo (InterAction Council of Former Heads of State and Government). I partecipanti hanno visitato il Peace Memorial Museum (Museo commemorativo per la pace) e ascoltato la testimonianza dei sopravvissuti alla bomba atomica. In seguito a tale esperienza hanno emesso un comunicato che sottolineava l’importanza che i capi di governo, soprattutto quelli degli stati dotati di armi nucleari, visitassero Hiroshima. Questa è un’idea che io sostengo da molti anni: se i capi di governo assistessero insieme alle realtà dei bombardamenti atomici, molto probabilmente rinsalderebbero la loro determinazione a liberare il mondo dalle armi nucleari.

Stati che hanno scelto di rinunciare alle armi nucleari
Quattro nazioni hanno posseduto armi nucleari ma hanno scelto di rinunciarvi. Il Sudafrica negli anni ’80 aveva accumulato bombe atomiche, ma poi nel 1989 le ha smantellate: è stata la prima nazione al mondo ad abbandonare volontariamente le proprie armi nucleari. Nel 1991 il Sudafrica firmò il Trattato di non proliferazione nucleare, e il governo vietò ogni ulteriore sviluppo, produzione, commercializzazione, importazione o esportazione di armi o esplosivi nucleari, come richiesto dal NPT.
Quando l’Unione Sovietica si sciolse, Ucraina, Kazakistan e Bielorussia avevano in totale più di 4.000 armi nucleari nei loro territori. Tali armi furono tutte trasferite in Russia entro il 1996. Ucraina, Kazakistan e Bielorussia allora firmarono il NPT. In più, anche Libia, Argentina e Brasile avevano programmi di sviluppo di armi nucleari che abbandonarono prima di portarli a compimento.

Porre fine agli esperimenti

Riguardo alla seconda sfida, proibire e prevenire lo sviluppo delle armi nucleari, l’obiettivo primario è l’entrata in vigore del Trattato per la messa al bando totale degli esperimenti nucleari (CTBT), che vieta tutte le esplosioni sperimentali. Da quando fu adottato nel 1996, il CTBT è stato firmato da centottantadue nazioni e ratificato da centocinquantatre. Le condizioni perché diventi legalmente vincolante in quanto legge internazionale, comunque, sono rigide: tutti i quarantaquattro paesi che possiedono una tecnologia nucleare devono ratificarlo, e questo non è ancora avvenuto. 
Ritengo che gli stati non detentori di armi nucleari e le organizzazioni della società civile dovrebbero lavorare insieme per incoraggiare i paesi che ancora non lo hanno fatto a ratificare il Trattato.

Oltre al divieto della sperimentazione nucleare, l’entrata in vigore del CTBT avrà un significato particolare nelle tre situazioni seguenti:
1. includendo i paesi non coinvolti nel Trattato di non proliferazione, esso sarà realmente universale;
2. esprimerà la volontà della società internazionale di vietare per sempre la sperimentazione nucleare, rafforzando così le basi psicologiche per l’abolizione delle armi nucleari;
3. l’esistenza di un sistema globale di monitoraggio, verifica e ispezione sul livello di osservanza del Trattato, amministrato da un’organizzazione apposita (il CTBTO), fornirà un modello istituzionale per una Convenzione sulle armi nucleari (NWC). Ciò potrà contribuire a rendere tale Convenzione una prospettiva più realistica nella mente delle persone.

