Lunedì 7 marzo 2011 ore 16:00, presso la libreria Edison Book Store di piazza della Repubblica 27r a Firenze, si è svolta la presentazione del libro “La minaccia nucleare” di Maurizo Simoncelli. Insieme all’autore era presente la professoressa Enza Pellecchia, docente di giurisprudenza all’Università di Pisa. Riportiamo una sua recensione del libro.

 

LA MINACCIA NUCLEARE. L’occidente, l’oriente e la proliferazione alle soglie del XXI secolo, a cura di Maurizio Simoncelli, Ediesse, 2007 minaccia_nucleare

Il volume – pubblicato nella collana Materiali di pace curata dall’Archivio Disarmo (Istituto di Ricerche Internazionali fondato nel 1982 e riconosciuto dall’ONU e dal Ministero degli Affari Esteri) – contiene un agile approfondimento della questione nucleare.

L’approfondimento si snoda attraverso tre capitoli: Il dilemma nucleare (di Maurizio Simoncelli, che è anche curatore del volume); Il pericolo nucleare (di Rosa Massimo); L’arma nucleare del Medio Oriente (di Francesca Dottarelli).

Con l’intento di aiutare il lettore nella comprensione di vicende complesse – spesso rese confuse dall’approssimazione con cui se ne parla sui mezzi di informazione, per lo più concentrati sulle velleità nucleari minacciosamente agitate del presidente iraniano Ahmadinejad – gli Autori ripercorrono l’itinerario storico della proliferazione nucleare; delineano l’evoluzione politica dei Paesi ufficialmente in possesso dell’arma atomica (Usa, Francia, Gran Bretagna, Cina, Russia) e di quelli successivamente aggregatisi al club del nucleare (Israele, India, Pakistan e Corea del Nord); esplorano le possibilità per un’azione mediatrice dell’Unione europea; collocano il “problema iraniano” nella complessa cornice dei mutamenti geostrategici della regione mediorientale, senza dimenticare gli effetti destabilizzanti dell’atomica israeliana (mai ufficialmente dichiarata ma la cui esistenza è considerata pressoché certa).

In particolare, la proliferazione nucleare viene letta in un’ottica sia globale sia regionale: si sottolinea infatti che “la bomba nucleare è oggi un’arma non solo militare, ma anche e forse soprattutto politica, in quanto capace di consentire ad alcuni governi di acquisire uno status di potenza quanto meno regionale nell’ambito di uno spazio geopolitico che oggi si presenta con equilibri assai precari. Le sfide poste dal XXI secolo, connesse alla fine di un quarantennale equilibrio bipolare e ad un quadro multipolare in fieri, esigono un’attenzione e una capacità di previsione politica di alto livello”.

In questo scenario in continua evoluzione e dagli esiti imprevisti ed imprevedibili (come le recenti vicende del nord Africa stanno a dimostrare), una variabile delicatissima è rappresentata dalla “insicurezza energetica”, cioè dalla corsa per accaparrarsi le risorse energetiche. In un’economia mondiale dipendente da energie non rinnovabili (principalmente petrolio e gas) e con l’affacciarsi sulla scena dei c.d. Paesi emergenti e di quelli in via di sviluppo, la domanda di energia è destinata a crescere impetuosamente. “Ad oggi, per accaparrarsi i maggiori rifornimenti possibili, la partita energetica è tutta da giocare e la forza militare può essere una carta da giocare”. Altrettanto grave è la questione delle risorse idriche: “nel XXI secolo il possesso, il controllo e la gestione di una preziosa risorsa come quella idrica appaiono sempre più destinati a suscitare crescenti tensioni in diverse aree del nostro pianeta. (…) In assenza di un’autorità internazionalmente riconosciuta, lo stato militarmente più forte potrà cercare di conquistare anche questo bene prezioso, ancora più fondamentale del petrolio stesso: l’arma nucleare, anche in questo caso, potrebbe essere assai utile nel giro di pochi anni”.

