Intervista al Dr. Daisaku Ikeda, Presidente della Soka Gakkai Internazionale

BERLINO I TOKYO (IDN-INPS) – Perché è così importante sottolineare il ruolo dei giovani nel dare inizio a una Nuova Era di Speranza? Riuscirà la storica Conferenza delle Nazioni Unite per negoziare uno “strumento legalmente vincolante che bandisca le armi nucleari e che conduca verso la loro totale eliminazione” ad avere successo? Come può il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, garantire sufficiente sostegno da parte della comunità internazionale per implementare gli SDGs e la Conferenza sul clima di Parigi?

Ramesh Jaura, capo redattore e inviato di IDN, la più importante agenzia del gruppo International Press Syndicate, ha rivolto queste ed altre domande al Dr. Daisaku Ikeda, Presidente della SGI in una intervista via mail.

Domanda: Lei sta pubblicando una proposta di pace ogni anno a partire dal 1983. Per il 2017, si è concentrato sul ruolo che i giovani potrebbero avere e ha intitolato la Proposta di Pace “La solidarietà globale dei giovani annuncia l’alba di un’era di speranza”. Potrebbe spiegare perché è importante porre l’attenzione sul ruolo dei giovani?

Dr. Daisaku Ikeda: Perché credo fermamente che ogni giovane sia una fonte di speranza, una personificazione del futuro. Il titolo della proposta rispecchia la mia convinzione che se i giovani di tutto il mondo si uniscono per agire in solidarietà, possono inaugurare una nuova era di speranza, anche di fronte alle difficili sfide che oggigiorno il mondo deve affrontare.

Nello sviluppare gli SDGs (Obiettivi di Sviluppo Sostenibile), che sono uno dei punti chiave della proposta di questo anno, le Nazione Unite hanno condotto un sondaggio che ha evidenziato una forte reazione da parte dei giovani. Fra più di 7 milioni di risposte al sondaggio, più del 70% è arrivata dalle giovani generazioni, sotto i trent’anni.

Gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile differiscono in svariati modi dai precedenti Obiettivi di Sviluppo del Millennio (MDGs). Tuttavia, ciò che ritengo sia più importante è il loro aspetto di “agenda sociale”, formulata e adottata attraverso un processo esteso di input da parte della società civile, in particolare da parte dei giovani. Gli Obiettivi che ne risultano comprendono 17 traguardi e 169 obiettivi specifici riguardanti l’eliminazione della povertà e della fame, il fronteggiare il cambiamento climatico e il raggiungimento della parità di genere, fra gli altri scopi.

Raggiungere mete così impegnative richiederà un rafforzamento degli sforzi a livello nazionale. Similmente, il forte sostegno da parte della società civile sarà indispensabile. La chiave del successo degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile risiede nel trarre vantaggio dal loro carattere di “agenda sociale”, al fine di forgiare un’azione di solidarietà globale. I giovani possono e hanno l’obbligo di giocare un ruolo decisivo in tutto ciò.

In quanto ONG con status consultivo presso le Nazioni Unite, la SGI è stata coinvolta nei campi del disarmo, educazione ai diritti umani, integrità ecologica e aiuti umanitari. I nostri giovani hanno preso l’iniziativa in ciascuna di queste aree. I giovani possiedono la capacità innata di usare la creatività per generare visioni del futuro nuove e piene di speranza e per promuovere la loro realizzazione con passione e azione.

Nel nostro mondo di oggi ci sono circa 1.8 miliardi di giovani compresi fra i 10 e 24 anni. Se queste generazioni più giovani riusciranno a trovare soluzioni per lavorare insieme per la nonviolenza e per proteggere la pace e i diritti umani, i loro sforzi contribuiranno certamente a un importante progresso verso la realizzazione della società globale delineata negli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, una società in cui “nessuno viene lasciato indietro”.

Domanda: La solidarietà globale comprende l’elevarsi al di sopra delle differenze nazionali, razziali, etniche, economiche e ideologiche. Secondo il suo punto di vista, in quale modo i giovani possono mettere in pratica una solidarietà globale?

Dr. Daisaku Ikeda: Credo che il punto di partenza cruciale per unirsi al di sopra delle varie differenze e forgiare unità sia una consapevolezza e un interesse condiviso. Con ciò intendo il senso di angoscia che istintivamente proviamo di fronte alle difficoltà dei rifugiati, per esempio, o il forte desiderio di arrestare la distruzione ambientale, o di cercare un mondo privo di guerre.

Questi tipi di sentimenti e aspirazioni condivise, infatti, sono le fondamenta delle relazioni di cooperazione che la SGI è stata in grado di instaurare con altre organizzazioni nel corso delle nostre attività a sostegno degli obiettivi delle Nazioni Unite.

