I risultati del trattato per la proibizione delle armi nucleari, a un anno dalla firma di 122 nazioni. 

Di Ray Acheson

6 luglio 2018

Il 7 luglio 2017 il mondo ha fatto la storia. Circondati da sopravvissuti alle bombe atomiche, attivisti contro il nucleare, membri della Croce Rossa e funzionari delle Nazioni Unite, 122 governi hanno adottato un nuovo trattato internazionale che ha messo al bando le armi nucleari. Il Trattato per l’abolizione delle armi nucleari (TPNW) vieta ogni attività legata alle armi nucleari, stabilisce misure volte al disarmo, affronta i temi dell’assistenza alle vittime e della bonifica ambientale, prevede che le donne giochino un ruolo equo in tema di riduzione degli armamenti, e riconosce l’impatto sproporzionato che queste armi hanno avuto sulle donne e sulle popolazioni indigene. Adottarlo è stata senz’altro una rivoluzione. Come ha detto Setsuko Thurlow, sopravvissuta alla bomba atomica di Hiroshima, nelle sue osservazioni finali, “Questo è l’inizio della fine delle armi nucleari”.

Certo, le armi nucleari esistono ancora. Certo, la manciata di paesi che ne è in possesso sta ancora investendo miliardi di dollari ogni anno nel rinnovare ed espandere i propri arsenali nucleari. Certo, i leader di queste nazioni – insieme ai propri alleati, che appoggiano il possesso di armi atomiche – continuano a ripetere che non firmeranno “mai” il trattato. Ma è esattamente questo il clima in cui il Trattato per la proibizione delle armi nucleari è stato negoziato e adottato. Ed è stato proprio questo atteggiamento borioso dei paesi in possesso di armi nucleari nei confronti del diritto internazionale, della sicurezza umana e della sopravvivenza del pianeta a ostacolare per più di settant’anni il disarmo nucleare. È stato questo atteggiamento a facilitare una nuova corsa alle armi ed è questo atteggiamento che chi supporta l’abolizione delle armi nucleari vuole fermare.

Nel primo anniversario dell’adozione del trattato c’è spazio per i festeggiamenti ma non per l’autocompiacimento. Proprio come i critici avevano preannunciato, il trattato non ha eliminato le armi nucleari come per magia. Abbiamo sempre saputo che sarebbe stato difficile eliminare le armi nucleari, e, ciò nonostante, dopo appena un anno, il trattato sta già avendo i suoi effetti.

Primo, il Trattato per la proibizione delle armi nucleari ha creato il palcoscenico per rivitalizzare il movimento antinucleare, ad esempio coinvolgendo una nuova generazione di attivisti. L’anno scorso la Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari (ICAN) ha vinto il Nobel per la Pace per aver contribuito alla realizzazione del TPNW. Il premio, che rende merito all’impegno incessante di più generazioni, ha risvegliato maggiore interesse e attenzione verso la campagna contro le armi nucleari. In tutta Europa di recente si sono susseguite manifestazioni contro le armi atomiche, come le barricate davanti alla base aerea militare di Büchel, in Germania, e i raduni di attivisti in tutto il Regno Unito per richiedere al governo di firmare il TPNW (gli attivisti, tra le altre cose, si sono incatenati al cancello della Camera dei Comuni e hanno incoraggiato la Chiesa anglicana a prendere posizione a favore dell’abolizione delle armi nucleari). Sono in programma molte altre dimostrazioni a Bruxelles e nel resto d’Europa in vista del prossimo summit della NATO, che si svolgerà l’11 e il 12 luglio. Negli Stati Uniti, un gruppo di suore ha distribuito materiale informativo sul TPNW di fronte a un silo progettato per il lancio di missili e armi atomiche, mentre alcuni attivisti queer si sono fatti portavoce delle istanze anti-nucleari durante le manifestazioni Pride. In Australia gli attivisti hanno incontrato sindacati e associazioni studentesche e si stanno preparando per portare la medaglia Nobel di ICAN in bici da Melbourne a Canberra per sensibilizzare i cittadini sul TPNW e chiedere al governo australiano di firmarlo.

