Il trattato sulla messa al bando offre l’opportunità di avere un mondo libero dalle armi nucleari

DI DAISAKU IKEDA

5 giugno 2017

La seconda sessione dei negoziati sul trattato per il divieto delle armi nucleari, di importanza cruciale, avrà luogo a partire dal 15 giugno presso la sede delle Nazioni Unite di New York. Circa 130 paesi, ossia due terzi degli stati membri dell’ONU, hanno partecipato alla prima fase dei negoziati che si è tenuta a fine marzo e che ha dato luogo a un acceso dibattito con la partecipazione attiva della società civile.

Le armi nucleari sono in grado di annientare il genere umano e l’intero ecosistema, e la minaccia che queste costituiscono sta addirittura aumentando. Gli imminenti negoziati mirano a raggiungere una svolta fondamentale in questa situazione.

Noi hibakusha non abbiamo alcun dubbio sul fatto che questo trattato possa cambiare e senz’altro cambierà il mondo”. Questa affermazione, pronunciata durante i negoziati di marzo da un sopravvissuto alla bomba atomica, ha riscosso un lunghissimo applauso da parte di tutti i partecipanti: una chiara manifestazione di un supporto sincero che è condiviso da molte persone, a dispetto di qualsiasi nazionalità.

Il 22 maggio è stato diffuso un progetto di accordo per la convenzione sul divieto delle armi nucleari dalla presidentessa della conferenza di negoziazione. Il progetto, basato su una profonda preoccupazione riguardo alle catastrofiche conseguenze umanitarie di un qualsiasi impiego di armi nucleari, vorrebbe proibirne non solo l’utilizzo, ma anche il possesso e lo sviluppo.

Lo spirito che motiva la convenzione è espresso nel preambolo, che riporta le seguenti parole: “Memori della sofferenza subita dalle vittime dell’uso di armi nucleari (Hibakusha), nonché di coloro che sono stati colpiti dai test delle armi nucleari…”. Questa frase esprime l’ardente desiderio degli hibakusha di tutto il mondo che nessun altro debba mai più soffrire quello che loro hanno sopportato.

Dobbiamo tenere a mente che l’attuale contrapposizione con riguardo alle armi nucleari è il prodotto di specifici processi storici. Non si tratta di un immutabile dato di fatto dell’ordine internazionale.

Infatti, più di 110 stati hanno optato per delle disposizioni in materia di sicurezza che non dipendono dalle armi nucleari, scegliendo di stabilire o far parte di zone libere da armi nucleari. Tra questi ci sono diversi stati che in passato hanno vagliato la possibilità di sviluppare armi nucleari, ma che alla fine hanno desistito.

Dobbiamo affrontare onestamente le politiche di sicurezza che dipendono dalle armi nucleari per quello che rappresentano: un approccio sostanzialmente disumano alla questione della sicurezza, basato sull’eventualità che atrocità come quelle di Hiroshima e Nagasaki possano ripetersi altrove.

È molto spiacevole che gli stati in possesso di armi nucleari e quasi tutti gli stati che fanno affidamento sulla deterrenza estesa esercitata dai loro alleati nucleari, incluso il Giappone, abbiano scelto di non partecipare alla prima fase dei negoziati.

Eppure tutti questi stati, inclusi sia quelli in possesso di armi nucleari sia quelli dipendenti da stati nucleari, hanno dichiarato di condividere una profonda preoccupazione circa le catastrofiche conseguenze umanitarie di un qualsiasi utilizzo di queste armi. Questa preoccupazione condivisa è citata nella bozza di accordo ed era stata inclusa già in precedenza nel documento conclusivo adottato all’unanimità dalla Conferenza di Revisione del Trattato di Non Proliferazione Nucleare (TNP) del 2010.

Sulla base di questa consapevolezza comune, tutti gli stati parte del TNP si sono impegnati “a perseguire politiche che siano del tutto compatibili con il Trattato e l’obiettivo di realizzare un mondo privo di armi nucleari”.

Auspico vivamente che gli imminenti negoziati prendano l’impegno dichiarato come base delle proprie decisioni e, grazie alla partecipazione di un numero sempre maggiore di stati, lo rendano effettivamente tangibile trasformandolo nelle disposizioni di un trattato che metta al bando le armi nucleari.

In un simile contesto la partecipazione degli stati dipendenti da alleati nucleari sarà cruciale, in particolar modo quella del Giappone, l’unica nazione al mondo ad aver sperimentato un attacco atomico durante una guerra.

Nell’aprile del 2016 il Giappone si è unito agli stati nucleari e agli stati da essi dipendenti in occasione del G7 – il Summit dei Ministri degli Esteri tenutosi a Hiroshima – nel rilasciare la seguente dichiarazione: “Condividiamo il profondo desiderio dei cittadini di Hiroshima e Nagasaki che le armi nucleari non vengano mai più impiegate”. Ritengo che il Giappone dovrebbe perorare questa affermazione e decidere di prendere parte alla prossima sessione dei negoziati.

Il desiderio di pace che proviene da Hiroshima e Nagasaki non è altro che il desiderio che nessuno stato diventi obiettivo o artefice di un ulteriore attacco nucleare. Una convenzione che vieti le armi nucleari sancirebbe questa speranza come norma condivisa dall’umanità, e la missione del Giappone è fare tutto il possibile per realizzare tale scopo.

Fino a quando ci saranno arsenali nucleari sul nostro pianeta, saremo costretti a convivere con la minaccia che situazioni di massima allerta come la crisi dei missili di Cuba del 1962 possano verificarsi ancora.

Citando il discorso rivolto nel 1961 dal Presidente degli Stati Uniti d’America John F. Kennedy all’Assemblea Generale dell’ONU, “…preferiamo di gran lunga il diritto mondiale, nell’era dell’autodeterminazione, alla guerra mondiale, nell’era degli stermini di massa”.

Gli sforzi compiuti da molti stati e dai rappresentanti della società civile nell’impegnarsi in un dibattito costruttivo sui contorni di questo trattato possono essere considerati antesignani del modello di “diritto mondiale” prospettato da Kennedy.

Una convenzione che vieti le armi nucleari darebbe uno slancio cruciale alla realizzazione degli obblighi di disarmo previsti dal TNP. La sua adozione genererebbe l’impeto decisivo per abolire le armi nucleari. È quindi fondamentale che questa si realizzi entro la fine della seconda sessione dei negoziati, il 7 luglio.

Il mio desiderio è che questo storico trattato sia adottato in una forma che riflette pienamente le voci della società civile.

 

fonte: http://www.japantimes.co.jp/opinion/2017/06/05/commentary/japancommentary/ban-treaty-offers-chance-world-free-nuclear-arms/#.WUL3fRPyi9b