Nel campo dei diritti umani, ad esempio, la nostra collaborazione con altri gruppi per l’adozione della Dichiarazione delle Nazioni Unite sull’educazione e formazione ai diritti umani (dicembre 2011) è stata ispirata, e resa possibile, tramite il condiviso sentimento di urgenza di contrastare la crescente tendenza alla discriminazione e xenofobia. Due anni dopo, nel 2013, abbiamo collaborato con Amnesty International e Human Rights Education Associates 2020 (HREA 2020) per dare forma a una coalizione di società civile chiamata Human Rights Education 2020 (HRE 2020). Lo scorso marzo, una nuova mostra, “Transforming Lives: The power of Human Rights Education”, realizzata insieme a HRE 2020 e ad altre organizzazioni, è stata inaugurata presso la sede delle Nazioni Unite a Ginevra.

Similmente, lo scorso maggio, i giovani della SGI e di altri gruppi, hanno avviato Amplify: una rete internazionale di giovani che lavorano per l’abolizione delle armi nucleari. Il loro obiettivo è di promuovere attività che portino alla conclusione dell’era delle armi nucleari.

La base per una solidarietà consiste in questo tipo di sensazioni e aspirazioni condivise, unite allo sforzo di provare a pensare in modo collaborativo alle tipologie di azioni efficaci per creare soluzioni reali.

L’idea di un’educazione per il raggiungimento di una cittadinanza globale è anch’essa molto importante per noi, ed è una delle ragioni per cui abbiamo lavorato per risvegliare la consapevolezza nei giovani attraverso mezzi come le mostre sui temi riguardanti varie sfide globali.

In tale contesto, forse, il punto più critico è rappresentato dalle amicizie individuali che si sviluppano naturalmente lavorando insieme oltre le differenze.

Anche se parliamo di “solidarietà globale”, l’aspetto realmente importante non è la dimensione dello sforzo, ma la profondità e la forza delle connessioni umane individuali. Questa è una misura della forza della solidarietà – il tipo di solidarietà che può incontrare sfide difficili e trasformare la realtà. L’amicizia condivisa fra individui è l’essenza della solidarietà globale dei giovani.

Domanda: Conservo un vivido ricordo del Summit Internazionale dei Giovani che si è tenuto nell’agosto 2015 a Hiroshima. Questo anno ha intenzione di organizzare un evento rivolto ai giovani per commemorare il 60esimo anniversario della dichiarazione per la proibizione e abolizione delle armi nucleari del suo maestro Josei Toda, secondo presidente della Soka Gakkai?

Dr. Daisaku Ikeda: Stiamo organizzando un summit dei giovani per la rinuncia alla guerra presso la prefettura di Kanagawa, dove il secondo presidente della Soka Gakkai Josei Toda fece la sua dichiarazione richiedendo la messa al bando e l’abolizione delle armi nucleari. Questo riunirà giovani rappresentanti provenienti da molte regioni, incluse Hiroshima, Nagasaki e Okinawa in Giappone.

L’8 settembre 1957, di fronte a un’assemblea di 50.000 giovani, Josei Toda affermò che le armi nucleari rappresentano un male assoluto e una minaccia fondamentale al diritto alla vita delle persone di tutto il mondo. Nel fare ciò, stava dichiarando che il loro impiego era inammissibile – per qualunque ragione, in ogni circostanza.

Successivamente egli affermò che questo doveva essere il principale dei suoi insegnamenti, e che stava lasciando in eredità a noi – i giovani di quel tempo – il compito di creare una nuova corrente della storia che portasse alla proibizione e abolizione delle armi nucleari. A partire da allora, ho abbracciato questa affermazione come eredità del mio mentore e ho lavorato instancabilmente per tracciare un cammino verso un mondo libero dalle armi nucleari.

Negli ultimi anni, la SGI sta lavorando insieme alla Campagna Internazionale per l’abolizione delle armi nucleari (ICAN), ad altre ONG e ai rappresentanti di diverse comunità di fedeli in un movimento per realizzare l’adozione di un trattato che bandisca le armi nucleari. La sorgente spirituale degli sforzi della SGI può essere rintracciata nella dichiarazione del Presidente Toda.

Sullo sfondo di una maggiore consapevolezza della natura inumana delle armi nucleari, sono stati finalmente avviati, presso le Nazioni Unite, i negoziati per tale trattato. La sua adozione istituirebbe in modo chiaro una norma internazionale che proibisca l’uso delle armi nucleari – senza alcuna eccezione di circostanze attenuanti. Tale trattato colmerebbe la lacuna di una proibizione legale esplicita contro le armi nucleari, che è stato uno dei punti chiave del parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia del 1996.

