di Daisaku Ikeda – Come ogni 26 gennaio (anniversario della fondazione della Soka Gakkai internazionale), anche quest’anno Daisaku Ikeda ha inviato alle Nazioni Unite la sua proposta di pace.

Come redazione di Senzatomica riportiamo nel seguito una selezione di brani che mettono in luce il tema del disarmo nucleare all’interno della proposta.

 

INTRODUZIONE

Il mondo odierno si trova di fronte a un insieme complesso di crisi incombenti senza precedenti nella storia dell’umanità. Oltre all’incidenza di eventi meteorologici estremi in crescita di anno in anno, che riflette l’aggravarsi del problema del cambiamento climatico, l’attacco della nuova pandemia da Coronavirus (Covid-19) continua a minare la stabilità economica e sociale in tutto il mondo.

Ho usato l’espressione “senza precedenti” per riferirmi non solo ai piani stratificati e interconnessi della crisi che stiamo vivendo oggi. Nel corso della sua lunga storia l’umanità ha dovuto affrontare vari tipi di sfide, ma non si era mai trovata di fronte a una situazione in cui ogni angolo del mondo è stato colpito simultaneamente: sono minacciati la vita, i mezzi di sussistenza e la dignità di persone di ogni paese, che si ritrovano improvvisamente ad avere estremo bisogno di assistenza immediata.

Stando ai dati del 25 gennaio 2021, il numero di persone contagiate dal Covid-19 ha superato i 99 milioni e i morti ammontano a oltre 2,12 milioni.1 In poco meno di un anno il numero di decessi causati dal Covid-19 ha superato abbondantemente il numero totale di vittime provocate dai maggiori disastri naturali degli ultimi vent’anni.2 È inimmaginabile il dolore provato da chi ha perso i propri cari in maniera così imprevista, un dolore acuito dal fatto che, a causa delle misure per prevenire la diffusione del virus, a tante di quelle vittime è stato impedito di trascorrere i loro ultimi momenti a fianco dei familiari. All’intensità di questa perdita, che ha privato le persone perfino della possibilità di dare un ultimo saluto ai loro cari, si sovrappone la crisi che ha colpito le attività economiche, provocando un’ondata di fallimenti e disoccupazione che ha ridotto in povertà un gran numero di persone.

Tuttavia, sebbene le nubi oscure di tale crisi continuino ad avvolgere il mondo, il processo verso la costruzione di una società globale impegnata per la pace e i valori umani non si è fermato: il Trattato per la proibizione delle armi nucleari (Tpnw) è entrato in vigore il 22 gennaio scorso; 187 Stati membri dell’International Labour Organization (Ilo, Organizzazione Internazionale del Lavoro) hanno universalmente ratificato una convenzione che mette fuori legge le peggiori forme di lavoro minorile; in Africa è stata eradicata la poliomielite selvaggia.

Ognuno di tali risultati ha un grande valore, in un momento in cui la comunità mondiale mira a realizzare entro il 2030 gli Obiettivi per lo sviluppo sostenibile (Sdg, Sustainable Development Goals) stabiliti dall’Onu. Questi successi sono una chiara espressione dell’illimitata capacità umana di superare gli ostacoli e scrivere una nuova storia. Ciò è particolarmente vero nel caso del Trattato per la proibizione delle armi nucleari che il 24 ottobre scorso, Giorno delle Nazioni Unite, ha raggiunto le condizioni necessarie all’entrata in vigore. Il trattato traccia un percorso chiaro verso la realizzazione del tanto agognato scopo dell’abolizione delle armi nucleari, una questione che l’Onu affrontò già nel 1946, un anno dopo la sua fondazione, nella primissima risoluzione adottata dall’Assemblea generale, e che da allora è rimasta in sospeso.

Nel settembre 1957, durante la guerra fredda, mentre la corsa alle armi nucleari accelerava il secondo presidente della Soka Gakkai Josei Toda (1900-1958) pronunciò una dichiarazione per l’abolizione delle armi nucleari. Ispirata da tale appello, la nostra organizzazione si è adoperata per la proibizione totale di tali armamenti e per far sì che essa diventi una norma legale che regola le relazioni internazionali. A tal fine la Sgi ha collaborato attivamente con organizzazioni come la Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari (Ican); alla luce di ciò, l’entrata in vigore del Trattato per la proibizione delle armi nucleari è da celebrare come un impareggiabile successo.

Mentre il mondo è ancora sconvolto dall’impatto della pandemia, desidero esplorare alcune strategie che ritengo necessarie per superare questa crisi complessa e suggerire una serie di proposte per imprimere uno slancio positivo alla sfida della costruzione di una società globale di pace e di valori umani nel ventunesimo secolo.

 

LA DETERMINAZIONE DI NON LASCIARE MAI INDIETRO CHI STA LOTTANDO CONTRO LE DIFFICOLTÀ

La prima area tematica che desidero esplorare riguarda la decisione di non lasciare mai indietro le persone che stanno affrontando le difficoltà peggiori, le quali rischiano di rimanere isolate quanto più questa crisi viene percepita come un fatto normale.

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Oggi, che è sempre più difficile riunirsi in uno stesso luogo per rendere omaggio alle persone scomparse, è ancora più importante non dimenticare il valore di ogni individuo e non permettere mai che la vita sia ridotta a un semplice dato statistico. Mentre la crisi sta diventando una realtà quotidiana sempre più normale e la nostra attenzione è concentrata sulla necessità di prendere misure per proteggersi dal virus, rischiamo di trascurare le difficoltà specifiche che incontrano i membri più vulnerabili della società.

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dobbiamo prestare attenzione ai bisogni di coloro che erano già vulnerabili a causa di innumerevoli disparità e discriminazioni, la cui capacità di vivere dignitosamente dipende dal supporto offerto da contatti e reti sociali, gravemente colpiti dalla crisi. Per esempio, una riduzione del supporto a quanti necessitano di cure infermieristiche o assistenziali costanti può compromettere seriamente la loro normale vita quotidiana. Anche la cancellazione di quel tempo prezioso che le persone trascorrevano all’interno delle loro reti di sostegno mina le basi per vivere con dignità. Adesso che trascorriamo sempre più tempo online per il lavoro, l’istruzione e gli acquisti, si corre il serio rischio di lasciare indietro coloro che, per ragioni economiche o altri motivi, non hanno accesso a Internet o non hanno ancora imparato a usarlo.

Inoltre, poiché le persone sono sempre più confinate nelle loro case, risulta aumentato il numero di donne vittime di violenza domestica.

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Dobbiamo dare la priorità agli sforzi per alleviare il dolore e il senso claustrofobico di pericolo che avvertono, e farne il requisito per la ricostruzione della nostra società. L’Oms ha raccomandato l’uso del termine “distanziamento fisico” invece di “distanziamento sociale” per evitare che si sottintenda la necessità di limitare i rapporti umani, aggravando ulteriormente l’isolamento sociale e le divisioni.6

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Sebbene il Covid-19 rappresenti una minaccia per tutti i paesi, resta il fatto che esiste un ampio divario nella gravità del suo impatto a seconda delle condizioni in cui le persone vivono. Per esempio, circa il 40 per cento della popolazione mondiale non ha la possibilità di lavarsi regolarmente le mani con il sapone, una misura fondamentale per prevenire il contagio. Ciò significa che circa 3 miliardi di persone non hanno accesso ai mezzi più basilari per proteggere loro stesse e i propri cari.9

Inoltre, poiché il numero di persone sfollate con la forza dalle loro case a causa di conflitti o persecuzioni sta raggiungendo gli 80 milioni, spesso queste non hanno altra scelta che vivere a stretto contatto con altre nei campi profughi. Tali condizioni rendono concretamente impossibile praticare il distanziamento fisico, per cui si convive con il rischio costante di essere contagiati nel caso in cui scoppi un focolaio d’infezione.

