RECIDERE GLI ARTIGLI DELL’IMPULSO DEMONIACO

Nel 1957 Toda condanna le armi nucleari come un “male assoluto” che minaccia il diritto di esistere dell’umanità. Egli sottolinea così l’importanza di combattere il male fondamentale che si nasconde nella profondità degli esseri umani, operando una trasformazione dell’impulso distruttivo presente in ognuno. Ma per operare questa trasformazione si deve sviluppare una concreta e vivida consapevolezza dell’esistenza degli altri

Vorrei ora esaminare l’appello del mio mentore Josei Toda per l’abolizione delle armi nucleari, che egli lanciò nel settembre del 1957 per lasciare un imperituro messaggio all’umanità. A quel tempo la guerra fredda si stava intensificando; gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica avevano intrapreso una corsa ai test atomici nel disperato sforzo di rendere le armi nucleari sempre più efficaci.
Toda fece la sua dichiarazione appena sette mesi prima di morire, durante una breve tregua della malattia che lo avrebbe portato alla morte. Per scrivere il testo della dichiarazione chiamò a raccolta ogni goccia della sua forza vitale, riversando tutto il suo essere in quello sforzo. La dichiarazione di Toda condanna le armi nucleari come un “male assoluto”, una minaccia al diritto collettivo di esistere dell’umanità, e affida ai giovani il compito di impegnarsi per la loro abolizione. «Oggi è sorto un movimento mondiale che invoca il bando degli esperimenti atomici. È mio desiderio spingermi oltre. Voglio mettere a nudo e recidere gli artigli nascosti nelle profondità di queste armi. Voglio dichiarare che chiunque utilizzi le armi nucleari, a qualunque paese appartenga, che sia tra i vincitori o tra i vinti, dovrebbe essere condannato a morte. La ragione è che noi, i cittadini del mondo, abbiamo l’inviolabile diritto di vivere. Chiunque minacci tale diritto è un demone, un Satana, un mostro» (ibidem, vol. 4, p. 565).
Il riferimento di Toda alla pena di morte intendeva mettere in evidenza l’inderogabile imperativo per i giovani di impegnarsi in una lotta spirituale assoluta per l’abolizione di queste armi apocalittiche e, di fatto, demoniache. Non dovrebbe perciò essere interpretato letteralmente. Piuttosto, Toda voleva sottolineare l’importanza di combattere ed eliminare il male fondamentale che si nasconde nella profondità della vita degli esseri umani. In termini buddisti questo male corrisponde all’impulso di manipolare e sfruttare gli altri a proprio vantaggio. È quest’impulso profondamente radicato che permette alle persone di usare, senza apparente scrupolo, armi che riducono istantaneamente in cenere un enorme numero di vite.
La dichiarazione di Toda cercava di smascherare la fallacia della teoria della deterrenza nucleare che veniva utilizzata per giustificare le armi nucleari come un male necessario. Questo forte ammonimento contro il totale disprezzo per la vita che giace al fondo di simili teorie mantiene ancora tutto il suo significato e il suo impatto. Oggi appare particolarmente rilevante che l’ammonimento di Toda, andando al di là delle ideologie politiche o militari, si concentri sulla più fondamentale dimensione della vita interiore dell’umanità.
L’inconsueta espressione “recidere gli artigli” dimostra una prospettiva, una perspicacia e una intuizione degne di nota. Essa indica la trasformazione della nostra vita interiore, dell’impulso distruttivo esistente in ognuno di noi. Per operare questa trasformazione dobbiamo sviluppare una concreta e vivida consapevolezza dell’esistenza degli altri e coltivare l’autocontrollo, la capacità di governare i nostri impulsi e i nostri desideri, nel contesto di tale consapevolezza. Questo, credo, è il vero significato dell’affermazione di Toda. In definitiva, ciò a cui vanno recisi gli artigli non è qualcosa di esterno a noi: la grandiosa e storica sfida di abolire le armi nucleari comincia con le azioni che intraprendiamo nell’interiorità della nostra stessa vita.
Dall’inizio della rivoluzione industriale, la civiltà moderna ha percorso una strada di progresso febbrile, sostenuto dagli strumenti del razionalismo scientifico. La forza propulsiva è stata il libero perseguimento dei desideri, l’illimitata inflazione dell’io superficiale. Nulla manifesta questo stato di cose più ferocemente delle armi nucleari, che incarnano la velleità di tenere la vita di tutti gli abitanti della Terra in ostaggio della volontà di predominio e degli interessi di sicurezza di determinati paesi. Esse sono il simbolo di una civiltà posta al servizio del desiderio, nata dalla fusione dello sviluppo tecnologico e degli scopi militari.
Come si può resistere a tutto ciò e trasformarlo? Credo che la chiave sia coltivare un’autentica consapevolezza degli altri, consapevolezza che a sua volta costituisce la base per lo sviluppo di virtù come la coscienza sociale e il senso civico.

