La necessità di risolvere il problema dello sviluppo di tecnologie nucleari nella Corea del nord

Il problema dello sviluppo nucleare della Corea del nord è un tema di scottante attualità per la Cina, la Corea e il Giappone. Dall’agosto del 2003, data di inizio delle consultazioni, sono stati organizzati, seppur in modo saltuario, cinque incontri tra i rappresentanti delegati di Stati Uniti, Corea del sud, Corea del nord, Cina, Giappone e Russia. Al termine del quarto incontro è stato trovato per la prima volta un accordo, redatto in una dichiarazione congiunta, per la soluzione del problema dello sviluppo di tecnologie nucleari nella Corea del nord. In questa dichiarazione è contenuto sia l’impegno da parte della Corea del nord di rinunciare completamente alle armi e ai progetti nucleari in corso e di rispettare le raccomandazioni relative alla sicurezza dell’AIEA (Agenzia internazionale per l’energia atomica), con immediato rientro all’interno del Trattato di non proliferazione (TNP), sia la conferma della volontà da parte degli Stati Uniti di non detenere armi nucleari di alcun genere nella penisola coreana e di non attaccare o invadere la Corea del nord con armi ordinarie o nucleari. Grazie a questa dichiarazione congiunta, i sei paesi sono finalmente riusciti a posizionarsi sulla griglia di partenza per la risoluzione di questo problema, ma attualmente si trovano di fronte alla fatica di compiere il primo passo. Infatti, non c’è ancora nulla di definito circa le procedure o il programma da seguire per portare la Corea del nord alla rinuncia del nucleare, né è stato stabilito un successivo sistema d’ispezione adeguato, questione che sarà certamente un urgente oggetto di discussione. Infatti, recentemente è balzata all’attenzione della comunità internazionale la questione dello sviluppo nucleare iraniano: se la comunità internazionale lasciasse perdurare lo stallo delle trattative con la Corea del nord, tale mancanza di presa di posizione comune potrebbe avere serie conseguenze anche in Iran.
Dopo un’attenta riflessione sulle modalità per condurre le consultazioni verso una fase operativa, vorrei far notare che, oltre ai vertici dei sei paesi, potrebbe essere utile invitare a una tavola rotonda anche i rappresentanti dell’ONU e dell’AIEA, in modo da aprire un dialogo capace di rimuovere gli ostacoli che rendono difficile la soluzione del problema. In una situazione del genere, infatti, un’intesa chiara tra i vertici internazionali avrebbe grande peso, e permetterebbe una presa di posizione che non consentirebbe a nessuno di fare marcia indietro. Portando avanti il dialogo sulla base dell’intesa raggiunta, e dando la precedenza all’individuazione di procedure concrete per una rinuncia completa del nucleare, nonché alla definizione di un efficace sistema di ispezione, potremmo cominciare a intravedere una via di soluzione. 
Se tale soluzione viene avviata sulla base dell’impiego non della forza militare ma del potere morbido basato sul dialogo e sulla fiducia, la ricerca di una soluzione attraverso il confronto tra i paesi vicini non solo porterà la sicurezza in Asia orientale, ma spianerà la strada verso la prevenzione della diffusione di armi di distruzione di massa anche nelle altre aree geografiche a rischio. È in quest’ottica che bisogna considerare il profondo significato contenuto nella dichiarazione congiunta dei sei paesi che cercano il modo di «promuovere la collaborazione nell’ambito della garanzia di sicurezza nel nord-est asiatico». Anch’io dichiaro da tempo che, poiché la consultazione tra i sei paesi rafforza la stabilità, sarebbe auspicabile estenderla fino a sviluppare un Forum per la costruzione della pace nell’intera area del nord-est asiatico. Spero anche vivamente che le scottanti questioni sorte nei rapporti tra Corea del nord e Giappone riguardo alle vittime dei rapimenti45e alla trattativa per la normalizzazione dei rapporti diplomatici traggano beneficio da questo clima di distensione generale e possano finalmente avere miglior esito.