La crisi che il mondo oggi deve affrontare è costituita da un complesso di minacce così intrecciate da rendere difficile discernerne adeguatamente le interrelazioni, cosa necessaria per affrontare il problema in modo completo. A questo proposito desidero affermare che, mentre ci adoperiamo per sviluppare una risposta globale alla luce di tale problematicità, dobbiamo sempre affrontare prioritariamente la sofferenza di ciascuno dei molti individui la cui vita è minacciata direttamente.

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Se le persone che vivono questa condizione sono costrette a sopportare da sole il peso di tale sofferenza, senza il sostegno di una rete di sicurezza sociale o di legami personali, la loro realtà sarà tetra e cupa. Ma appena ci si accorge della situazione e si stabilisce un contatto con loro in modo che possano avvertire calore e attenzione, credo che riescano a trovare la forza necessaria per ricostruire la propria vita e riacquistare un senso di dignità.

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Questa convinzione è riassunta nelle parole del mio maestro Josei Toda: «Voglio che la parola “infelicità” non debba mai più essere impiegata per descrivere il mondo, un paese o una singola persona».14

Qui il punto importante è che Toda voleva eliminare l’infelicità da ogni dimensione della vita, personale, nazionale e mondiale. Senza farci scoraggiare dal persistere delle disuguaglianze globali, dai problemi dei vari paesi e dalle gravi difficoltà che affliggono le persone, dobbiamo continuare a impegnarci insieme per eliminare la sofferenza inutile, superando tutte le divisioni che ci separano.

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In un certo senso la storia umana consiste in una serie ininterrotta di minacce e forse è inevitabile che si continuino ad affrontare pericoli in varie forme. Per questo è essenziale costruire solide fondamenta sociali per eliminare l’infelicità in modo che, anche di fronte alle peggiori minacce, non si lascino mai indietro le persone più vulnerabili che si dibattono in condizioni disperate.

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il “filo di Arianna” che ci consentirà di emergere dalla crisi apparirà chiaramente quando ci permetteremo di sentire tutto il peso di ogni singola vita e, partendo da lì, rifletteremo su ciò che è più urgente fare per proteggere e sostenere quella vita.

 

STABILIRE UNA SOLIDARIETÀ D’AZIONE GLOBALE

La seconda area tematica che desidero esplorare riguarda la necessità che i paesi trascendano le loro differenze e si uniscano solidali per superare la crisi.

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è chiaramente inadeguato l’approccio tradizionale della “sicurezza nazionale” basato sul perseguimento della propria sicurezza indipendentemente dagli interessi di altri popoli e paesi. Occorre invece un approccio di “sicurezza umana”, nel quale i paesi guardino oltre i loro interessi immediati per lavorare insieme alla riduzione e all’eliminazione dei rischi che minacciano tutte le persone

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Mentre la pandemia continua a peggiorare, dobbiamo compiere ogni sforzo possibile per impedire che i provvedimenti dei vari paesi per la riduzione e la diffusione dei contagi, compresa la distribuzione dei vaccini, diano priorità alla propria sicurezza anziché alla salvaguardia della vita in tutto il mondo. In un certo senso, ciò fa pensare alla strategia nucleare delle superpotenze durante la guerra fredda: secondo la dottrina della cosiddetta Distruzione reciproca assicurata (Mutually Assured Destruction, Mad), entrambi gli schieramenti perseguivano la propria sicurezza nazionale costruendo armamenti sempre più potenti a scopo deterrente. Eppure, se fosse scoppiata una guerra e fossero iniziati attacchi nucleari reciproci, non solo entrambi i paesi sarebbero stati distrutti, ma sarebbe stata a rischio anche la sopravvivenza dell’intera umanità.

Come accennavo prima, risale all’anno scorso l’annuncio che in Africa25 è stata eradicata la polio selvaggia; se ciò accadrà anche per i due rimanenti paesi asiatici, potremo affermare che questa malattia è stata eradicata a livello globale. La prima malattia trasmissibile superata dall’umanità fu il vaiolo, nel 1980. Bernard Lown, cofondatore dell’Organizzazione internazionale dei medici per la prevenzione della guerra nucleare (International Physicians for the Prevention of Nuclear War, Ippnw) e mio caro amico, ha osservato a proposito di quell’importante risultato: «Anche nei giorni bui della guerra fredda la collaborazione fra i medici dei due schieramenti ideologici rivali non era mai cessata. E proprio nel momento in cui i missili si moltiplicavano per prepararsi a un attacco nucleare preventivo, i medici americani e sovietici lavoravano fianco a fianco in una campagna globale per sradicare il vaiolo. Questo spirito di squadra costituisce un esempio molto convincente per la battaglia antinucleare».26

La Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari (Ican) ha avuto origine dall’Ippnw e, insieme ai sopravvissuti di Hiroshima e Nagasaki e a tutti gli hibakusha del mondo, ha svolto un ruolo di primo piano nel movimento della società civile che è culminato nella realizzazione del Trattato per la proibizione delle armi nucleari (Tpnw). Fin quando rimarranno delle minacce, anche come brace sotto la cenere, sarà impossibile per gli abitanti della Terra sentirsi al sicuro, sia fisicamente sia psicologicamente. L’unica forma di sicurezza che condurrà a una pace autentica è quella in cui si considera inaccettabile sacrificare gli abitanti di qualsiasi paese e viene garantito a tutta la popolazione mondiale il diritto all’esistenza. Il Trattato per la proibizione delle armi nucleari, entrato in vigore il 22 gennaio scorso, rappresenta un punto di riferimento e un evento fondamentale che inaugura una nuova era.

Arnold Toynbee usava la significativa espressione “prospettiva temporale” nel porre la seguente domanda: «Quali eventi del nostro tempo saranno ritenuti salienti dagli storici futuri, a distanza di secoli, quando rifletteranno sulla prima metà del ventesimo secolo e cercheranno di capirne le attività e le esperienze in quella giusta proporzione che a volte una prospettiva temporale rivela?».27

Allo stesso modo potremmo chiederci quali eventi gli storici del futuro sceglierebbero come salienti per la prima metà del ventunesimo secolo secondo questo tipo di prospettiva temporale. Uno potrebbe essere l’entrata in vigore del Tpnw – avvenuta mentre si stava aggravando la crisi del Covid-19 –, un evento che sollecita un cambiamento di paradigma nell’approccio alla sicurezza. Spero ardentemente che un altro sia la storia degli sforzi della società internazionale per promuovere una vaccinazione su scala globale sotto gli auspici del piano Covax.

