Mettere fuori legge le armi nucleari

Le armi atomiche, come affermò Josei Toda nella sua dichiarazione del 1957, non possono in nessun caso essere accettate come male necessario, ma vanno considerate un male assoluto da rifiutare ed estirpare. Occorre dare forma concreta a un accordo legalmente vincolante per la proibizione e la messa al bando di tali ordigni, che esprima la coscienza condivisa dell’umanità

Ora vorrei suggerire alcune idee concrete per arrivare alla proibizione e all’abolizione degli armamenti nucleari.
L’incidente nucleare di Fukushima in un certo senso ricorda l’inquinamento radioattivo liberato dai test delle armi nucleari condotti a partire dagli anni ’50. Quest’anno cade il cinquantacinquesimo anniversario della dichiarazione per l’abolizione delle armi nucleari pronunciata dal secondo presidente della Soka Gakkai Josei Toda. Il retroterra storico di quella dichiarazione era la competizione sempre più accanita fra gli Stati nucleari per sviluppare armamenti sempre più grandi e potenti.
Toda affermò: «Sebbene nel mondo stia prendendo forma un movimento per la messa al bando degli esperimenti sulle armi atomiche o nucleari, è mio desiderio andare oltre, attaccare il problema alla radice. Voglio denudare e strappare gli artigli che si celano nelle estreme profondità di simili ordigni».57 Stava esprimendo la sua convinzione del fatto che, pur essendo ovviamente essenziale proibire i test nucleari, sarebbe stato impossibile giungere a una soluzione più radicale e profonda del problema se non fossero state messe in discussione le idee sulla sicurezza nazionale che davano per scontate le sofferenze e il sacrificio di un gran numero di cittadini comuni.
Prima di questa dichiarazione Toda aveva proposto l’idea di chikyu minzokushugi, che potremmo tradurre come “nazione globale” o “unità di fondo dei popoli del mondo”, e che corrisponde a quella che oggi chiamiamo “cittadinanza globale”.
Essa incarnava il suo rifiuto dell’idea che fosse ammissibile sacrificare in guerra un paese, una nazione o un popolo. Attraverso la solidarietà dei cittadini comuni Toda cercava di arrivare all’abolizione della guerra.
Questa era la motivazione della dichiarazione che pronunciò nel settembre 1957, solo sei mesi prima di morire. Concentrandosi sugli armamenti nucleari, mettendo a nudo e strappando gli “artigli” che si celano dentro di loro, cercava di eliminare quello che considerava “l’unico male”, l’impedimento fondamentale ai progressi su questo fronte. Egli inoltre espresse la speranza che a realizzare tale impresa sarebbero dovute essere le giovani generazioni.
Anche quando le armi nucleari non sono impiegate in un attacco vero e proprio, il processo con il quale vengono prodotte, testate e conservate produce pesanti danni e sofferenze sia agli esseri umani sia all’ambiente naturale, come dimostrò l’enorme danno prodotto dai test statunitensi della bomba a idrogeno nell’atollo di Bikini del marzo 1954 [vedi box p. 38], tre anni prima della dichiarazione di Toda. E anche la cessazione dei test non risolverebbe pienamente questi problemi, perché la decisione di possedere armi nucleari denota di per sé che si è disposti a sacrificare la vita di un gran numero di persone e la salute dell’ambiente globale in nome della sicurezza nazionale. Tale modo di pensare può giustificare qualsiasi cosa in ragione della necessità militare.
Le armi nucleari rappresentano l’incarnazione suprema di questa mentalità. Il Buddismo usa il termine “oscurità fondamentale della vita” per descrivere la sorgente più profonda dell’avidità, della collera e della stupidità, quelle spinte ingannevoli dell’animo umano dalle quali hanno origine la guerra e altre calamità. È da questo aspetto oscurato della natura umana che sorgono il disprezzo e l’odio verso gli altri e anche un atteggiamento crudele e spietato verso la vita. Anche riuscendo in qualche modo a evitare l’uso concreto delle armi nucleari, senza vincere questo impulso a non rispettare e a trascurare la vita è impossibile trasformare quel modo di pensare che produce l’infelicità e la sofferenza della guerra.
Questo era il punto che il presidente Toda cercava di sottolineare: le armi nucleari non possono, mai e poi mai, essere accettate come male necessario; vanno considerate un male assoluto da rifiutare, proibire ed estirpare.
L’aspetto della necessità militare fu una delle questioni che la Corte internazionale di giustizia (ICJ, International Court of Justice) non riuscì a risolvere nel suo storico Parere consultivo sulla legalità della minaccia o dell’uso delle armi nucleari (Advisory Opinion on the Legality of the Threat or Use of Nuclear Weapons) del 1996. Pur ritenendo che la minaccia o l’uso delle armi nucleari andassero considerati in linea generale illegali alla luce della Legge umanitaria internazionale, la ICJ stabilì che non era in grado di formulare un giudizio definitivo in merito a «circostanze estreme di autodifesa, nelle quali è a rischio la sopravvivenza stessa di uno Stato».58
L’accordo raggiunto all’unanimità dalla Conferenza degli Stati parti per la revisione del Trattato di non proliferazione nucleare (NPT) del 2010 può essere interpretato come un modo per colmare questa lacuna legale e rafforzare la tesi a favore dell’illegalità delle armi nucleari.