A seguito dell’indicazione dell’Indonesia della propria disponibilità a ratificare il CTBT, otto degli stati di cui all’Allegato 242 devono ancora firmare e/o ratificare. Per assicurare il necessario assenso di questi stati, la Conferenza per l’agevolazione dell’entrata in vigore del Trattato per la totale messa al bando degli esperimenti nucleari tenutasi nel 2009 a New York ha adottato all’unanimità una dichiarazione che incoraggiava iniziative bilaterali, regionali e multilaterali. Partendo da ciò, vorrei suggerire che vengano realizzati accordi incrociati di obbligo reciproco per assicurare la firma e/o la ratifica entro un periodo prefissato da parte degli stati ancora in sospeso. Le Nazioni Unite potrebbero svolgere un ruolo importante nella mediazione di questo tipo di accordi.
Si potrebbe pensare, per esempio, a un impegno bilaterale firmato da India e Pakistan e a un accordo a tre per la reciproca ratifica da parte di Egitto, Iran e Israele. Nel nordest asiatico le negoziazioni potrebbero essere svolte attraverso i colloqui a sei per arrivare a un accordo con il quale gli Stati Uniti e la Cina ratifichino il CTBT, venga stabilita una zona in cui tutte le parti si impegnano a non usare le armi nucleari, e la Corea del Nord abbandoni i suoi programmi sulle armi nucleari, firmi e ratifichi il CTBT.
Le tensioni nella penisola coreana (vedi box alla fine del paragrafo) si sono acuite notevolmente l’anno scorso con l’affondamento della nave da guerra sudcoreana Cheonan e il cannoneggiamento dell’isola di Yeonpyeong nella Corea del Nord. C’è un bisogno urgente di usare tutti i mezzi diplomatici disponibili per disinnescare le tensioni. Ma la stabilità della regione e una pace duratura dipendono chiaramente da una pronta risoluzione della questione nucleare nordcoreana. 
Allo stesso modo, è impensabile una stabilità duratura in Medio Oriente senza la denuclearizzazione. È comunque lungi dall’essere certo che la Conferenza internazionale volta a stabilire una zona libera dalle armi di distruzione di massa nel Medio Oriente, concordata durante la Conferenza di revisione dell’NPT dell’anno scorso, avrà davvero luogo come programmato nel 2012, e ancor meno che porterà a un risultato. Ciò sottolinea il bisogno di un ulteriore impegno per creare le condizioni per il dialogo.
Una fase preparatoria per questa Conferenza potrebbe essere costituita da colloqui informali, relativi per esempio a una moratoria su qualunque incremento delle scorte di armi di distruzione di massa, incluse le armi nucleari. La cosa importante è sedersi allo stesso tavolo e iniziare a discutere, perché ciò fornirà l’opportunità di sviluppare una maggiore presa di coscienza di come le proprie politiche rappresentino o siano percepite una minaccia dagli altri.
Gli ostacoli nella costruzione di una conferenza sul Medio Oriente rendono ancora più essenziale il sostegno della comunità internazionale. Auspico che in particolare il Giappone, come paese che ha sperimentato l’uso delle armi nucleari in guerra e che si è attivamente adoperato per l’entrata in vigore del CTBT, spinga per la denuclearizzazione del nordest asiatico e per la creazione di condizioni favorevoli ai negoziati per un Medio Oriente libero da tutte le armi di distruzione di massa, incluse le armi nucleari. 
Da parte sua, la SGI continuerà a esibire la mostra Da una cultura di violenza a una cultura di pace: trasformare lo spirito umano in vari luoghi nel mondo, incluso il Medio Oriente, per sviluppare un movimento internazionale di opinione pubblica a favore di una pronta entrata in vigore del CTBT e dell’espansione di zone libere dalle armi nucleari. 
In questo contesto, chiedo l’adozione di accordi che vietino lo sviluppo di nuove armi nucleari o il loro miglioramento qualitativo. Tale questione è stata inizialmente proposta come punto centrale del dibattito alla Conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione dell’anno scorso, poi però è stata accantonata in seguito all’opposizione da parte degli stati dotati di armi nucleari. Il rifiuto di occuparsi di tale questione, tuttavia, minaccia di indebolire le basi sia del regime del NPT che del CTBT. 
Nel settembre del 2010 gli Stati Uniti hanno ripreso i test nucleari subcritici e hanno aumentato il budget per la modernizzazione delle armi nucleari e delle relative strutture. 
Simili azioni non solo complicano le prospettive per il CTBT, ma remano contro l’obiettivo di un mondo libero dalle armi nucleari. 
A questo proposito, vorrei caldamente suggerire che i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite diano seguito alla loro dichiarazione congiunta del 2008 di mantenere la loro moratoria sulla sperimentazione nucleare dichiarando la cessazione di qualunque modernizzazione delle armi nucleari.