Sebbene la minaccia rappresentata da questa pandemia sia davvero grave, ritengo che se mettiamo insieme le illimitate capacità degli esseri umani di superare i momenti difficili e diventare autori della propria storia, la supereremo sicuramente. Inoltre i nostri sforzi comuni per affrontare la pandemia diventeranno la base per generare una consapevolezza globale del ruolo essenziale della solidarietà umana per trasformare i momenti di crisi. A sua volta ciò potrà cambiare la direzione della storia, affrancandola dagli approcci nefasti basati sulla sicurezza nazionale che nascono dai conflitti e li perpetuano.

 

COSTRUIRE UNA CULTURA DEI DIRITTI UMANI

La terza area tematica che desidero esplorare consiste nella necessità di contrastare la diffusione di disinformazione riguardo al nuovo Coronavirus, in particolare per quanto concerne il suo effetto nell’alimentare la discriminazione nei confronti dei contagiati. Questo deve far parte dello sforzo di costruire una cultura dei diritti umani nella quale non venga negata la dignità di nessuna persona.

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La diffusione incontrollata di notizie distorte e istigazioni all’odio, spesso definita con il neologismo “infodemia”, può intensificare la discriminazione e il pregiudizio, intaccando le fondamenta stesse della società umana. È un altro tipo di pandemia, parallela alla diffusione della malattia reale. L’Onu ha sollecitato una forte attenzione in proposito e nel maggio scorso ha varato l’iniziativa “Verified” per combattere la diffusione di informazioni imprecise, false e pericolose riguardo al Covid-19.

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I pericoli derivanti dalla mancata smentita di notizie false e tendenziose non si limitano alla carenza di informazioni e conoscenze corrette. Più preoccupante è il rischio che i pregiudizi e le discriminazioni già presenti si sommino alla paura del contagio, alimentando assurdi sospetti che aggravano le fratture all’interno della società e minano i diritti umani e la dignità che devono essere garantiti a tutte le persone.

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Lo scorso settembre, parlando degli approcci indispensabili per superare la crisi del Covid-19, l’Alto Commissario [per i diritti umani Michelle Bachelet ndr.] ha ribadito: «Abbiamo visto come disuguaglianze profondamente radicate e disparità nei diritti umani alimentino questo virus, aumentandone la contagiosità e accelerandone la pericolosità. Ciò che occorre oggi sono azioni per rimediare a tali disparità e sanare queste ferite profonde all’interno delle società e fra di esse».29

La natura strutturale di ciò che l’Alto Commissario chiama «disuguaglianze profondamente radicate e disparità nei diritti umani» tende a oscurare le «ferite profonde» che ne derivano. Ritengo che la crisi del Covid-19 abbia portato alla luce atteggiamenti discriminatori che già le persone nutrivano in modo semicosciente.

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Alla radice della discriminazione risiede la sensazione che i membri del proprio gruppo siano nel giusto e abbiano un valore superiore a tutti gli altri. Quando la società affronta una situazione di crisi, l’impulso a dare la priorità ai membri del proprio gruppo è molto forte; ciò si assomma ai sentimenti di disgusto nei confronti degli altri e induce le persone a ricercare la propria sicurezza interrompendo i contatti con chi considerano diverso da loro.

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Non dobbiamo permettere che il nostro senso di disperazione e di claustrofobia si sfoghi in sentimenti di disgusto verso le altre persone. È vitale invece impiegarlo per entrare in empatia con loro – per estendere i nostri pensieri alla difficoltà e alla precarietà che stanno vivendo – e di conseguenza indirizzare le nostre energie verso un’espansione della solidarietà nei confronti di chi si sta impegnando in azioni costruttive per cambiare le dure realtà della società.

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se considerate la vostra vita preziosa e insostituibile, allora dovreste comprendere che è così per tutte le altre persone. Se alla base del vostro comportamento c’è questa consapevolezza, dovreste decidere di non commettere mai azioni che possano danneggiare gli altri.

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L’educazione ai diritti umani può stimolare la formazione di una forte solidarietà fra persone consapevoli dell’importanza della dignità umana e impegnate a riesaminare i propri stili di vita allo scopo di trasformare la società.

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dobbiamo raccogliere la sfida di ancorare una cultura viva dei diritti umani alla nostra comune determinazione che non venga mai negata la dignità anche di una sola persona.

 

LINEE GUIDA INTERNAZIONALI PER LA LOTTA ALLE MALATTIE INFETTIVE

L’anno scorso l’OnU ha varato l’iniziativa Un75, una consultazione globale per celebrare il suo settantacinquesimo anniversario. È un tentativo ambizioso di ascoltare la voce delle persone di tutto il mondo attraverso sondaggi e dialoghi. Oltre ai mille e più dialoghi condotti dal vivo, online o attraverso i social media, più di un milione di persone di tutti gli Stati membri e osservatori dell’OnU ha risposto a un sondaggio online. I risultati sono chiari: una maggioranza schiacciante chiede più cooperazione a livello globale. Gli intervistati di ogni età e nazionalità hanno dichiarato che per affrontare i problemi di oggi, aggravati anche dalla pandemia, è essenziale la solidarietà internazionale.40

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Leggendo delle speranze e delle aspettative nei confronti dell’ONU espresse dalla popolazione mondiale, mi tornano alla mente le parole dell’ex Segretario generale Javier Pérez de Cuéllar, scomparso nel marzo scorso all’età di cento anni.

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Una volta descrisse così il ruolo essenziale delle Nazioni Unite: «La Carta e le funzioni dell’Organizzazione mondiale non promettono un mondo senza problemi. Quello che promettono è un modo pacifico e sensato di risolvere i problemi […] Ai gravi pericoli costituiti dalla proliferazione di armi nucleari e convenzionali, dai dissidi politici, dalle violazioni dei diritti umani, dalla diffusione della povertà e dalle minacce all’ambiente, si sono aggiunti nuovi motivi di conflitto. Per affrontare questi pericoli è necessaria tutta l’intelligenza politica e l’immaginazione del mondo, e anche la compassione. Ciò è possibile, grazie a sforzi continui e sistematici, solo nell’ambito delle Nazioni Unite».42

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Per affrontare la pandemia da Covid-19 e l’emergenza climatica ritengo che dovremmo adottare l’approccio di cui parlava Pérez de Cuéllar e trasformare l’attuale crisi in un’opportunità per rafforzare, attraverso il sistema delle Nazioni Unite, un multilateralismo centrato sulle persone.

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Considerando la possibilità che emergano nuove malattie infettive, le linee guida internazionali che io chiedo di definire dovrebbero stabilire le iniziative prioritarie per rispondere alle pandemie da attuare entro il 2030. Essendo legati agli Obiettivi per lo sviluppo sostenibile, questi criteri andrebbero individuati in maniera da rafforzare tali obiettivi. Parallelamente all’incontro in cui redigere tali indicazioni globali, desidero proporre lo svolgimento di un summit dei giovani “Oltre il Covid-19”, in cui si discuta del tipo di mondo che vorrebbero vedere all’indomani di questa crisi.

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Sono sinceramente convinto che la partecipazione attiva dei giovani apporterebbe nuove idee e vitalità all’organizzazione, rafforzando la governance globale incentrata sull’OnU a beneficio di tutti i popoli della Terra.