Per citare la delibera finale della Conferenza: «La Conferenza esprime profonda preoccupazione per le catastrofiche conseguenze umanitarie di qualunque uso di armi nucleari e riafferma la necessità che tutti gli Stati, in ogni occasione, ottemperino sempre alla legge internazionale pertinente, inclusa la Legge umanitaria internazionale».59
La frase «tutti gli stati, in ogni occasione» indica un obbligo legale che non ammette alcuna eccezione.
Nella mia Proposta per l’abolizione degli armamenti nucleari pubblicata nel settembre 2009 (cfr. BS, 138) lanciai un appello per la creazione di un movimento che manifestasse la volontà della popolazione mondiale di mettere fuori legge le armi nucleari. Tale movimento avrebbe stabilito e messo a punto entro il 2015 una norma internazionale in base alla quale una Convenzione sulle armi nucleari (NWC, Nuclear Weapons Convention) potesse formalmente mettere al bando questi ordigni di distruzione di massa.
L’accordo raggiunto dalla Conferenza di revisione del NPT del 2010 offre un’apertura di importanza cruciale in questo senso. Occorre affrettarsi a dare inizio al processo che renda tale accordo legalmente vincolante sotto forma di trattato.
In genere il processo con il quale si generano nuove norme internazionali attraversa tre fasi:
– le limitazioni della norma in vigore diventano evidenti e ci sono richieste per l’adozione di un nuovo approccio;
– la condivisione di tale necessità si diffonde, dando impulso a una “cascata” di governi che sostengono la nuova norma;
– la nuova norma è ampiamente accettata dalla comunità internazionale, viene formalizzata e ottiene un’espressione istituzionale come strumento legalmente vincolante.
Credo che per quanto riguarda la proibizione degli armamenti nucleari ci troviamo attualmente a un punto di svolta, all’inizio del secondo stadio e appena prima dell’inizio della “cascata”. Questa mia opinione è supportata dai seguenti recenti sviluppi:
– L’iniziativa della società civile, nel 1997, di redigere un modello di Convenzione sulle armi nucleari è stata seguita da una sua bozza rivista nel 2007, a dimostrazione che il processo di revisione delle misure legali necessarie per realizzare la proibizione e l’abolizione delle armi nucleari è già ben avviato.
– Dal 1996 la Malesia e altri Stati propongono annualmente, all’Assemblea Generale dell’ONU, una risoluzione in cui si chiede l’avvio di negoziati per una Convenzione sulle armi nucleari. Il supporto degli Stati membri a questa risoluzione ha continuato a crescere e l’anno scorso erano centotrenta le nazioni sostenitrici, fra cui Cina, India, Pakistan, Corea del Nord e Iran.
– Nel 2008 il Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon ha proposto negoziati per una Convenzione sulle armi nucleari e per un insieme di strumenti separati mutuamente rinforzanti.
– La Conferenza per la Revisione del NPT del 2010 ha citato questa proposta nel suo documento finale, adottato con il consenso unanime di tutti i partecipanti.
– Anche l’Unione interparlamentare (IPU, Inter-Parliamentary Union), alla quale appartengono centocinquantanove paesi fra cui Russia, Gran Bretagna, Francia e Cina, ha espresso all’unanimità il suo sostegno a questa proposta.
– I Sindaci per la pace (Mayors for Peace), a cui appartengono più di cinquemilacento città e municipalità di tutto il mondo, sta cercando attivamente di dare avvio a pre-negoziati in vista di una Convenzione sulle armi nucleari. Anche l’InterAction Council, un gruppo composto da ex capi di Stato e di governo, ha auspicato che venga stipulata una Convenzione di questo tipo.
– Nel settembre 2009 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha tenuto una speciale sessione del summit nella quale è stata adottata la Risoluzione del consiglio di sicurezza 1887 che si impegna a realizzare iniziative miranti a creare le condizioni per un mondo senza armi nucleari.
– Il peggioramento della situazione del bilancio di vari paesi in conseguenza dell’attuale crisi economica ha indotto un serio ripensamento riguardo alle spese militari anche negli Stati detentori di armi nucleari, dove finalmente sono stati messi in discussione i costi di tali armamenti.
È chiaro che di per sé nessuno di questi sviluppi rappresenta un passo avanti decisivo, ma sono convinto che nel loro complesso essi costituiscano una spinta coerente e irreversibile verso l’obiettivo di un mondo finalmente libero dalle armi nucleari. Il ruolo trainante svolto dalla società civile nella stesura di una bozza di Convenzione sulle armi nucleari, e nell’impegno attivo per l’avvio di negoziati attraverso petizioni e altre iniziative, dimostra che la sorgente spirituale e normativa in grado di generare un tale trattato esiste come presenza vitale nel cuore e nella mente dei cittadini del mondo.
Ciò che occorre adesso è prendere questa consapevolezza viva e vitale – la determinazione che la tragedia provocata dalle armi nucleari non dovrà mai più ripetersi e che umanità e armi nulceari non possono coesistere – e darle forma concreta con un accordo legalmente vincolante che esprima la coscienza condivisa dell’umanità.