Le recenti tensioni nella penisola coreana
Il 26 marzo 2010 la Cheonan, una nave da guerra sudcoreana di 1.200 tonnellate con centoquattro membri di equipaggio a bordo, affondò nelle acque al largo della costa occidentale della penisola coreana causando la morte di quarantasei marinai, dopo un’esplosione che distrusse la parte posteriore della nave. Anche se la causa dell’esplosione rimane sconosciuta, dal rapporto di una squadra multinazionale di investigatori risultò che esisteva una forte probabilità che la Cheonan fosse stata affondata da un siluro nord coreano. La Corea del Nord negò la responsabilità dell’attacco. Il 23 novembre quattro sudcoreani furono uccisi e diciannove rimasero feriti quando la Corea del Nord fece esplodere proiettili di artiglieria sull’isola di Yeonpyeong, in mano alla Corea del Sud, nei pressi del confine marittimo dei due paesi al largo della costa occidentale della penisola. La Corea del Sud rispose con fuoco di artiglieria, dando origine alla prima battaglia di artiglieria tra i due paesi dagli anni ’70.

Mettere al bando le armi nucleari

La terza impresa di cui vorrei discutere è la creazione di una Convenzione per le armi nucleari (NWC) che metta totalmente al bando questi ordigni di massacro indiscriminato. Si tratterebbe in effetti di una sorta di legge mondiale che riceve la sua autorità e legittimazione finale dall’espressa volontà dei popoli del mondo.
La dichiarazione finale della Conferenza di revisione del NPT dell’anno scorso «esprime […] profonda preoccupazione per le catastrofiche conseguenze umanitarie di qualunque uso di armi nucleari e riafferma la necessità che tutti gli stati ottemperino sempre alla legge internazionale pertinente, inclusa la legge umanitaria internazionale».43
Questa frase si fonda sui punti contenuti nel Parere consultivo della Corte internazionale di giustizia del 1996, ed è all’avanguardia perché propone la definitiva illegalità delle armi nucleari. Questo perché l’applicazione inflessibile del principio secondo cui non possono mai essere usate armi inumane eliminerà la possibilità di considerare le armi nucleari in qualche modo equivalenti ad altre armi, da usare quando richiesto dalle circostanze. Questa natura eccezionale delle armi nucleari era stata sottolineata anche dalla Corte internazionale di giustizia, il cui Parere consultivo richiede che «si prendano in considerazione le caratteristiche peculiari delle armi nucleari e in particolare la loro capacità distruttiva, la loro capacità di causare un’incalcolabile sofferenza umana e di arrecare danno alle generazioni future».44
Queste armi sono essenzialmente incompatibili con i principi della legge umanitaria internazionale, chiunque ne sia il possessore o qualunque ragione si adduca per il loro possesso. Questa è la consapevolezza che dobbiamo alimentare e diffondere. 
Più di cinquant’anni fa, nel 1957, il mio maestro e secondo presidente della Soka Gakkai Josei Toda (1900-58) pronunciò una dichiarazione in cui condannò le armi nucleari in quanto male assoluto, e richiese la loro messa al bando. Con quell’atto egli stava cercando di minare la logica di qualsiasi argomentazione ne giustificasse il possesso o l’uso. Toda si rendeva conto che le vittime finali della guerra sono le persone comuni, e in questo senso la distinzione tra nazione amica e nemica è priva di significato.
Come già sottolineato, Toda aveva coraggiosamente opposto resistenza al militarismo giapponese durante la seconda guerra mondiale e definì come suo più profondo desiderio «che la parola infelicità non venisse più usata per descrivere il mondo, una nazione o un singolo individuo».45 Egli si rendeva conto che una guerra intrapresa usando armi nucleari avrebbe inevitabilmente provocato un caos e una sofferenza inenarrabili ai cittadini di ogni nazione, in qualunque luogo nel mondo.