 

IL TRATTATO PER LA PROIBIZIONE DELLE ARMI NUCLEARI: UN PUNTO DI SVOLTA NELLA STORIA DELL’UMANITÀ

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Il 22 gennaio 2021 è entrato in vigore il Trattato per la proibizione delle armi nucleari (TPNW), atteso da lungo tempo dalla società civile, che mette completamente al bando le armi nucleari, vietandone non solo lo sviluppo e la sperimentazione, ma anche la produzione, lo stoccaggio, l’uso e la minaccia di uso. Attualmente è stato firmato da ottantasei paesi e ratificato da cinquantadue. Dopo i precedenti costituiti dalla Convenzione sulle armi biologiche e dalla Convenzione sulle armi chimiche, che mettono al bando queste armi di distruzione di massa, l’entrata in vigore di questo trattato segna l’inizio di un’era in cui la permanenza di armi atomiche sulla faccia della Terra viene dichiarata inaccettabile in base a uno strumento legalmente vincolante. Lo scorso ottobre Setsuko Thurlow, una hibakusha che ha lavorato nell’ambito della Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari (Ican) per sostenere l’entrata in vigore del trattato, ha condiviso le sue riflessioni nell’apprendere che finalmente si erano raggiunte le condizioni per farlo. Da persona che ha dedicato la vita alla realizzazione di un mondo libero da armi nucleari, sono stato profondamente toccato dalle sue parole: «Questo è veramente l’inizio della fine delle armi nucleari! Quando ho saputo che era giunta la cinquantesima ratifica, non riuscivo a stare in piedi; sono rimasta seduta, con la testa fra le mani, e ho pianto lacrime di gioia; […] provo un grande senso di realizzazione e appagamento, di soddisfazione e gratitudine. So che anche altri sopravvissuti hanno provato le stesse emozioni – sopravvissuti di Hiroshima e Nagasaki, sopravvissuti ai test nucleari nelle nazioni insulari del Pacifico meridionale, nel Kazakistan, in Australia e in Algeria, e sopravvissuti delle miniere di uranio in Canada, negli Stati Uniti e in Congo».46

Come ha osservato Setsuko Thurlow, in tutto il mondo ci sono persone che hanno sofferto a causa dei programmi di sviluppo e sperimentazione di questi armamenti durante l’era nucleare, che dura da più di settantacinque anni. Come sottolinea il Trattato, l’esistenza stessa delle armi nucleari rappresenta un grave pericolo per il mondo; le conseguenze catastrofiche di un loro eventuale uso e di qualsiasi successiva risposta a un attacco del genere sarebbero veramente incalcolabili. I danni irreversibili al pianeta andrebbero al di là della distruzione di massa; in un istante tutto verrebbe annientato, tutto cesserebbe di esistere – ogni vita preziosa, ogni attività sociale e comunitaria, l’intera storia e civiltà umana – tutto sarebbe crudelmente spogliato di significato. Qualcosa in grado di produrre una simile tragedia si può solo definire un male assoluto.

Josei Toda, il mio maestro, pronunciò la sua dichiarazione per l’abolizione delle armi nucleari nel 1957, in un momento in cui, a causa della corsa agli armamenti, ogni parte del mondo si trovava nel raggio d’azione di un attacco nucleare. Con l’obiettivo di affrontare e superare il pensiero di fondo che giustifica il possesso di armi nucleari, affermò che il suo scopo era «esporre e strappare gli artigli che si celano nelle profondità di queste armi».47 E andò ancora oltre, dichiarando che l’uso delle armi nucleari è inaccettabile in qualsiasi circostanza. Impiegando volutamente un linguaggio provocatorio voleva sottolineare che, senza smascherare la vera natura del male assoluto che si nasconde nel possesso di tali ordigni, sarebbe stato impossibile proteggere il diritto alla vita delle persone di tutto il mondo.

Come afferma il preambolo, alla base del Trattato per la proibizione delle armi nucleari c’è l’urgenza di garantire la «sicurezza di tutta l’umanità». Stabilendo una norma generale che mette al bando le armi nucleari in base al diritto internazionale, lo scopo primario del trattato è proteggere il diritto alla vita di tutte le persone che abitano insieme a noi questo pianeta – indipendentemente dal fatto che si trovino in Stati nucleari, Stati dipendenti dal nucleare e Stati non nucleari – e nel garantire la sopravvivenza delle generazioni future.

Il sostegno al trattato ha continuato a crescere costantemente; anche dopo aver raggiunto la cinquantesima ratifica, necessaria per la sua entrata in vigore, altri sedici Stati hanno espresso l’intenzione di ratificarlo nella sessione dell’anno scorso del Comitato per il disarmo e la sicurezza internazionale (Primo comitato) dell’Assemblea generale dell’OnU.48

L’attenzione adesso è concentrata sulla prima riunione degli Stati parti del TpnW, che secondo il trattato si deve tenere entro un anno dalla sua entrata in vigore. In tale sede il prossimo passo sarà ottenere un supporto più ampio per la «sicurezza di tutta l’umanità» ed espandere il numero di Stati che lo hanno firmato e ratificato. Inoltre, poiché sono invitati a partecipare alla riunione tutti gli Stati, anche quelli che non hanno aderito al trattato, la preoccupazione principale sarà coinvolgere nelle delibere il maggior numero di Stati nucleari e dipendenti dal nucleare. L’obiettivo è la costruzione di una solidarietà stabile che determini la fine dell’epoca delle armi nucleari.

Anche il Rapporto Un75, di cui parlavo prima, riflette il crescente sostegno dell’opinione pubblica globale alla creazione di questo tipo di solidarietà. Esso cita dieci priorità per il futuro, fra cui una spinta globale per l’entrata in vigore del Trattato per la proibizione delle armi nucleari e la messa al bando delle armi autonome letali (LAWS), come quelle robotiche.49 Inoltre, secondo un sondaggio svolto fra i millennials (i giovani nati tra il 1981 e il 1996, secondo il Pew Research Center, n.d.r.) di sedici paesi e territori, commissionato dal Comitato internazionale della Croce Rossa, l’84 per cento degli interpellati ha dichiarato che l’uso di armi nucleari in guerra o in un qualsiasi conflitto «non è mai accettabile». È interessante che si sia registrata una maggioranza schiacciante in questo senso anche fra i millennials che vivono in Stati nucleari.50

Il Giappone, l’unico paese al mondo ad aver subito un attacco nucleare in tempo di guerra, dovrebbe tracciare una strada per gli Stati dipendenti dal nucleare, annunciando la sua intenzione di partecipare alla prima riunione degli Stati parti del TpnW e partecipare attivamente alla discussione. In base a ciò il Giappone dovrebbe tendere a ratificare il trattato quanto prima. Alla luce della sua storia e del principio ispiratore del trattato – proteggere il diritto all’esistenza di tutte le persone con cui condividiamo questo pianeta e garantire la sopravvivenza delle generazioni future – potrà sicuramente comunicare un messaggio forte al mondo e fornire un contributo importante affinché tali colloqui sortiscano un risultato costruttivo.