[…]

DIRITTO UMANITARIO INTERNAZIONALE

Il Diritto umanitario internazionale (IHL: International Humanitarian Law) è il corpo di norme che, in tempo di guerra, protegge le persone che non partecipano o non stanno più partecipando alle ostilità. Il suo scopo centrale è limitare e prevenire le sofferenze umane nel corso di un conflitto armato. Le norme devono essere osservate non solo dai governi e dalle loro forze armate, ma anche dai gruppi armati di opposizione e da qualunque altro gruppo che prenda parte al conflitto. Le quattro Convenzioni di Ginevra del 1949 e i loro due Protocolli aggiuntivi del 1977 sono i principali strumenti del diritto umanitario internazionale. Tra gli ambiti coperti ci sono la protezione delle popolazioni civili e il trattamento dei feriti, dei malati e dei naufraghi, oltre quello dei prigionieri di guerra.

2. Disarmo nucleare e abolizione delle armi nucleari
Ora vorrei discutere le prospettive per la riduzione e la definitiva eliminazione degli arsenali atomici dal pianeta.
Nel dicembre del 2003 il governo dell’Iran ha firmato un protocollo aggiuntivo con l’Agenzia internazionale per l’energia atomica che garantisce agli ispettori dell’Agenzia un più ampio diritto di accesso. Nello stesso mese, la Libia ha concordato la dismissione dei suoi programmi di sviluppo e fabbricazione di armi di distruzione di massa, comprese le armi nucleari. Ha anche acconsentito a una immediata ispezione da parte di un team internazionale.
Se tali notizie rappresentano un enorme progresso nella non proliferazione nucleare, l’eliminazione totale della minaccia delle armi nucleari dal mondo resta purtroppo una prospettiva lontana. Sono convinto che per arrivare a una svolta duratura sia vitale spostare l’attenzione dalla non proliferazione – l’oggetto principale delle discussioni di questi ultimi anni – alla riduzione e alla finale abolizione.
Ovviamente, sostenere i regimi di non proliferazione resta un prerequisito per qualunque progresso verso il disarmo nucleare. È per questo che ho ripetutamente chiesto che entri in vigore il prima possibile il Trattato sulla messa al bando degli esperimenti nucleari (CTBT), il cui testo è stato definito nel 1996. All’interno del regime di verifiche del CTBT si sta sviluppando un sistema di monitoraggio internazionale, e si dice che una volta che esso diverrà pienamente operativo non sarà più possibile nascondere la realizzazione di test nucleari.

RATIFICA E VERIFICA DEL CTBT (COMPREHENSIVE TEST BAN TREATY)

Il CTBT (Trattato per la messa al bando degli esperimenti nucleari) mette al bando i test nucleari e qualunque altra esplosione nucleare in qualunque ambiente. Per entrare in vigore, il CTBT deve essere firmato e ratificato dai 44 stati che hanno formalmente partecipato ai lavori della sessione della Conferenza sul disarmo del 1966 e che possiedono reattori nucleari di potenza o di ricerca: questi stati sono chiamati gli stati Annex 2.
Fino ad ora, 41 dei 44 stati Annex 2 hanno firmato il CTBT e 32 lo hanno ratificato. I 9 stati Annex 2 che hanno firmato il trattato ma non lo hanno ratificato sono: Cina, Colombia, Congo, Egitto, Indonesia, Iran, Israele, Stati Uniti d’America e Vietnam. I 3 stati Annex 2 che non hanno né firmato né ratificato il trattato sono: India, Corea del Nord e Pakistan.