IL TEST STATUNITENSE SUGLI ARMAMENTI NUCLEARI NELL’ATOLLO DI BIKINI
Nell’atollo di Bikini, una delle isole Marshall, il primo marzo 1954 fu fatto esplodere dagli Stati Uniti il dispositivo nucleare più potente mai testato fino ad allora: una bomba a idrogeno circa mille volte più potente della bomba atomica sganciata su Hiroshima. Il fall-out radioattivo contaminò un’area di oceano ampia più di settemila miglia marine quadrate che comprendeva anche alcune isole abitate i cui residenti subirono gravi conseguenze per la salute a breve e a lungo termine a causa dell’esposizione alle radiazioni. Fra le persone contaminate vi furono anche i ventitré uomini dell’equipaggio della Lucky Dragon n. 5, una barca da pesca giapponese che operava nelle vicinanze, e ciò accese le proteste a livello globale contro i test nucleari. L’atollo di Bikini è tuttora inabitabile a causa della presenza di radionuclidi negli alimenti prodotti localmente.

Allargare la compagine sociale antinucleare

Dobbiamo dare avvio a negoziati concreti per realizzare una Convenzione sulle armi nucleari stabilendo un quadro per l’abolizione di tali armi in condizioni di sicurezza fisica e psicologica. Ciò permetterà agli Stati di diminuire i contrasti e fare passi concreti verso una mutua riduzione delle minacce. Per arrivare a questo occorre che un gran numero di persone in tutto il mondo capiscaquanto la presenza di arsenali atomici incida direttamente sulla loro dignità umana e su quella dei loro discendenti