Egli fece questa dichiarazione al culmine della guerra fredda, un periodo in cui il mondo era nettamente diviso tra i blocchi orientale e occidentale. A quel tempo qualunque critica sulle armi nucleari tendeva a focalizzarsi esclusivamente su quelle del blocco opposto. Toda, invece, vedeva al di là di queste differenze ideologiche e politiche. Come buddista, rimase incrollabilmente dedito al valore universale della dignità della vita e condannò le armi nucleari in quanto oltraggio all’inalienabile diritto dell’umanità alla vita. 
Oggi ci troviamo a un punto di svolta. Abbiamo davanti a noi la possibilità di porre fine all’era delle armi nucleari grazie a un trattato che le vieti completamente. Non possiamo permetterci di perdere questa opportunità storica.
È davvero significativo che nella sua dichiarazione finale la Conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione abbia fatto riferimento, seppure indirettamente, a una Convenzione sulle armi nucleari (NWC), aprendo una strada che dovrebbe essere percorsa allo scopo di creare un mondo libero dalle armi nucleari. A questo fine, vorrei proporre la prima convocazione di una conferenza preparatoria alla Convenzione attraverso l’iniziativa congiunta di stati e organizzazioni non governative che chiedono la messa al bando delle armi nucleari. Anche se la partecipazione governativa sarà sulle prime limitata, dovrebbe essere data priorità alla creazione di una sede per i negoziati relativi al trattato. Il lavoro della conferenza dovrebbe concentrarsi sullo sviluppo di una chiara norma di divieto che non ammetta eccezioni e sulla definizione di un chiaro termine ultimo per la sua implementazione. Attraverso una convocazione regolare di tale conferenza e via via che altri governi e ONG si aggiungeranno, si aprirà la strada per avviare negoziati ufficiali.
L’anno scorso Malesia e Costarica hanno presentato una risoluzione all’Assemblea generale delle Nazioni Unite richiedendo l’inizio di negoziati per una Convenzione per le armi nucleari (NWC), risoluzione che è stata approvata con il sostegno di più di centotrenta stati, tra cui Cina, India, Pakistan e Corea del Nord. Questi segnali di un consenso crescente, tuttavia, non sono sufficienti per portare a compimento tale Convenzione e realizzare l’obiettivo di un mondo senza armi nucleari. 
Se la società civile globale riuscisse ad alzare la sua voce e a rafforzare la propria presenza, generando uno “spostamento tettonico” dell’opinione pubblica internazionale, diventerebbe una forza che nessun governo potrebbe ignorare. È necessario iniziare un processo che definisca la volontà della popolazione mondiale in una forma legale tangibile e vincolante. Questo è il chiaro obiettivo verso cui dovremmo muoverci. 
La legislazione derivante da un processo del genere avrebbe il mandato di ogni cittadino del mondo sia per quanto attiene alla sua costituzione che alla garanzia del suo adempimento. In questo senso una NWC rappresenterebbe una trasformazione qualitativa della legge internazionale che tradizionalmente regola le relazioni tra gli stati, e di fatto sarebbe una sorta di legge mondiale o globale.
Fino a oggi coloro che richiedono la messa al bando o l’abolizione delle armi nucleari hanno affrontato la questione da due diverse prospettive. La prima si concentra sulla natura inumana di tali ordigni, la seconda sui pericoli pratici che pongono, in particolare attraverso le nuove forme di proliferazione e accumulazione.
La Conferenza di revisione del NPT includeva tutte e due le prospettive; noi dovremmo riconoscere la legittimità di entrambe e cercare contemporaneamente di rafforzare la spinta verso un mondo senza armi nucleari.
Ma ora la cosa più importante è che sempre più persone si risveglino a un sentimento di indignazione personale per l’esistenza delle armi nucleari, e che di conseguenza siano spinte a esercitare una leadership che agisca concretamente per il cambiamento. Vorrei quindi proporre i punti seguenti come piattaforma sulla quale costruire la solidarietà popolare nel rifiuto delle armi nucleari:

1. Nessun paese e nessun governante ha il diritto di usare armi nucleari, che in un istante possono privare della vita e del futuro un numero incalcolabile di cittadini.
2. Le misure di sicurezza non si possono definire sulla base delle armi nucleari. Anche se non vengono usate, attraverso il loro sviluppo e la loro sperimentazione le armi nucleari hanno causato grave danno alla salute delle persone e all’ambiente naturale e, per il solo fatto di esistere, agiscono da costante stimolo per l’intensificazione e la proliferazione militare. 
3. Poiché indebolisce la capacità dell’umanità di coesistere in pace, noi rifiutiamo l’abito mentale che non pone limiti alle azioni che possono essere intraprese in nome della protezione della propria sicurezza, dei propri interessi e di quelli della nazione di appartenenza – un modo di pensare che si concretizza nel possesso delle armi nucleari. 
Queste tre affermazioni esprimono il principio umanitario nel senso più ampio – cioè il rifiuto di ricercare la propria felicità personale a spese degli altri – come anche l’obiettivo della sicurezza umana, cioè quello di proteggere la dignità della vita in qualunque circostanza.
Alla luce di questi principi, è chiaro che le armi nucleari rappresentano un male assoluto. Questo è il messaggio che la SGI si è impegnata ultimamente a portare a un pubblico sempre più ampio attraverso la mostraDa una cultura di violenza a una cultura di pace: trasformare lo spirito umano.
La minaccia posta dalle armi nucleari non è immediatamente visibile né sempre tangibile all’interno della realtà della vita quotidiana, e c’è la tendenza a considerarla come una semplice reliquia di un tragico passato.
Per infrangere il muro dell’apatia non è sufficiente rendere le persone consapevoli della natura disumana delle armi nucleari o della minaccia che rappresentano. Dobbiamo riconoscere l’irrazionalità e la crudeltà di vivere in un mondo oscurato dalle armi nucleari, distorto e dilaniato dalla violenza strutturale che esse incarnano.
In questo senso sono totalmente d’accordo con il sentimento espresso da Jayantha Dhanapala, presidente della Pugwash Conferences on Science and World Affairs46 ed ex Sottosegretario generale per le questioni del disarmo alle Nazioni Unite: «Il disarmo è principalmente un’impresa umanitaria per la protezione dei diritti umani delle persone e per la loro sopravvivenza. Dobbiamo considerare la campagna per il disarmo nucleare analoga a campagne come quelle contro la schiavitù, l’uguaglianza tra i sessi e l’abolizione del lavoro minorile».47
La cosa fondamentale è risvegliarci alla consapevolezza che la nostra coscienza di esseri umani non può permettere che il popolo di un qualunque paese cada vittima delle armi nucleari; ogni individuo deve esprimere il proprio rifiuto a continuare a vivere all’ombra della minaccia che esse rappresentano. Ognuno di noi deve prendere la personale decisione di costruire un nuovo mondo libero dalle armi nucleari. Il peso complessivo di simili scelte operate da singoli cittadini può essere la base e il fondamento per una Convenzione per le armi nucleari.
Da parte nostra, la SGI ha dato l’avvio nel 2007 al People’s Decade of Action for Nuclear Abolition (Decennio dei popoli di azione per l’abolizione del nucleare), in occasione del cinquantesimo anniversario dell’appello per l’abolizione delle armi nucleari del secondo presidente della Soka Gakkai Josei Toda, menzionato in precedenza. Per promuovere il Decennio abbiamo organizzato mostre e seminari e abbiamo collaborato con la Campagna internazionale di abolizione delle armi nucleari (ICAN) promossa dall’IPPNW (International Physicians for the Prevention of Nuclear War).48 Abbiamo anche avviato un progetto congiunto con l’agenzia di stampa Inter Press Service (IPS) per fornire una trattazione approfondita sulle questioni nucleari. 
Nel 2010, i giovani della Soka Gakkai in Giappone hanno raccolto più di 2,2 milioni di firme a sostegno di una Convenzione per le armi nucleari e le hanno presentate a rappresentanti del presidente della Conferenza di revisione del NPT e del Segretario Generale delle Nazioni Unite, mentre membri delle divisioni giovani e studenti della SGI hanno condotto in otto paesi un sondaggio sulle armi nucleari tra i loro coetanei. Entrambe queste azioni hanno ribadito ai funzionari delle Nazioni Unite e agli esperti di disarmo quanto i giovani siano impegnati in queste tematiche.
I tempi sono davvero maturi perché la società civile mondiale agisca in unità. La SGI continuerà a promuovere il Decennio dei popoli, con un’attenzione particolare alla nascita di una Convenzione per le armi nucleari. Con i nostri giovani membri alla guida siamo determinati a costruire un forte impulso in vista del 2015, settantesimo anniversario dei bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki, e verso un mondo libero dalle armi nucleari.