Il trattato stabilisce che, oltre a riesaminarne e a discuterne lo stato di ratifica e di applicazione, la riunione degli Stati parti possa anche affrontare «altre questioni pertinenti e coerenti con le disposizioni del Trattato».51 Per questo motivo avanzo la proposta che, durante la prima riunione degli Stati parti, si tenga un forum di discussione sulla relazione fra armi nucleari e Obiettivi per lo sviluppo sostenibile. La questione delle armi nucleari non è centrale solo per il raggiungimento della pace mondiale; come si osserva nel preambolo al trattato, essa ha gravi implicazioni che riguardano i diritti umani e le questioni umanitarie, l’ambiente e lo sviluppo, l’economia globale e la sicurezza alimentare, la salute e la parità di genere. Poiché ognuno di questi punti rappresenta un aspetto cruciale degli Obiettivi per lo sviluppo sostenibile, la relazione di questi ultimi con le armi nucleari è un tema che riguarda tutti gli Stati e può servire da volano per coinvolgere il maggior numero possibile di Stati nucleari e dipendenti dal nucleare nelle discussioni degli Stati parti.

Le gravi e prolungate tensioni della guerra fredda seguite alla seconda guerra mondiale fecero sì che la minaccia posta dalle armi nucleari si radicasse al punto che ancora oggi, a trent’anni dalla fine della guerra fredda, si tende ancora a considerarle un “dato di fatto” immutabile. Pur riconoscendo che la sicurezza nazionale è una priorità assoluta per gli Stati, è proprio vero che si può ottenerla unicamente continuando a fare affidamento sulle armi nucleari? Ritengo che discutere di questo tema alla luce dell’importanza di realizzare ognuno degli Obiettivi per lo sviluppo sostenibile rappresenti un’opportunità importante per riesaminare la propria posizione tanto per gli Stati nucleari quanto per quelli dipendenti dal nucleare.

Ciò è ancora più essenziale ora che la pandemia da Covid-19 continua a mettere a dura prova i sistemi sanitari e le economie mondiali, e le previsioni indicano che la ripresa potrebbe richiedere anni. Sono convinto che abbiamo raggiunto un punto critico in cui gli Stati devono seriamente riconsiderare se continuare a riversare ingenti quantità di fondi nei bilanci militari per perseguire la propria sicurezza attraverso il possesso delle armi nucleari.

Nella mitologia greca si narra di re Mida, che acquisì la capacità di trasformare in oro tutto ciò che toccava; ma una volta ottenuta tale abilità scoprì che anche l’acqua e il cibo, beni fondamentali per la sopravvivenza, al suo tocco si trasformavano in oro, diventando inutilizzabili. Così, alla fine decise di rinunciare al suo “dono”. Oggi, di fronte non solo al cambiamento climatico ma anche alla crisi del Covid-19, è urgente che tutti i paesi riconsiderino attentamente le implicazioni delle armi nucleari per l’intera popolazione mondiale. Sono sicuro che tale aspetto emergerà chiaramente qualora si approfondisca la relazione fra armi nucleari e Obiettivi per lo sviluppo sostenibile, a loro volta indispensabili per creare il mondo in cui vorremmo vivere.

Ma più di ogni altra cosa saranno le voci unite della società civile la principale forza motrice per incrementare il supporto globale al Trattato per la proibizione delle armi nucleari. Nella mia Proposta dell’anno scorso, oltre a chiedere che alla prima riunione degli Stati parti del TPNW fossero presenti osservatori della società civile, proposi di organizzare, come seguito a questa prima riunione, un forum popolare per un mondo libero dalle armi nucleari che riunisse gli hibakusha di tutto il mondo, le municipalità che sostengono il TPNW e i rappresentanti della società civile. Lo scopo di queste due proposte è amplificare la voce della società civile per rendere il Trattato un pilastro dell’impegno per il disarmo nel ventunesimo secolo e un punto focale per dimostrare quale potere abbia il popolo di cambiare la storia.

Adesso che il Trattato per la proibizione delle armi nucleari è entrato in vigore, riusciranno i paesi del mondo a unirsi per eliminare la minaccia planetaria costituita dalle armi nucleari?

Di fronte a questo bivio della storia, desidero ricordare l’esempio di Joseph Rotblat (1908-2005), per lungo tempo presidente del Pugwash (Pugwash Conferences on Science and World Affairs), la cui vita può indicarci il modo di raggiungere quel cambiamento di paradigma al quale aspiriamo.

Fra i molti scienziati coinvolti nel Progetto Manhattan, l’impresa guidata dagli Stati Uniti per sviluppare la bomba atomica durante la seconda guerra mondiale, il professor Rotblat fu l’unico che lo abbandonò prima del termine. Molti anni prima di aderire al progetto si era trasferito in Gran Bretagna dalla nativa Polonia per proseguire le sue ricerche, ma era rimasto separato dalla moglie perché i nazisti avevano invaso il suo paese. Quando gli chiesero di partecipare al Progetto Manhattan come parte della delegazione britannica, partì per gli Stati Uniti dilaniato dal conflitto fra la sua coscienza e il desiderio di impedire ai nazisti di sviluppare e impiegare la bomba atomica.

Nel laboratorio di Los Alamos, nel Nuovo Messico, il suo ufficio era accanto a quello di Edward Teller (1908-2003), in seguito noto come il padre della bomba all’idrogeno. Un giorno il generale responsabile del Progetto Manhattan gli disse che il vero obiettivo della costruzione della bomba atomica non era scoraggiare i nazisti arrivando prima di loro nella realizzazione dell’ordigno, bensì sottomettere l’Unione Sovietica.52

In un dialogo che conducemmo molti anni più tardi, Rotblat ricordò quanto fu sconvolto da quella rivelazione: «Cominciai ad avere la sensazione di trovarmi a Los Alamos per la ragione sbagliata. Mi sentivo come se mi mancasse il terreno sotto i piedi».53 Presentò la richiesta di essere esonerato dal partecipare a quel segretissimo progetto e, nonostante le pressioni che ricevette per rinunciare a questa decisione, tornò da solo in Inghilterra. Tragicamente venne a sapere che la sua amata moglie era stata uccisa durante l’Olocausto.

Quando il 6 agosto 1945 apprese dalla radio dei bombardamenti su Hiroshima, decise di dedicare il resto della vita a far sì che le armi nucleari non fossero mai più impiegate.

Nel 1946 costituì la British Atomic Scientists Association (associazione degli scienziati e dei fisici nucleari britannici) per condurre una campagna contro qualsiasi uso delle armi nucleari. Per sensibilizzare l’opinione pubblica sui pericoli di tali armi, contribuì alla realizzazione di una mostra itinerante allestita su vagoni ferroviari che attraversò le isole britanniche, l’Europa e il Medio Oriente. Inoltre reindirizzò i suoi studi verso l’uso terapeutico delle radiazioni, perché voleva che le sue ricerche fossero impiegate per salvare vite umane. Il suo primo lavoro su un elemento radioattivo, il Cobalto 60, è tuttora utilizzato nel trattamento dei tumori maligni.

Nel 1954, nell’Atollo di Bikini fu testata una bomba all’idrogeno che espose alla pioggia radioattiva gli abitanti locali e l’equipaggio di una nave da pesca giapponese, la Daigo Fukuryu Maru (Drago fortunato n. 5). Fu l’occasione per l’incontro fra Rotblat e il filosofo Bertrand Russell (1872-1970). Nel 1955 Rotblat firmò il Manifesto Russell-Einstein e nel 1957 fu tra i fondatori del Pugwash, all’interno del quale ha continuato a svolgere un ruolo di primo piano fino alla morte, nel 2005. La sua fu una vita dedicata alla proibizione e all’abolizione delle armi nucleari.