Il regime di verifica del CTBT è inteso a monitorare l’ottemperanza del Trattato e consiste di:
– un sistema di monitoraggio internazionale (IMS: International Monitoring System)
– un processo di consultazioni e chiarimenti
– ispezioni in loco
– misure di costruzione della fiducia
L’IMS comprende una rete di 16 laboratori e 321 stazioni di monitoraggio, di cui 83 erano operative entro la fine del 2003. Le stazioni monitorano il pianeta per cercare le eventuali prove di esplosioni nucleari in tutti gli ambienti. Il sistema usa quattro metodi di verifica: rilevazioni sismiche, idroacustiche e a infrasuoni per monitorare rispettivamente gli ambienti sotterraneo, subacqueo e atmosferico, e la rilevazione di radionuclidi per scoprire l’eventuale presenza di detriti radioattivi dovuti a esplosioni atmosferiche o rilasciati in seguito a esplosioni nucleari sotterranee o subacquee. Una volta divenute operative, le stazioni dello IMS, attraverso un’infrastruttura di comunicazione globale, trasmettono i dati al Centro dati internazionale, dove vengono analizzati.

Sono passati più di sette anni da quando è stato adottato il CTBT. Mentre il trattato langue in attesa di entrare in vigore, la paura della ripresa di test nucleari è cresciuta. L’anno scorso, per esempio, il governo degli Stati Uniti ha stanziato fondi per la ricerca sulle armi nucleari di bassa potenza capaci di penetrare il terreno.
Nel luglio del 2003 il CTBT è stato ratificato dall’Algeria, uno degli stati la cui ratifica era necessaria per l’entrata in vigore. L’opinione pubblica internazionale deve essere mobilitata per assicurare che i restanti dodici stati, compresi gli Stati Uniti, ratifichino il trattato il prima possibile.
Passando a un tema collegato, è necessario formalizzare in un sistema mondiale gli accordi dell’Assicurazione negativa di sicurezza con cui gli stati che possiedono armi nucleari si sono impegnati a non utilizzarle contro gli stati non nucleari.
Passi come questi, intrapresi con serietà, incarnano lo spirito di autocontrollo che, come ho già detto precedentemente, costituisce l’essenza del comportamento civile. Dimostrare questo spirito concretamente, in modo tale che i popoli di tutta la Terra possano capirlo e apprezzarlo, sarebbe il più potente deterrente contro la guerra e il terrorismo. Nulla sarebbe più utile per la creazione di un sistema stabile di non proliferazione; ciò promuoverebbe meglio la credibilità e l’efficacia dei trattati per il disarmo nucleare, nonché il buon fine degli impegni di vecchia data presi dagli stati nucleari.
L’obiettivo primario del Trattato di non proliferazione nucleare (NPT) è la prevenzione della diffusione delle armi nucleari. Non possiamo, tuttavia, trascurare il fatto che l’NPT ha più firmatari di ogni altro trattato sugli armamenti nucleari per la precisa ragione che il suo testo richiede specificamente alle nazioni nucleari di condurre negoziati in buona fede finalizzati all’eliminazione dei loro arsenali nucleari (Articolo VI).
Nel 1995, in occasione della decisione di estendere il trattato indefinitamente, sono stati adottati due documenti intitolati rispettivamente “Consolidare il processo di revisione del Trattato” e “Principi e obiettivi per la non proliferazione e il disarmo nucleare” (Strengthening of the United Nations: An Agenda for Further Change, Rapporto del Segretario generale. A/57/387. New York: United Nations. 9 Sett. 2002). Questo rafforzamento della struttura per il disarmo deve essere visto come una manifestazione della forte volontà della comunità internazionale.
Nella mia Proposta dello scorso anno ho suggerito che dal momento che il 2005 – anno in cui è fissata la prossima Conferenza per la revisione dell’NPT – segna il sessantesimo anniversario del bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki, venga indetta in quell’anno una sessione speciale dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite dedicata all’abolizione delle armi nucleari, alla quale partecipino i capi di stato e di governo. Ho anche caldeggiato la formazione di una nuova agenzia specializzata delle Nazioni Unite che abbia come proprio mandato l’esame della questione del disarmo nucleare.