Al fine di assicurare il successo delle negoziazioni, e anche per assicurare l’efficacia del trattato una volta adottato, è di vitale importanza riunire e dare forma concreta alle voci e alle preoccupazioni della società civile, in particolare dei giovani che desiderano fortemente la fine dell’era nucleare.

Spero sinceramente che il summit dei giovani a Kanagawa contribuisca alla realizzazione di questo obiettivo.

Domanda: Vorrebbe condividere le sue aspettative circa la seconda sessione (15 giugno – 7 luglio) della Conferenza delle Nazioni Unite per negoziare “uno strumento che proibisca legalmente le armi nucleari, portando verso la loro completa eliminazione”, che seguirà la prima sessione conclusasi lo scorso 31 marzo?

Dr. Daisaku Ikeda: La prima sessione dei negoziati per un trattato che proibisca le armi nucleari si è svolta lo scorso marzo a New York. È stata presenziata dai rappresentanti di 130 paesi, più di due terzi dei membri delle Nazioni Unite, così come da molti rappresentanti della società civile globale. Si è trattato di uno sviluppo molto positivo, così come il tono molto costruttivo del dibattito riguardo al quadro generale del trattato.

I rappresentanti della SGI hanno partecipato alla sessione della trattativa, dove è stata data loro la possibilità di esprimersi durante la conferenza e di presentare un documento. La nostra è stata una delle tante voci che, da parte dei rappresentanti dei governi e della società civile, hanno espresso la forte determinazione di raggiungere un accordo sul trattato. La presidentessa della Conferenza, l’Ambasciatrice Elayne White Gómez del Costa Rica, ha espresso la speranza che una bozza di trattato sia completata e adottata entro l’ultimo giorno della seconda sessione dei negoziati a luglio.

Penso sia cruciale che alla prossima sessione dei negoziati partecipino quante più nazioni possibile, inclusi naturalmente gli Stati che possiedono armi nucleari e gli Stati che fanno affidamento su questi ultimi per questioni di deterrenza allargata, Stati quasi tutti assenti alla prima sessione. Dobbiamo tenere a mente che punti di vista diametralmente opposti non rendono il dialogo impossibile, lo rendono necessario.

C’è tutta una serie di preoccupazioni, come ad esempio le conseguenze catastrofiche di un qualsiasi uso di armi nucleari o i rischi di una detonazione nucleare accidentale o involontaria, che interessa fondamentalmente tutti gli Stati, inclusi quelli dotati di armi nucleari e i loro alleati dipendenti dalle armi nucleari. Questa idea si affermava anche nel Documento Finale adottato nel 2010 dalla Conferenza di Revisione delle Parti del Trattato di Non-Proliferazione Nucleare (TNP). Mettendo alla base il riconoscimento condiviso di queste preoccupazioni, il dibattito dovrebbe essere incentrato sull’obbligo di raggiungere il completo disarmo nucleare, stipulato nell’Articolo VI del NPT. Si dovrebbe fare lo sforzo di evidenziare i punti di convergenza tra le questioni di sicurezza nazionale di ogni singolo Stato e l’obiettivo di un mondo senza armi nucleari.

La mia speranza è che la seconda sessione, come la prima, fornisca tutte le opportunità per un dibattito aperto a cui possa partecipare la società civile, e che la redazione di una bozza di trattato che proibisca le armi nucleari possa proseguire come un’impresa comune globale, con l’intenzione di adottare tale trattato entro la fine della sessione.

Domanda: Che ruolo desidererebbe il Giappone assumesse in vista dei prossimi negoziati?

Dr. Daisaku Ikeda: Il Giappone ha una profonda missione e una responsabilità storica come unico paese ad aver sperimentato l’impiego di armi nucleari in tempo di guerra. Ho incoraggiato fortemente il riconoscimento di questo fatto e ho chiesto al Giappone di partecipare attivamente alla conferenza di negoziazione. Per cui è stato davvero spiacevole che il governo giapponese non abbia partecipato alla prima sessione. Ad ogni modo, alla conferenza hanno partecipato molti rappresentanti della società civile giapponese che hanno fornito un contributo significativo, unendo le loro voci alla richiesta di proibire e abolire le armi nucleari e offrendo proposte concrete sui contenuti del trattato.