Le sue idee sul vero significato della deterrenza nucleare, che espresse quando con il Pugwash ricevette il premio Nobel per la pace nel 1995, sono ancora attuali: «Le armi nucleari vengono mantenute come difesa contro pericoli imprecisati. Questa politica non è che una prosecuzione per inerzia di quella della guerra fredda. […] Rispetto poi all’affermazione che le armi nucleari prevengono le guerre, quante guerre occorreranno ancora per confutare questa tesi?».54

Nel nostro dialogo, Rotblat e io discutemmo di come le armi nucleari fossero state inizialmente sviluppate per contrastare la Germania nazista e di come il loro possesso e la corsa a svilupparle venissero giustificati con ragioni strategiche sempre diverse. Giungemmo alla conclusione che le armi atomiche non continuano a esistere perché sono necessarie ma, al contrario, la loro presenza rende necessaria una serie di teorie per giustificarne l’esistenza.55

Finché gli Stati continueranno a possedere armi nucleari, adducendo la minaccia di «pericoli imprecisati», la minaccia che tali armi rappresentano per il pianeta continuerà a persistere anche in futuro. Al contrario il Trattato per la proibizione delle armi nucleari, che mira a eliminare «i rischi rappresentati dall’esistenza di armi nucleari»,56 indica una strada che i paesi possono percorrere insieme per sradicare questo rischio. Il primo successo conseguito dal Pugwash fu l’entrata in vigore del Trattato per la messa al bando parziale degli esperimenti nucleari nel 1963, l’anno successivo alla crisi dei missili di Cuba. Il trattato proibiva le esplosioni atomiche nell’atmosfera, nello spazio e nel mare, ma non proibiva le esplosioni nucleari sotterranee. Ciò condusse trent’anni dopo, nel 1996, all’adozione del Trattato per la messa al bando totale degli esperimenti nucleari (Comprehensive Nuclear-Test-Ban Treaty, cTbT).

Sebbene questo trattato non sia ancora entrato in vigore, è stato firmato da 184 stati e, grazie alla Commissione preparatoria dell’Organizzazione per il Trattato per la messa al bando totale degli esperimenti nucleari (cTbTO), ha un regime di verifica che garantisce che nessuna esplosione nucleare in qualsivoglia parte del globo possa avvenire senza essere rilevata. Questo regime contribuisce a prevenire quel tipo di «pericoli imprecisati» di cui parlava Rotblat. Inoltre, mobilitando le risorse per la raccolta dei dati della sua rete di stazioni di controllo, presenti in tutto il mondo, la cTbTO contribuisce a proteggere la vita delle persone ovunque attivando, per esempio, allarmi tempestivi in caso di disastri e di rilevamento di incidenti in qualche centrale nucleare.

Inoltre, nel marzo 2020 l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (International Atomic Energy Agency, Iaea) ha lanciato un’iniziativa a sostegno di oltre 120 paesi per l’impiego di tecnologie derivate dal nucleare nei test per il rilevamento del Covid-19.57 La Iaea ha maturato una comprovata esperienza nell’assistenza ai paesi per quanto riguarda l’accesso alle cure contro il cancro e ai test diagnostici rapidi nella lotta contro le epidemie di Ebola e Zika. Riguardo a questa iniziativa il direttore generale Rafael Mariano Grossi ha dichiarato: «Ogni volta che le persone hanno chiesto assistenza all’Iaea in tempi di crisi, la Iaea non l’ha mai negata e non lo farà mai».58 Queste attività ricordano l’impegno di Joseph Rotblat, che dedicò l’intera esistenza a salvare vite umane grazie alla ricerca e all’attivismo.

Se nel mondo odierno occorre un deterrente, di certo non saranno le armi nucleari, ma piuttosto la forza dell’azione congiunta e della solidarietà al di là dei confini nazionali per lottare contro le crisi intrecciate del cambiamento climatico e del Covid-19, nonché dei relativi impatti sull’economia.

L’atteggiamento della comunità internazionale nei confronti delle armi chimiche e biologiche cambiò drasticamente dopo l’entrata in vigore dei trattati che le mettevano al bando. Gli Stati iniziarono a eliminarle e attualmente più del novanta per cento delle scorte dichiarate di armi chimiche è stato distrutto.59 Un cambiamento del genere rispetto alle armi nucleari forse non avverrà immediatamente negli Stati nucleari e dipendenti dal nucleare, ma è comunque un processo che non parte da zero.

Fra il 2013 e il 2014 si sono tenute tre conferenze sulle conseguenze umanitarie dell’uso di armi nucleari. Ogni volta è cresciuto il numero dei governi partecipanti, fra cui anche Stati dipendenti dal nucleare, e alla terza conferenza erano presenti 158 Stati fra cui il Regno Unito e gli Stati Uniti.60

Fra le conclusioni raggiunte in queste conferenze sono tre i punti che ritengo particolarmente importanti:

  1. l’impatto della detonazione di un’arma nucleare non è limitato ai confini nazionali, ma causa effetti devastanti a lungo termine su scala globale;
  2. è improbabile che un qualsiasi Stato o organismo internazionale sappia affrontare adeguatamente l’emergenza umanitaria immediata provocata da una detonazione nucleare;
  3. gli effetti indiretti di una detonazione nucleare sarebbero maggiormente concentrati sulle fasce più povere e vulnerabili della società.

Anche se di natura diversa, gli effetti del cambiamento climatico e della pandemia da Covid-19 assomigliano a quelli delle armi nucleari in ognuno di questi tre aspetti. L’impatto devastante del Covid-19 sul mondo dovrebbe far capire a tutti gli Stati, compresi quelli nucleari o dipendenti dal nucleare, quanto sia cruciale eliminare la minaccia costituita da queste armi in grado di provocare un cataclisma di portata inimmaginabile.

L’eliminazione di questo grave pericolo, che persiste dall’era della guerra fredda, è al centro del Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp), che entrò in vigore nel 1970, e del Trattato per la proibizione delle armi nucleari, entrato in vigore a gennaio. Il Trattato di non proliferazione nucleare richiede ai firmatari di compiere ogni sforzo per scongiurare il pericolo di una guerra nucleare 61 e i suoi effetti devastanti per tutta l’umanità. I due trattati sono complementari e costituiscono la base per una serie di iniziative globali che conducano ad abbandonare per sempre le politiche di sicurezza dipendenti dalle armi nucleari.

Per la Conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione nucleare, prevista per agosto di quest’anno, desidero avanzare due proposte: la prima è che ci sia una discussione sul vero significato della sicurezza alla luce di problemi come il cambiamento climatico e la pandemia; la seconda è che il documento finale contenga l’impegno a non impiegare armi nucleari e a congelare qualsiasi loro sviluppo fino alla Conferenza di revisione del 2025.

La Conferenza di revisione, in origine programmata per il 2020, è stata rimandata a causa della pandemia; quando si terrà esorto i partecipanti a riflettere su quanto, nel corso dell’anno passato, la popolazione mondiale abbia anelato a una vera sicurezza, e a considerare seriamente se continuare a possedere e sviluppare armi nucleari come «difesa contro pericoli imprecisati» sia coerente con lo spirito del Tnp.