Occorre un forte impegno per dare inizio a un processo a cascata che porti alla realizzazione di una Convenzione sulle armi nucleari. A tale fine sono convinto che per indirizzare l’attenzione e la volontà della popolazione mondiale, soprattutto dei giovani, verso lo scopo di un mondo senza armi nucleari, ci si debba focalizzare oltre che sullo spirito della Legge umanitaria internazionale anche sui principi dei diritti umani e della sostenibilità. Ritengo infatti che concentrarsi sui diritti umani e sulla sostenibilità chiarisca quanto sia inaccettabile il peso del mantenimento di politiche di sicurezza basate sugli armamenti nucleari – che questi vengano usati o meno – che grava sulla generazione presente e su quelle future.
La Convenzione internazionale sui diritti civili e politici del 1966 è uno dei documenti fondamentali che garantiscono i diritti umani a livello globale. Nel 1984 il Comitato per i diritti umani, con mandato di supervisione per l’applicazione della Convenzione, pubblicò un Commento generale che conteneva le seguenti dichiarazioni: «È evidente che progettare, testare, costruire, possedere e schierare armi nucleari costituisce una fra le più gravi minacce al diritto alla vita che l’umanità si trova di fronte attualmente…».
«Inoltre l’esistenza stessa e la gravità di questa minaccia genera un clima di sospetto e paura fra gli Stati, che è di per sé opposto alla promozione del rispetto universale e dell’osservanza dei diritti umani e delle libertà fondamentali in accordo con la Carta delle Nazioni Unite e la Convenzione internazionale sui diritti umani».60
Finché continueranno a esistere le armi nucleari persisterà anche la tentazione di minacciare gli altri con la supremazia della propria forza militare. Ciò produce un circolo vizioso nel quale la minaccia genera insicurezza, che a sua volta alimenta un’ulteriore espansione della capacità militare e di fatto incoraggia la proliferazione delle armi nucleari. L’impatto destabilizzante sul nostro mondo è stato ed è incalcolabile.
Siamo ora costretti a riflettere sulla portata dei miglioramenti e degli ampliamenti del benessere e delle opportunità educative che sarebbero stati possibili se l’enorme quantità di risorse materiali e umane impiegate per la produzione di armi nucleari e convenzionali fosse stata diretta a proteggere la vita umana, i mezzi di sussistenza e la dignità.
La natura del mondo in cui viviamo fu oggetto di un’incisiva critica da parte di Bertrand Russell (1872-1970), il filosofo noto, fra l’altro, per aver redatto nel 1955 insieme ad Albert Einstein (1879-1955) un appello per l’abolizione della guerra e l’eliminazione delle armi nucleari: «Il nostro mondo ha generato uno strano concetto di sicurezza e un perverso senso della moralità. Le armi sono conservate come tesori mentre i bambini sono esposti all’incenerimento».61
Spinto dal desiderio pressante di ribaltare quella situazione crudele e assurda denunciata da Russell, nella proposta che scrissi nel 2010 sostenni che, se si voleva applicare lo spirito dell’articolo 26 della Carta dell’ONU, il perseguimento del disarmo era un imperativo umanitario.
Inoltre, dal punto di vista della sostenibilità, cito Jakob Kellenberger, presidente del Comitato internazionale della Croce Rossa, che nell’aprile del 2010 ha pubblicato il seguente monito: «Le armi nucleari sono uniche per il loro potere distruttivo, per l’indicibile sofferenza umana che causano, per l’impossibilità di controllarne gli effetti nello spazio e nel tempo, per il rischio di escalation che creano e per la minaccia che rappresentano per l’ambiente, le generazioni future e la sopravvivenza stessa dell’umanità».62
È un avvertimento urgente, che riguarda la natura disumana delle armi nucleari e la minaccia che esse rappresentano per la sostenibilità. Un messaggio che gli Stati detentori di armi nucleari devono ascoltare, insieme all’appello per l’eliminazione delle armi nucleari contenuto nella risoluzione adottata dal Consiglio dei delegati del movimento internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa nel novembre 2011.
Il nostro mondo continua a essere minacciato da più di ventimila testate nucleari. Ciò rappresenta la capacità di uccidere o ferire gravemente tutti i popoli della Terra e la loro progenie, e di distruggere l’ecosistema globale più e più volte. Ci chiediamo cosa esattamente si stia proteggendo con questa inimmaginabile capacità distruttiva. Se anche una piccola parte della popolazione di una delle nazioni combattenti dovesse sopravvivere, ciò che la attenderebbe non potrebbe essere certo chiamato futuro.