Tre hibakusha hanno condiviso con i presenti le loro personali esperienze di sopravvissuti ai bombardamenti atomici. Grazie a questo, sono convinto che abbiano contribuito a chiarire e a riaffermare la base fondamentale e il punto di partenza per un trattato che abolisca le armi nucleari, e cioè il desiderio ardente e la determinazione che gli orrori dell’impiego di armi nucleari non debbano mai più essere visti da nessun altro individuo.

Il TNP è stato a lungo considerato il primo passo verso il disarmo nucleare e i negoziati per la non proliferazione. Fu adottato sulla base di una consapevolezza della devastazione che una guerra nucleare produrrebbe, e del bisogno di “prendere provvedimenti per la salvaguardia della sicurezza dei popoli”. Alla luce di questo orientamento di base del TNP, dovrebbe essere chiaro che un trattato che proibisca le armi nucleari non remerebbe in alcun modo contro gli scopi del TNP, bensì consoliderebbe il movimento verso gli obiettivi di disarmo e di non proliferazione nucleare perseguiti dal TNP.

Credo che in un simile contesto sia importante ricordare le dichiarazioni congiunte che il Giappone ha adottato insieme ai Ministri degli Esteri degli Stati dotati di armi nucleari e degli Stati da essi dipendenti, sia in occasione del vertice ministeriale dell’Iniziativa per il Disarmo e la Non Proliferazione che si è tenuto a Hiroshima nell’aprile del 2014 che durante i summit tra Ministri degli Esteri del G7. Queste dichiarazioni sottolineano come l’attuale dibattito sulle conseguenze umanitarie dell’uso delle armi nucleari possa costituire un “catalizzatore per un’azione globale comune per realizzare un mondo libero dalle armi nucleari” e come i rappresentanti di questi Stati “condividano il profondo desiderio della popolazione di Hiroshima e Nagasaki che le armi nucleari non siano mai più utilizzate”.

Il Giappone ha una missione unica e la responsabilità di rendere più ampio e profondo il dibattito su cosa sia realmente necessario per realizzare un mondo libero dalle armi nucleari e contribuire a tracciare la via che conduce a questo obiettivo. Auspico dunque che il governo giapponese decida di ritornare a questo punto di partenza e prendere parte alla seconda sessione dei negoziati.

Da ultimo, il Giappone dovrebbe lavorare al fianco dei Paesi Bassi, che hanno partecipato alla conferenza di marzo in qualità di paese che vive sotto l’ombrello nucleare della deterrenza estesa, per superare i contrasti tra Stati nucleari e non nucleari, apportando così un contributo unico ed essenziale al successo dei negoziati.

Domanda: Lei ha proposto che si tenga il prima possibile un vertice USA-Russia per rivitalizzare il processo del disarmo nuclare. Secondo lei che prospettive concrete ci sono che il vertice si realizzi in un futuro prossimo?

Dr. Daisaku Ikeda:  Quando il Presidente russo Vladimir Putin e il Presidente americano Donald J. Trump hanno parlato al telefono lo scorso gennaio, poco dopo l’insediamento di quest’ultimo, hanno convenuto che ci fossero dei segnali di miglioramento nelle relazioni russo-statunitensi, divenute piuttosto fredde dopo le divergenze sulla situazione ucraina tre anni prima.

Il recente attacco militare degli USA contro alcuni obiettivi in Siria ha però creato nuove, forti tensioni tra Russia e Stati Uniti, rendendo piuttosto fosche le prospettive future delle relazioni tra i due Stati. Lo scontro tra le due potenze ha anche condizionato le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU sulla Siria, e ha avuto un impatto negativo sulla comunità internazionale nel suo insieme. È molto importante che si cerchino immediatamente le opportune soluzioni per alleviare queste tensioni.

Il 12 aprile, cinque giorni dopo il bombardamento di obiettivi in Siria da parte delle forze statunitensi, il Segretario di Stato Rex Tillerson è stato in visita a Mosca. In tale occasione ha incontrato il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, e successivamente il Presidente Putin. Serviranno però ulteriori sforzi per assicurare che il canale del dialogo tra le due potenze resti sempre aperto per evitare una ulteriore escalation della tensione.

Il dialogo, anche quando si traduce in uno scambio intenso di opinioni radicate e tenacemente espresse, serve a compiere un ulteriore passo verso una relazione migliore, in cui entrambe le parti hanno la possibilità di comprendere le preoccupazioni dell’altra. Il Presidente Trump e il Presidente Putin hanno parlato nuovamente al telefono lo scorso 2 maggio. Sostenere un simile processo di dialogo è di vitale importanza per tutti.