Risvegliare l’opinione pubblica mondiale alla necessità di un completo disarmo nucleare

Per concludere, vorrei sottolineare l’importanza dell’educazione al disarmo nucleare come processo necessario per la trasformazione del tessuto sociale, affinché sia possibile operare il passaggio necessario da una cultura della guerra, basata sullo scontro e il conflitto, a una cultura della pace basata sulla cooperazione e sulla convivenza.
Nel 2005 ricorreva il sessantesimo anniversario dei bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki, ma purtroppo abbiamo perso due importanti occasioni per fare un grande passo in avanti verso il disarmo. Mi riferisco al fallimento della conferenza per la revisione del TNP (Trattato di non proliferazione) tenutasi a maggio, e al conseguente rinvio della menzione sulle armi nucleari nel documento conclusivo del vertice straordinario dell’ONU tenutosi a settembre. 
Nel corso di quella conferenza non si è riusciti a procedere con l’esame effettivo a causa del duro scontro di pareri tra coloro che ritengono questione prioritaria “il disarmo nucleare” e quanti invece antepongono la “non proliferazione delle armi nucleari”: la situazione è tanto degenerata da impedire persino la dichiarazione del presidente della conferenza, per non parlare del documento di accordo. Sfortunatamente questo conflitto di pareri non è stato risolto nemmeno in seguito, e di conseguenza il documento conclusivo del vertice straordinario dell’ONU è stato approvato cancellando la parte relativa alla dichiarazione sul disarmo e la non proliferazione.
Queste due importanti occasioni mancate gettano un’ombra sulla comunità internazionale, appesantita da tre scottanti questioni messe in evidenza da El Baradei, direttore generale dell’AIEA, a proposito delle armi nucleari: 1. la scoperta dell’esistenza di un mercato nero del nucleare; 2. l’aumento dei paesi decisi a ottenere la tecnologia per produrre materiali fissili utilizzabili anche per le armi nucleari; 3. la dichiarata ambizione da parte di alcuni gruppi terroristici di impossessarsi di armi di distruzione di massa. 
Vista l’attuale incertezza sulla questione degli armamenti nucleari, è chiaro che il tema del disarmo riveste un’importanza cruciale. È giunto il momento che sia i governi sia l’opinione pubblica mondiale comincino a dare la dovuta importanza a questo tema e intraprendano iniziative concrete. Bisogna riformare le norme operative e giuridiche internazionali e, a questo proposito, basilare sarà la revisione del TNP. Ma ancor di più occorre rafforzare la voce della gente che chiede il disarmo, educando le popolazioni del pianeta ai valori della pace anche attraverso una costante azione di sensibilizzazione e informazione, affinché si diffonda una reale conoscenza del problema. In concreto, è necessario promuovere la riforma della coscienza di ogni singolo individuo.
Anche all’interno dell’ONU, in questi ultimi anni è stata attribuita grandissima importanza al tema del disarmo, tanto che nel 2002 l’Assemblea generale ha adottato il risultato di una ricerca svolta da un gruppo di esperti sull’educazione al disarmo e alla non proliferazione delle armi nucleari.