Aggiungendo alle motivazioni già espresse dalla Legge umanitaria internazionale le considerazioni relative ai diritti umani e alla sostenibilità – questioni universali che impattano su ogni essere umano vivente – possiamo allargare notevolmente i gruppi sociali attivi che stanno lavorando per un mondo senza armi nucleari.
In particolare, spero che un’enfasi su tali aspetti possa indurre un mutamento nel modo di pensare dei cittadini degli Stati detentori di armi nucleari e dei paesi i cui popoli hanno vissuto sotto l’ombrello della “deterrenza allargata” offerta da questi Stati. È determinante che arrivino a comprendere come il proseguimento delle politiche di detenzione di armi nucleari e di deterrenza rappresenti una grave violazione dei loro stessi diritti umani e una minaccia alle prospettive di un futuro sostenibile.
Dobbiamo dare avvio a negoziati concreti che culminino nella realizzazione di una Convenzione sulle armi nucleari. Un modo per farlo potrebbe essere presentare tale Convenzione come un trattato base che istituisca il quadro legale di un mondo libero dagli armamenti nucleari, accompagnato da un insieme di protocolli a esso associati. Il trattato base permetterebbe agli Stati firmatari di assumere un impegno chiaro per un mondo senza armi nucleari alla luce degli imperativi della Legge umanitaria internazionale, dei diritti umani e della sostenibilità, e di impegnarsi a evitare qualsiasi azione che comprometta la realizzazione di tale scopo o contrasti con tale principio. I protocolli separati potrebbero elencare attività vietate come lo sviluppo e la produzione di armi nucleari, il loro uso o minaccia di uso, e stabilire procedure di smantellamento e verifica.
Il punto chiave di questa proposta è stabilire un quadro che permetta a tutti i paesi di lavorare per l’impresa globale e comune a tutta l’umanità, l’abolizione delle armi nucleari, in condizioni di sicurezza fisica e psicologica.
Credo che questa formula possa far sì che gli Stati guardino oltre la loro attuale posizione sul nucleare e avanzino insieme verso lo scopo comune di un mondo libero dalle armi nucleari. Questo trattato renderebbe più facile, agli Stati che vi aderiscono, diminuire i contrasti e fare passi concreti verso una mutua riduzione delle minacce, mirando a raggiungere lo scopo che hanno concordato insieme.
Il quadro che sto proponendo potrebbe diventare la tabella di marcia per una transizione strutturale dalla minaccia reciproca alla garanzia di sicurezza reciproca. Anche nel caso in cui non fossero ratificati immediatamente i protocolli che porterebbero il trattato alla fase successiva di applicazione, si potrebbe prevenire la situazione attualmente prevalente caratterizzata da una grave mancanza di trasparenza e dalla minaccia di una proliferazione potenzialmente incontrollata. In sostituzione di tali misure si potrebbe istituire una moratoria delle armi nucleari basata su una chiara visione generale e normativa rivolta al futuro.
È essenziale che i preparativi di tutto ciò abbiano inizio il prima possibile. Le ONG e i governi più lungimiranti dovrebbero costituire un gruppo che si faccia carico di questa iniziativa, che chiamerei provvisoriamente “Gruppo di azione per una Convenzione sulle armi nucleari”. La SGI è pronta ad assumere un ruolo attivo in questo processo.
Contemporaneamente alla preparazione della bozza-quadro del trattato base e allo sviluppo dei vari protocolli, sarà importante mobilitare globalmente l’opinione pubblica – spinta dall’energia e dalla passione dei giovani – per raccogliere il sostegno di un numero sempre maggiore di governi.
Sarei felice che una bozza-quadro concordata di questo trattato base per la proibizione e l’abolizione delle armi nucleari fosse stabilita, o ancor meglio firmata, entro il 2015, e propongo come sedi Hiroshima e Nagasaki.
Da diverso tempo ho esortato la comunità internazionale a convocare un vertice per l’abolizione delle armi nucleari che segni veramente il termine dell’era nucleare, da tenere a Hiroshima e Nagasaki in occasione del settantesimo anniversario del bombardamento di queste città con la partecipazione di leader nazionali e rappresentanti della società civile di tutto il mondo. E ho fatto notare che la Conferenza per la Revisione del NPT, prevista per il 2015, può costituire una buona opportunità per realizzare questo incontro.