In questo momento, sia la Russia che gli Stati Uniti hanno previsto nei loro bilanci degli enormi capitoli di spesa dedicati alle armi nucleari e alle questioni a esse connesse, e ci sono tutte le premesse per temere che gli importi destinati a tali voci possano addirittura aumentare. Ridurre le spese militari renderebbe disponibili delle risorse che potrebbero essere utilizzate per potenziare i servizi sanitari e sociali in entrambi i paesi.

Quando hanno parlato subito dopo l’elezione del Presidente Trump lo scorso novembre, i due Presidenti hanno notato che nel 2017 si sarebbe celebrato il 210° anniversario dell’inizio delle relazioni diplomatiche tra Russia e Stati Uniti. Hanno convenuto di lavorare insieme per “il ritorno a una collaborazione pragmatica e reciprocamente proficua nell’interesse di entrambi i paesi”. Auspico seriamente che i due leader, nel ricercare un terreno comune per il dialogo, facciano del disarmo nucleare il pilastro dei programmi dei rispettivi paesi.

Domanda: Quali sfide pensa che il nuovo Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres dovrà affrontare e come ritiene che le gestirà? Come può la persona al vertice delle Nazioni Unite garantire un sostegno sufficiente da parte della comunità internazionale per l’attuazione degli SDGs e dell’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici?

Dr. Daisaku Ikeda: Sin dalla sua istituzione, l’ONU ha visto l’adozione di molte norme e convenzioni internazionali fondamentali, a partire dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Allo stesso tempo, ha dato importanti contributi nello stabilire gli ideali e gli obiettivi per un’azione comune dell’umanità, compresi concetti chiave come lo sviluppo sostenibile e una cultura della pace.

Questi sforzi sono stati parte di ciò che il secondo Segretario Generale dell’organizzazione, Dag Hammarskjöld, chiama “evoluzione creativa” fondata sullo spirito della Carta.

L’ONU ha promosso una maggiore consapevolezza condivisa delle numerose sfide globali che attualmente stiamo affrontando e, ad esempio, negli ultimi anni ha svolto un ruolo fondamentale nell’adozione degli SDGs e dell’accordo di Parigi per combattere il riscaldamento globale.

Ma, come dimostra la crisi dei rifugiati, anche quando esiste un riconoscimento di natura critica di un problema, è spesso difficile stabilire una cooperazione internazionale efficace per la sua risoluzione. Penso che la sfida più grande che l’ONU affronta oggi è quella di come rafforzare e accelerare il passaggio da una consapevolezza condivisa a un’azione condivisa.

In questo senso, sono assolutamente d’accordo con l’enfasi che il Segretario Generale António Guterres ha posto, sulla base del suo mandato decennale come Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, sull’importanza di una “cultura della prevenzione” e sul rendere l’uguaglianza di genere una priorità.

Come dimostra il cambiamento climatico, nessun paese può rimanere immune dagli impatti delle minacce globali. Quindi, realizzare una cultura della prevenzione sarebbe di beneficio a tutti i paesi. Il perseguimento di questo obiettivo offre un forte incentivo per azioni condivise a sostegno degli sforzi delle Nazioni Unite.

Come ho sottolineato nella Proposta di pace di quest’anno, l’uguaglianza di genere non è solo indispensabile nella risoluzione dei conflitti e negli sforzi per la costruzione della pace, ma è essenziale per promuovere gli SDGs su tutti i fronti.

Il Segretario Generale Guterres ha dimostrato una leadership nella realizzazione della parità tra i sessi nelle strutture dirigenziali delle Nazioni Unite, nominando donne come Segretario Generale aggiunto, Sottosegretario Generale, Chef de Cabinet e Senior Advisor on Policy. Accolgo con favore queste azioni.

Sono fiducioso che la concentrazione del nuovo Segretario Generale su una cultura della prevenzione e dell’uguaglianza di genere porterà progressi negli impegni delle Nazioni Unite, come il raggiungimento degli SDGs e l’attuazione dell’accordo di Parigi. A tal fine, come ho già notato, è cruciale che la collaborazione tra l’ONU e la società civile sia rafforzata in tutti i settori. In particolare, credo sia assolutamente indispensabile compiere maggiori sforzi per creare opportunità per il coinvolgimento attivo della gioventù.

Ho grandi aspettative che, sotto la direzione del Segretario Generale Guterres, la collaborazione con la società civile e il coinvolgimento della gioventù mondiale serviranno da fondamento per il rafforzamento delle Nazioni Unite e per la sua evoluzione creativa in futuro.

[IDN-InDepthNews – 15 maggio 2017]

Fotografia: Dr. Daisaku Ikeda. Credit: Seikyo Shimbun

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fonte: http://www.indepthnews.net/index.php/opinion/1142-strengthening-the-un-and-its-creative-evolution-into-the-future