Il documento finale adottato dalla Conferenza per la revisione dell’NPT del 2000 auspica una «inequivocabile iniziativa degli stati nucleari per realizzare la totale eliminazione dei loro arsenali nucleari» (2000 Review Conference of the Parties to the Treaties on the Non-Proliferation of Nuclear Weapons. Final Document. NPT/CONF.2000/28). Chiede anche «il più pronto e appropriato impegno di tutti gli stati nucleari nel processo verso la totale eliminazione dei loro arsenali nucleari». La gravità di questi impegni deve essere tenuta in mente e bisogna fare ogni sforzo per realizzarli.
Il primo passo deve essere che i cinque stati nucleari dichiarati – che sono anche i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza – adempiano le loro responsabilità verso tutti i firmatari dell’NPT iniziando negoziati in buona fede per raggiungere il disarmo nucleare. Sono convinto che l’accordo di questi cinque stati nel dare vita a negoziati in vista della Conferenza per la revisione dell’NPT del 2005, o della sessione speciale dell’Assemblea generale che sto proponendo, offrirebbe un’ancora di salvezza, una via per superare l’attuale impasse. Raccomando quindi con forza che questi paesi inizino a elaborare una concreta agenda per l’abolizione delle armi nucleari.
Vorrei infine anche accennare ai timori che la Corea del Nord stia sviluppando armamenti nucleari, timori che si sono intensificati da quando, nel dicembre 2002, il paese annunciò la decisione di riattivare i suoi apparati nucleari. Nell’agosto del 2003 a Pechino si sono svolti negoziati tra sei nazioni: Stati Uniti, Russia, Cina, Corea del Sud, Corea del Nord e Giappone.
Benché non sia stato fatto alcun progresso concreto, le parti hanno raggiunto il consenso su un certo numero di punti, elencati nella sintesi pubblicata dal paese ospitante, la Cina. La sintesi evidenzia la volontà comune di «risolvere il problema nucleare pacificamente attraverso il dialogo, mantenere la pace e la stabilità nella penisola coreana e aprire la strada per la pace permanente» e di «non intraprendere azioni, nel corso della risoluzione pacifica della questione, che possano originare una escalation» (MOFA, Ministero degli Affari Esteri del Giappone, “Six-Party Talks on North Korea Issues”).
La decisione di tenere ulteriori negoziati è stata rimandata, e sebbene nel gennaio di quest’anno la Corea del Nord sia arrivata ad accettare una delegazione americana non ufficiale e a permettere l’ispezione dei propri apparati nucleari, sostanzialmente si sono fatti pochi progressi. Per il Giappone, la questione del rapimento di cittadini giapponesi da parte di agenti segreti nordcoreani nel passato non può essere elusa o ignorata. Tuttavia, è importante che tutte le nazioni coinvolte abbiano un approccio positivo e creino delle strutture per il dialogo multilaterale che è finalmente iniziato, aderendo strettamente allo spirito espresso dalla sintesi del loro primo incontro.
Da parte mia, oltre che sperare in un prossimo inizio di una seconda fase di negoziati tra i sei paesi, credo che dovremmo aver cura di istituire una struttura formale per tali negoziati, come solido veicolo per la costruzione della fiducia nella penisola coreana e nel Nordest asiatico. Come obiettivo a lungo termine dovremmo mirare alla formazione di un organismo regionale – un’Unione del Nordest asiatico – con il più immediato obiettivo di creare una regione del Nordest asiatico denuclearizzata.

 

tratto da: Daisaku Ikeda “Trasformazione interiore: il movimento profondo che crea un’onda globale di pace”, Proposta di Pace 2004

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