Fino a oggi tutte le Conferenze di revisione del NPT si sono tenute a New York o a Ginevra, e ci sono difficoltà logistiche e di altro genere per un cambiamento di sede. Ma sia che assuma la forma di un vertice per l’abolizione del nucleare, sia che assuma quella di una sessione della Conferenza per la revisione del NPT, sono convinto che organizzare una simile riunione nei luoghi in cui furono fisicamente sganciate le bombe atomiche contribuirebbe a rinnovare la promessa di tutti i partecipanti – a partire dai capi di Stato e di governo presenti – di realizzare un mondo libero dalla minaccia delle armi nucleari, e a consolidare e rendere irreversibile la spinta verso questo scopo.
Negli ultimi anni l’ex segretario della Difesa USA William J. Perry, insieme all’ex segretario di stato Henry Kissinger e ad altri leader, ha pronunciato ripetuti appelli per un mondo libero dalle armi nucleari. E ha descritto così l’impressione ricevuta dalla sua visita alla Cupola della bomba atomica e al Peace Memorial Museum di Hiroshima: «Le orribili immagini delle conseguenze dei bombardamenti atomici sono adesso impresse indelebilmente nella mia mente. Ovviamente credevo di aver compreso già gli orrori delle armi nucleari. Ma vedere e sentire concretamente il terribile dolore creato da tali armi attraverso queste immagini ha reso più intensa la mia comprensione del loro enorme potere e della tragedia che possono scatenare. Questa esperienza ha rafforzato la mia determinazione che queste armi non devono mai più essere usate in alcun luogo della Terra».63 Chiunque visiti Hiroshima avrà una reazione diversa, ma sono sicuro che ognuno ne sarà toccato in maniera significativa.
In ultima analisi l’unico modo per uscire dall’attuale impasse, in cui la proliferazione continua senza sosta e lo scenario terrificante di un effettivo impiego di queste armi rimane una possibilità, è far sì che un gran numero di persone in tutto il mondo capisca che questo problema incide direttamente sulla loro vita, sulla loro dignità umana e su quella dei loro figli e dei loro nipoti.
Nel 2007, per commemorare il cinquantesimo anniversario dell’appello per l’abolizione delle armi nucleari del mio maestro Josei Toda, la SGI lanciò il Decennio delle persone comuni per l’abolizione del nucleare (People’s Decade for Nuclear Abolition), allo scopo di radunare e concentrare le voci delle persone di tutto il mondo. La mostra contro le armi nucleari Da una cultura di violenza a una cultura di pace: trasformare lo spirito umano, creata come parte di questa campagna, è fino a oggi stata esposta in più di duecentoventi città di tutto il mondo.
Oltre a ciò la SGI sta collaborando alla Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari (ICAN, International Campaign fot the Abolition of Nuclear Weapons) organizzata dall’associazione internazionale dei medici professionisti per la prevenzione della guerra nucleare (IPPNW, International Physicians for the Prevention of Nuclear War) per generare una solidarietà popolare a livello mondiale verso l’adozione di una Convenzione sulle armi nucleari; sta anche lavorando insieme all’agenzia di stampa Inter Press Service (IPS) in un progetto congiunto internazionale per promuovere la ricerca di proposte e idee per un mondo senza armi nucleari.
L’Istituto Toda per la pace globale e la ricerca politica, che ho fondato nel 1996, darà inizio a un progetto di ricerca a sostegno del movimento globale per l’espansione delle zone denuclearizzate (NWFZ, Nuclear-Weapon-Free Zones) come approccio locale verso la realizzazione di un mondo senza armi nucleari.
Sento sempre nel mio cuore le parole che disse il mio maestro più di mezzo secolo fa: «Chiedo a coloro che si considerano miei studenti e discepoli di ereditare lo spirito della dichiarazione che ho pronunciato oggi, e di far conoscere il suo contenuto in tutto il mondo».64
Lavorando al fianco dei giovani della SGI sono determinato ad adempiere al voto che feci al mio maestro di far sì che tutte le persone possano realizzare, grazie al loro impegno personale, un mondo senza armi nucleari. Nell’assumerci questa sfida senza precedenti, siamo decisi a collaborare con tutti coloro che condividono questa aspirazione e questo obiettivo.