In un simile quadro di problemi, non è certo facile individuare le risposte più adatte. Nel libro si opta allora per un rovesciamento metodologico: prima che le risposte, è più importante individuare i nodi cruciali.

Ebbene, il nodo geopolitico di Israele è un nodo centrale: l’insicurezza di Israele – che Israele cerca di contrastare dotandosi anche di armi nucleari – diviene l’insicurezza di tutta l’area circostante, propagandosi sempre di più, fino a varcare gli oceani. “Solo sciogliendo questo nodo geopolitico è possibile è possibile pensare a un <> in positivo”. Le recenti scelte dell’Iran sono emblematiche in tal senso: “gli attacchi verbali contro Israele sono andati crescendo in parallelo ai passi compiuti in campo nucleare, quasi a voler giustificare questi ultimi proprio in relazione alla presenza e all’esistenza stessa di Israele, contribuendo a un’ulteriore escalation delle tensioni in un’area sempre più vasta”. L’Iran sembra voler assurgere al rango di potenza regionale, grazie anche alla potente arma energetica (il petrolio) di cui dispone e per cui è largamente corteggiata, soprattutto dalla Cina: la stessa collocazione geografica dell’Iran, che da nord si trova a dominare un territorio d’importanza eccezionale quale lo stretto di Hormutz (dal quale ogni giorno passa il 40% delle esportazioni di petrolio del mondo), gioca a favore della “volontà di potenza” manifestata da Teheran.

L’altro nodo cruciale viene individuato nell’estremo oriente: anche qui, la politica di potenza del governo della Corea del Nord, “che attraverso l’arma nucleare vuole avere un nuovo ruolo e una maggiore capacità contrattuale a livello internazionale, ha suscitato nell’area, e in Giappone in particolare, una risposta analoga, creando un effetto domino e quindi un aumento dell’instabilità”. Non solo. Le sfide poste dall’impetuoso sviluppo economico della Cina e dell’India “si vanno saldando al complesso quadro mediorientale proprio attraverso il crescente fabbisogno energetico dei due paesi asiatici. (…) Ed ecco che anche l’arma nucleare, seppur agitata con diversi fini da diversi paesi (Corea del Nord e Giappone), appare rientrare come un importante strumento nel grande gioco geopolitico sullo scacchiere mondiale”.

La partita da giocare è complessa e l’Europa può avere un ruolo chiave: “non solo la questione fondamentale delle risorse energetiche, ma anche i complessi e contraddittori rapporti tra le nuove potenze emergenti e quelle di più antica industrializzazione esigono dalla classe politica occidentale una capacità di superare l’antica tendenza a operare secondo logiche nazionalistiche, che, nonostante tutto, ancora dominano fortemente l’azione degli stati”. L’Unione Europea, pur con tutti in suoi limiti, ha in sé grandi possibilità “proprio per la sua funzione di cerniera tra Occidente e Oriente, Mediterraneo e Africa, con una capacità di mediazione fondamentale che può essere enormemente utile in campo internazionale”.

Proprio la crisi delle Nazioni Unite può rappresentare lo scenario di un’azione il più possibile condivisa per nuove forme di governance mondiale: dal vecchio continente potrebbe arrivare una innovativa risposta sulla questione della proliferazione nucleare. L’Europa potrebbe prendere l’iniziativa per una riduzione significativa degli arsenali esistenti: un’iniziativa europea, sia pure simbolica, potrebbe stimolare Washington e Mosca sulla stessa strada, contribuendo in maniera significativa alla distensione mondiale. L’Europa ha una straordinaria opportunità di azione politica a livello mondiale: non presentandosi come nuova potenza imperiale, bensì “come una forza equilibratrice tra Occidente e Oriente sugli scenari geopolitica mondiali, modello simbolico di una governance per il XXI secolo”.

ENZA PELLECCHIA

2011-03-07_edisonLR

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