Cittadini del mondo attenti agli interessi dell’umanità

Ritengo che per ottenere un’effettiva educazione al disarmo sia urgente riconsiderare il tema da più punti di vista, per poi riorganizzarsi e affrontarlo in maniera ottimale. 
Per aumentare la consapevolezza di questi problemi nell’opinione pubblica mondiale non basta lo sforzo degli addetti e degli esperti, ma è necessaria la partecipazione di tutti. Infatti, lo scopo finale non è il disarmo nucleare di per sé, ma un cambiamento di prospettiva e del modo di pensare, grazie al quale dovremmo arrivare a percepire che la realizzazione o meno della pace mondiale è un problema strettamente legato a ognuno di noi.
La pace non è solo assenza di guerre. Una vera società pacifica è quella in cui è possibile per ogni persona costruire una vita felice, dove ogni essere umano possa manifestare appieno le proprie potenzialità senza rischiare di subire minacce alla propria dignità.
Riguardo a questo punto, vorrei affermare l’importanza di stabilire l’educazione al disarmo, e il suo allargamento alla società civile, come elemento fondamentale del Decennio internazionale della cultura di pace e di nonviolenza per i bambini del mondo 2001-2010, quest’anno giunto al suo medio termine. Ciò porterebbe a un mutamento dell’asse da una “sovranità nazionale” a una “sovranità popolare”, riportando il movimento educativo a livello delle persone e creando le condizioni adatte per formare cittadini del mondo attenti soprattutto agli interessi dell’umanità e della Terra. 
Ciò significa che lo sviluppo dell’informazione sul disarmo nucleare diviene importante nella misura in cui favorisce la nascita in ogni persona di una cultura della pace e di una consapevolezza in base a cui agire. Una trasformazione profonda del cuore di ognuno di noi stimola la stessa trasformazione nel cuore delle persone che ci stanno vicino fino a creare una successione di onde verso la pace che influenzerà tutta la società e guiderà con forza l’opinione pubblica internazionale. 
Non c’è dubbio che questo “potere del popolo” accelererà gli sforzi a favore del disarmo e farà sbocciare una grande cultura di pace. 
Anche la Soka Gakkai Internazionale, oltre a impegnarsi attivamente nell’educazione delle coscienze attraverso varie iniziative, come ad esempio la mostra Costruire una cultura di pace per i bambini del mondo, l’anno scorso ha fondato due Centri per una cultura di pace a New York e a Los Angeles. L’anno prossimo ricorrerà anche il cinquantesimo anniversario della presentazione della Dichiarazione contro le armi nucleari da parte del secondo presidente della Soka Gakkai, Josei Toda. La Soka Gakkai Internazionale, nell’intento di portare l’educazione al disarmo al livello della gente comune, si muove incessantemente per creare onde che trasformino la “cultura della guerra” in una “cultura della pace”.

La convinzione di Joseph Rotblat

Non dimenticherò mai le parole che Joseph Rotblat, il presidente del Movimento Pugwash scomparso l’anno scorso, pronunciò in uno dei nostri incontri sul tema del mondo senza guerre e senza armi nucleari. Disse: «Se si lancia un sasso sulla superficie di un lago, si sprigiona sull’acqua una serie di cerchi concentrici che diventano sempre più larghi senza però scomparire completamente. Io penso che ogni persona abbia la capacità di creare questi cerchi sull’acqua. Noi abbiamo la capacità di cambiare le cose. Unendoci in forme associative come le Organizzazioni non governative (ONG) collegate con le Nazioni Unite, sicuramente abbiamo la capacità anche di influenzare le altre persone. Uniamoci e cambiamo il mondo! Forse ci vorrà del tempo, ma con un po’ di pazienza vedremo sicuramente la vittoria del popolo». 
Noi della Soka Gakkai Internazionale, basandoci sull’umanesimo buddista, abbiamo portato pace, cultura ed educazione in centonovanta paesi del mondo. La forza motrice di tutte queste attività è, come emerge dalle parole del professor Rotblat, la «solidarietà dei popoli risvegliati».
Vorrei avanzare ancora con coraggio e speranza nei prossimi cinque anni mirando al 2010, abbracciando le aspirazioni della gente di tutto il mondo e raccogliendo l’importante sfida per costruire la base di una società e di un pianeta in pacifica e armonica simbiosi.

Note

45) Alcuni giapponesi sono stati rapiti negli anni dai servizi segreti nordcoreani al fine di conoscere meglio la mentalità e la cultura giapponese per poi potersi più efficacemente infiltrare in Giappone.

tratto da: Daisaku Ikeda – “Verso l’epoca di un nuovo popolo. Il grande cammino della pace” Proposta di Pace 2006

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