Un voto condiviso

Non c’è forza più grande per risolvere le difficili questioni discusse in questa e in tutte le altre mie Proposte di pace che approfondire il senso di solidarietà fra tutti gli abitanti della Terra. Attivando la nostra energia di cittadini del mondo dal potenziale illimitato, si aprirà la strada

Nella presente proposta ho esaminato varie sfide con le quali misurarci, come la prevenzione e l’attenuazione dei disastri, la protezione dell’integrità dell’ambiente globale e la diminuzione della povertà, l’abolizione delle armi nucleari, offrendo idee concrete per la loro risoluzione. Nessuno di questi problemi può essere risolto da un giorno all’altro o senza un grande sforzo, ma sono convinto che concentrando l’attenzione e attivando l’energia dei comuni cittadini del mondo, ciascuno dei quali ha in sé un potenziale veramente illimitato, sicuramente si aprirà una strada.
Sessant’anni fa il mio maestro fece un appello a tutti gli abitanti del pianeta affinché si considerassero cittadini globali; cinque anni dopo pronunciò la dichiarazione a cui ho fatto riferimento qui, insistendo sulla necessità di proibire e abolire tutte le armi nucleari. Era fermamente convinto che oggi dobbiamo comportarci in modo da servire gli interessi degli esseri umani che vivranno fra cento o duecento anni.
Le parole piene di passione che mi comunicò e mi trasmise come suo discepolo sono state una inesauribile fonte di ispirazione, un voto che condivido e sono deciso a realizzare: «Non soltanto devi fare proposte concrete per la pace dell’umanità, devi anche lavorare in prima persona perché siano messe in pratica. E anche se non saranno pienamente o immediatamente accettate, saranno una “scintilla” dalla quale alla fine scaturirà un movimento per la pace simile a un grande fuoco. Le teorie che non si basano sulla realtà rimarranno sempre un futile esercizio. Le proposte concrete offrono la cornice per la trasformazione della realtà e possono servire a proteggere gli interessi dell’umanità».
Le Proposte di pace che ho continuato a scrivere ogni anno, dal 1983 a oggi, rappresentano lo sforzo per adempiere alla mia personale promessa al mio maestro.
Sono convinto che non vi sia forza più grande, per risolvere le difficili questioni discusse in questa e in tutte le mie Proposte, che approfondire il senso di solidarietà fra le persone di tutto il mondo. A tal fine io e i miei compagni di fede della SGI in centonovantadue aree e nazioni del mondo ci impegniamo, giorno dopo giorno, a cercare di accendere col dialogo una scintilla in grado di generare la fiamma del coraggio e della speranza.
La lotta per la pace – come quella per i diritti umani e per l’umanità – non è una di quelle imprese in cui una volta raggiunta la vetta della montagna si riesce a vedere l’obiettivo finale. Va piuttosto pensata come la creazione di un flusso ininterrotto e inarrestabile di impegno che colleghi una generazione a quella successiva, tramandandosi dall’una all’altra. Questa è la convinzione che ha sostenuto i nostri sforzi per costruire un futuro migliore per tutti.
Con questa ardente convinzione continueremo a promuovere un movimento di empowerment, un movimento per le persone e con le persone, che getti le fondamenta di una società globale di pace e coesistenza armoniosa.

Note

57) J. Toda, op. cit., vol. 4, p. 565; BS, 138, 40.
58) ICJ, The Legality of the Threat or Use of Nuclear Weapons, Advisory Opinion I. C. J. Reports 1996, p. 266, http://www.icj-cij.org/docket/files/95/7495.pdf (ultimo accesso 20 dicembre 2011).
59) Assemblea Generale dell’ONU, 2010 Review Conference of the Parties to the Treaty on the Non-Proliferation of Nuclear Weapons: Final Document, NPT/CONF.2010/50, vol. 1, p. 19, New York, http://www.un.org/ga/search/view_doc.asp?symbol=NPT/CONF.2010/50 (VOL.I) (ultimo accesso 1 dicembre 2011).
60) UNHCR, CCPR General Comment No. 14: Article 6 (Right to Life) Nuclear Weapons and the Right to Life (Armi nucleari e diritto alla vita), 9 novembre 1984, http://www.unhcr.org/refworld/docid/453883f911.html (ultimo accesso 20 dicembre 2011).
61) Citato in I. Abrams, The Words of Peace: Selections from the Speeches of the Winners of the Nobel Peace Prize (Le parole della pace: selezione dai discorsi dei premi Nobel per la pace), Newmarket Press, New York, 2008, p. 81.
62) J. Kellenberger, Bringing the Era of Nuclear Weapons to an End: Statement by Jakob Kellenberger, President of the ICRC, to the Geneva Diplomatic Corps (Far terminare l’era delle armi nucleari: dichiarazione di…), Ginevra, 20 aprile 2010, http://www.icrc.org/eng/resources/documents/statement/nuclear-weapons-statement-200410.htm (ultimo accesso 20 dicembre 2011).
63) W. J. Perry, Kakunakisekai o motomete (Alla ricerca di un mondo non nucleare), trad. di Tsuyoshi Sunohara, Nihon Keizai Shuppansha, Tokyo, 2011, p. 175.
64) Toda, op. cit., vol. 4, p. 565.

tratto da: Daisaku Ikeda – “Sicurezza umana e sostenibilità: condividere un profondo rispetto per la dignità della vita” Proposta di Pace 2012

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