Nel 1958, nel contesto della crescente corsa alle armi atomiche durante la guerra fredda, gli Stati Uniti avevano il progetto segreto di far esplodere una bomba termonucleare sulla superficie della Luna. Lo scopo era produrre un lampo di luce così intenso da essere visibile dalla Terra, per dimostrare all’Unione Sovietica la loro superiorità militare. Fortunatamente il progetto venne presto accantonato e la Luna fu risparmiata.62 Il progetto di usare la Luna per una intimidazione nucleare era in corso esattamente nello stesso periodo in cui, sulla Terra, gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica stavano lavorando insieme per produrre e mettere a disposizione un vaccino per porre fine all’epidemia di poliomielite.

Al giorno d’oggi, in cui si prevede che occorreranno numerosi anni perché il mondo si riprenda completamente dai danni causati dal Covid-19, i governi dovrebbero mettere in pratica questa lezione della storia e chiedersi onestamente che valore abbia modernizzare i propri arsenali nucleari.

In base alla promessa di non usare armi nucleari e sospenderne lo sviluppo, esorto caldamente gli Stati che parteciperanno alla Conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione nucleare di agosto 2021 ad avviare al più presto negoziati multilaterali in buona fede sul disarmo nucleare, ottemperando così ai loro obblighi per il disarmo sanciti dall’articolo VI del Trattato e garantendo il raggiungimento di progressi concreti prima della successiva Conferenza di revisione del 2025.

Il Trattato per la proibizione delle armi nucleari consente agli Stati nucleari di diventare Stati parti se accettano di presentare un piano di rinuncia al proprio programma riguardo alle armi nucleari.63 Tale partecipazione degli Stati nucleari o dipendenti dal nucleare al TpnW sarebbe facilitata grazie ai passi sopra descritti intrapresi sotto il regime del Tnp, e cioè avviando negoziati multilaterali per il disarmo nucleare sostenuti dall’impegno a non usare queste armi e a congelare qualsiasi progetto mirato al loro sviluppo. Chiedo un impegno al fine di collegare l’operatività di questi due trattati, in modo che si possa imboccare la strada che porta alla fine dell’era nucleare.

 

RICOSTRUIRE LA VITA NEL MONDO POST-COVID

L’economia globale è stata colpita più volte da gravi recessioni, provocate da fattori come l’instabilità monetaria, la fluttuazione dei prezzi dell’energia e le crisi finanziarie. Ma l’impatto dell’attuale pandemia sta provocando danni che superano di gran lunga quelli prodotti da tali eventi passati. Secondo la Banca mondiale, l’economia globale sta subendo la peggiore contrazione dalla fine della seconda guerra mondiale.64 Molti settori hanno registrato un drastico calo in termini di introiti, un gran numero di persone è in cassa integrazione e i redditi delle famiglie sono diminuiti notevolmente. 

[…]

Spero dunque che i membri dell’Ocse assumano un ruolo di guida nelle iniziative per realizzare quegli Obiettivi per lo sviluppo sostenibile relativi a garantire universalmente misure di protezione sociale, e che lavorino insieme per stabilire e attuare criteri politici globali per la ricostruzione delle economie e dei mezzi di sussistenza delle persone, gravemente danneggiati dalla crisi del Covid-19. Una direzione potrebbe essere costituita dallo sviluppo di nuove imprese e dalla creazione di opportunità di lavoro grazie a una rapida transizione verso un’economia verde, riducendo le spese militari e destinando le risorse risparmiate al rafforzamento dei sistemi di protezione sociale. Inoltre i membri dell’Ocse hanno un ruolo importante nell’attuazione di politiche mirate ad aumentare la resilienza sociale, che possono comprendere misure per costruire la sostenibilità a livello regionale rispondendo alla crisi climatica, promuovendo la riduzione del rischio da disastri e la conservazione ecologica, garantendo supporto ai sistemi sanitari e migliorando le condizioni di impiego di tutti coloro che offrono assistenza, anche in campo infermieristico. Questo perché, come ha affermato l’Ufficio dell’OnU per la riduzione dei rischi da disastri, per affrontare le varie minacce e difficoltà oggi occorre un “approccio multi-rischio” complessivo e simultaneo, e una comprensione chiara della natura sistemica dei rischi.73

[…] 

Per ricostruire le economie e la vita delle persone in un mondo post-Covid occorre privilegiare l’espansione di piattaforme per la protezione sociale e costruire una resilienza a più dimensioni. I paesi dovrebbero lavorare insieme per creare una società globale in cui ogni persona possa vivere con sicurezza e serenità interiore. Se si adotta un approccio più ampio e complessivo, invece di affrontare ogni situazione di crisi in maniera isolata, si può creare una piattaforma comune dalla quale sviluppare nuove possibilità future.

[…]

La parola Soka, che significa “creazione di valore”, racchiude il nostro impegno, come Soka Gakkai, a costruire una società basata sulla realizzazione della felicità personale e di quella degli altri, sfruttando appieno la capacità umana di creare valore. 

[…]

Attingendo alla rete di collaborazioni che abbiamo sviluppato fino a oggi, come membri della società civile ci impegniamo totalmente a lavorare, da qui al 2030, con persone e organizzazioni che hanno la nostra stessa visione, per accelerare il raggiungimento degli Obiettivi per lo sviluppo sostenibile e realizzare una società di pace e valori umani.

 

NOTE

 

1) Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità), “Who Coronavirus Disease (Covid-19) Dashboard” (Quadro dell’Oms sul Covid-19), 25 gennaio 2021, https://covid19.who.int/ (ultimo accesso 26 gennaio 2021).

 

2) Cfr. Undrr (United Nations Office for Disaster Risk Reduction), “Human Cost of Disasters: An Overview of the Last 20 Years (2000–2019)” (Il costo umano dei disastri: una panoramica sugli ultimi vent’anni: 2000-2019), 13 ottobre 2020, https://www.undrr.org/sites/default/files/inline-files/Human%20Cost%20of%20Disasters%20 2000-2019%20FINAL.pdf, p. 6 (ultimo accesso 26 gennaio 2021).

 

6) Cfr. Maria Van Kerkhove, “Who Emergency Press Conference on Coronavirus Disease Outbreak” (Conferenza stampa dell’Oms sullo scoppio del Coronavirus), trascr. 20 marzo 2020, https://www.who.int/docs/default-source/coronaviruse/transcripts/whoaudio-emergencies-coronavirus-press-conference-full-20mar2020. pdf?sfvrsn=1eafbff_0, p. 6 (ultimo accesso 26 gennaio 2021).

 

9) Unicef (United Nations Children’s Fund), “Fact Sheet: Lack of Handwashing with Soap Puts Millions at Increased Risk to Covid-19 and Other Infectious Diseases” (L’impossibilità di lavarsi le mani col sapone aumenta il rischio di contrarre il Covid-19 e altre malattie infettive per milioni di persone), 15 ottobre 2020, https://www.unicef. org/press-releases/fact-sheet-lack-handwashing-soap-puts-millionsincreased-risk-covid-19-and-other (ultimo accesso 26 gennaio 2021).

 

14) Josei Toda, Toda Josei Zenshu (Opere complete di Josei Toda), Seikyo Shimbunsha, Tokyo, 1981-90, vol. 3, p. 290.

 

25) Oms, “Africa Eradicates Wild Poliovirus” (L’Africa sradica la poliomielite selvaggia), 25 agosto 2020, https://www.afro.who.int/ news/africa-eradicates-wild-poliovirus (ultimo accesso 26 gennaio 2021).