Note

41) Strategic Arms Reduction Treaty (START), trattato che prevede accordi internazionali tesi a limitare o a diminuire gli arsenali di armi di distruzione di massa.
42) I cosiddetti “Stati di cui all’Allegato 2” sono i quarantaquattro stati che hanno partecipato formalmente alla Conferenza sul disarmo del 1996, che possedevano all’epoca reattori nucleari o facevano ricerche per costruirli ma che devono ancora ratificare il Trattato affinché esso possa entrare in vigore.
43) Dichiarazione finale della Conferenza di revisione del NPT del 2010, Assemblea generale delle Nazioni Unite, “2010 Review Conference of the Parties to the Treaty on the Non-Proliferation of Nuclear Weapons Final Document” (Documento finale della Conferenza di revisione 2010 delle parti per il Trattato di non proliferazione delle armi nucleari), NPT/CONF.2010/50 (Vol. I), New York, http://www.un.org/ga/search/view_doc.asp?symbol=NPT/CONF.2010/50(VOL.I) (ultimo accesso marzo 2011), p. 19. 
44) ICJ (International Court of Justice), 1996, Legality of the Threat or Use of Nuclear Weapons (Legalità della minaccia o utilizzo delle armi nucleari), Advisory Opinion, ICJ Reports 1996, http://www.icj-cij.org/docket/files/95/7495.pdf (ultimo accesso marzo 2011), p. 244. 
45) Toda Josei zenshu (Opere complete di Josei Toda), 9 voll., Seikyo Shimbunsha, Tokyo, 1981-90, vol. 3, p. 290.
46) Il Movimento Pugwash (Pugwash Conferences on Science and World Affairs) è un’organizzazione non governativa con sede in Canada il cui scopo principale è quello di sostenere la compatibilità dello sviluppo scientifico con l’equilibrio geopolitico e pacifico internazionale. L’associazione ha ricevuto il Premio Nobel per la pace nel 1995. L’organizzazione prese il nome dal villaggio di pescatori di Pugwash nella Nuova Scozia dove nel 1957 si tenne il primo incontro per la sua fondazione. Lo spunto che permise la nascita delle Conferenze di Pugwash fu il manifesto redatto nel 1955 da Albert Einstein e Bertrand Russell per convincere i governanti del mondo a valutare l’impatto di una guerra atomica nei confronti dello sviluppo della civiltà umana.
47) Report Annuale del Global Security Institute, 2002,http://www.gsinstitute.org/gsi/pubs/gsi_ar_2002.pdf (ultimo accesso marzo 2011), p. 22.

 

tratto da: Daisaku Ikeda – “Verso un secolo di dignità per tutti: il trionfo della vita creativa” Proposta di Pace 2011