 

26) Bernard Lown, Prescription for Survival: A Doctor’s Journey to End Nuclear Madness, Berrett-Koehler Publishers, Inc., San Francisco, 2008, pp. 71-72.

 

27) Arnold J. Toynbee, Civilization on Trial, Oxford University Press, New York, 1948, p. 213.

 

29) Michelle Bachelet, “Leadership Dialogue Series of the Brookings Center for Universal Education and the World Bank Education during the Covid-19 Pandemic” (Serie di dialoghi di leader durante la pandemia da Covid-19), 21 settembre 2020, https://www.ohchr.org/EN/HRBodies/HRC/Pages/NewsDetail. aspx?NewsID=26267&LangID=E (ultimo accesso 26 gennaio 2021).

 

40) OnU, The Future We Want, The United Nations We Need. Un75 Update Report (Il futuro che vogliamo, le Nazioni Unite di cui abbiamo bisogno. Rapporto aggiornato Un75), settembre 2020, https://www.un.org/sites/un2.un.org/files/un75report_september_final_english.pdf, p. 8 (ultimo accesso 26 gennaio 2021).

 

42) Assemblea generale dell’OnU, “Report of the Secretary-General on the Work of the Organization” (Rapporto del Segretario generale sul lavoro dell’organizzazione), In Yearbook of the United Nations 1988, volume 4214, settembre 1988, https://unyearbook.un.org/sites/unyearbook.un.org/files/1988_New_Yearbook_Express_EN.pdf, pp. 27-28 (ultimo accesso 26 gennaio 2021).

 

46) Setsuko Thurlow, “The TpnW-A Game Changer in Nuclear Di-sarmament” (Il TpnW-Un punto di svolta per il disarmo nucleare), Dichiarazione, 2020, https://www.icanw.org/setsuko_thurlow_state-ment_on_tpnw_entry_into_force) (ultimo accesso 26 gennaio 2021).

 

47) Josei Toda, “Declaration Calling for the Abolition of Nuclear Weapons”, 8 settembre 1957, https://www.joseitoda.org/vision/ de-claration/read.html (ultimo accesso 26 gennaio 2021). Il testo italiano della Dichiarazione si trova sul sito www.senzatomica.it.

 

48) Cfr. Ican (International Campaign to Abolish Nuclear Weapons), 2020, “First Committee Reaffirms Support for the Treaty on the Prohibition of Nuclear Weapons” (Il primo comitato ribadisce il sostegno al TpnW), https://www.icanw.org/first_committee_reaf-firms_support_for_the_treaty_on_the_prohibition_of_nuclear_weapons (ultimo accesso 26 gennaio 2021).

 

49) Cfr. OnU, The Future We Want, op. cit., pp. 126-127.

 

50) Cfr. Comitato internazionale della Croce Rossa, Millennials on War (I millenials sulla guerra), gennaio 2020, https://www.icrc.org/sites/default/files/campaign/field_file/icrc-millennials-on-war_re-port.pdf, p. 15 (ultimo accesso 26 gennaio 2021).

 

51) Assemblea generale dell’OnU, “Treaty on the Prohibition of Nu-clear Weapons” (Trattato per la proibizione delle armi nucleari), articolo 8, A/CONF.229/2017/8, 7 luglio 2017, https://documents-dds-ny.un.org/doc/UNDOC/GEN/N17/209/73/PDF/N1720973.pdf (ultimo accesso 26 gennaio 2021).

 

52) Cfr. Joseph Rotblat e Daisaku Ikeda, Dialoghi sulla pace. Dalla scienza della guerra a una cultura di pace, Sperling & Kupfer, Milano, 2006, p. 68.

 

53) Ibidem, p. 69.

 

54) Joseph Rotblat, “Remember Your Humanity” (Ricordate la vostra umanità), Nobel Peace Prize Acceptance Speech (Discorso di accettazione del premio Nobel per la pace), 10 dicembre 1995, https://pugwashgroup.ca/nobel-peace-prize2/ (ultimo accesso 26 gennaio 2021).

 

55) Cfr. Joseph Rotblat e Daisaku Ikeda, op. cit., p. 39.

 

56) Assemblea generale dell’OnU, “Treaty on the Prohibition of Nuclear Weapons”, op. cit., Preambolo.

 

57) Cfr. Iaea (International Atomic Energy Agency), “Iaea As-sistance for the Rapid Detection and Management of Covid-19” (Assistenza dell’Iaea per l’individuazione rapida e la gestione del Covid-19), 2020, https://www.iaea.org/topics/covid-19/iaea-assi-stance-for-the-rapid-detection-and-management-of-covid-19 (ulti-mo accesso 26 gennaio 2021).

 

58) Iaea, “Iaea Project to Help Countries Combat Covid-19 Draws €22 Million in Funding” (Il progetto dell’Iaea per aiutare i paesi a combattere il Covid-19 raccoglie fondi per 22 milioni di euro), 11 maggio 2020, https://www.iaea.org/newscenter/pressreleases/iaea-project-to-help-countries-combat-covid-19-draws-eu22-million-in-funding (ultimo accesso 26 gennaio 2021)

 

59) OpcW (Organization for the Prohibition of Chemical Weapons), “OpcW by the Numbers” (Le cifre dell’OpcW), https://www.opcw.org/media-centre/opcw-numbers (ultimo accesso 26 gennaio 2021).

 

60) Ministero federale per l’Europa, l’integrazione e gli affari esteri, Repubblica austriaca, 2015, Vienna Conference on the Humanita-rian Impact of Nuclear Weapons (Conferenza di Vienna sull’impat-to umanitario delle armi nucleari), 8-9 dicembre 2014, https://www.bmeia.gv.at/fileadmin/user_upload/Zentrale/Aussenpolitik/Abrue-stung/HINW14/ViennaConference_BMEIA_Web_final.pdf, p. 2 (ultimo accesso 26 gennaio 2021).

 

61) Assemblea generale dell’OnU, “Treaty on the Non-Proliferation of Nuclear Weapons” (Trattato di non proliferazione nucleare), A/RES/2373(XXII), Adottato dall’Assemblea generale, 12 giu-gno 1968, http://www.un.org/ga/search/view_doc.asp?symbol=a/res/2373(xxii) (ultimo accesso 26 gennaio 2021).

 

62) Tariq Rauf, “Looking Back at the Hiroshima and Nagasaki Nuclear Attacks on 75th Anniversary” (Ripensando agli attacchi nucleari su Hiroshima e Nagasaki nel 75° anniversario), IDN-In-Depth News, 6 agosto 2020, https://www.nuclearabolition.info/in-dex.php/1837-looking-back-at-the-hiroshima-and-nagasaki-nucle-ar-attacks-on-75th-anniversary (ultimo accesso 26 gennaio 2021).

 

63) Cfr. Assemblea generale dell’OnU, “Treaty on the Prohibition of Nuclear Weapons”, op. cit., articolo 4.

 

64) Cfr. Banca mondiale, Global Economic Prospects (Prospettive economiche globali), gennaio 2021, Washington, dc: World Bank, doi: 10.1596/978-1-4648-1612-3, p. 149.

 

73) Undrr, “Biggest Risk Driver of All is Bad Governance”, op. cit.