Nel frattempo, in quei paesi che hanno votato a favore dell’adozione del trattato, in particolare nel Sud del mondo, gli attivisti stanno lavorando fianco a fianco con i governi per far sì che il processo di ratifica proceda con serenità. Fino ad ora, 59 stati hanno firmato il TPNW e 10 lo hanno ratificato. Raggiunte le 50 ratifiche, il Trattato entrerà in vigore. Al momento il tasso di ratifica del TPNW è più veloce di qualsiasi altro trattato multilaterale sulle armi di distruzione di massa, inclusi il Trattato di Non-Proliferazione (TNP), il Trattato sulla messa al bando totale dei test nucleari (CTBT) e l’abolizione di armi chimiche e batteriologiche. La prossima cerimonia di firma del Trattato si svolgerà il 26 settembre 2018, ma diversi governi lo sottoscriveranno ben prima. Di recente, la camera bassa del Parlamento svizzero (il “Consiglio nazionale”) ha votato a favore dell’ingresso nel TPNW, e il Gabinetto della Nuova Zelanda ha deciso di ratificarlo. Altri governi in Africa, America Latina, Sud-est asiatico e Pacifico hanno comunicato che i processi parlamentari e legislativi necessari a portare a termine la ratifica del trattato sono in pieno svolgimento.

Gli attivisti di ICAN, inoltre, hanno lavorato attivamente con i membri del governo, i sindaci e altri funzionari dei comuni per promuovere il TPNW e incentivarne il supporto sia a livello locale sia a livello centrale. Grazie all’impegno della società civile, in tutta Europa i finanziamenti bancari e i fondi pensione statali stanno disinvestendo sulle armi nucleari. Di recente la KBC (una delle principali banche del Belgio) ha annunciato di voler escludere dai propri investimenti tutti i produttori di armi nucleari; la Deutsche Bank ha annunciato di aver ampliato l’esclusione di “sistemi che coinvolgono armi controverse” includendo le aziende che si occupano di armi nucleari, mentre la Norvegia e i Paesi Bassi hanno già ritirato i propri fondi pensione da questo tipo di investimenti. Attivisti in molte città e paesi degli Stati Uniti stanno spingendo affinché le proprie municipalità rispettino il TPNW e ritirino i fondi pensione comunali da investimenti legati alle armi nucleari. In Spagna, il sindaco di Madrid si è espresso a favore del TPNW, mentre il Consiglio comunale di Toronto ha fatto appello al governo canadese affinché aderisca al trattato. La campagna di impegno parlamentare di ICAN, attraverso la quale i rappresentanti eletti promettono di impegnarsi affinché i propri governi sottoscrivano il TPNW, ha già raggiunto oltre 950 firme in più di 30 paesi. Negli USA ha sottoscritto questo impegno Eleanor Holmes Norton, il delegato non votante di Washington, D.C. alla Camera dei rappresentanti.

Gli attivisti, inoltre, stanno lavorando per garantire che in occasioni cruciali il trattato assuma grande rilievo sul palcoscenico internazionale. Sebbene resti ancora da vedere cosa succederà in termini di pace e denuclearizzazione della penisola coreana dopo lo storico incontro tra il presidente sudcoreano Moon Jae-in e il leader della Corea del Nord Kim Jong-un, questo evento ha fornito una buona occasione per promuovere il TPNW come mezzo per realizzarle entrambe. A una conferenza a margine del Summit di Singapore tra la Corea del Nord e gli Stati Uniti, ICAN ha presentato un piano concreto per eliminare le armi nucleari e la loro minaccia d’uso nella regione, facendo appello alla Corea del Nord e a quella del Sud, oltre che agli Stati Uniti, affinché firmino il Trattato per l’abolizione delle armi nucleari.

Abbiamo tante altre occasioni a disposizione per garantire che il TPNW abbia sulle armi nucleari l’impatto desiderato da chi ne ha portato avanti la negoziazione. Stiamo facendo appello agli stati membri della NATO affinché approfittino del prossimo summit per ridiscutere la dottrina in merito alle armi atomiche, non affidandosi più a esse bensì trasformando in azioni concrete gli impegni assunti in tema di disarmo nucleare. In vista del summit, l’International Human Rights Clinic della Harvard Law School ha preparato una serie di nuovi documenti dai quali si evince che gli accordi per la sicurezza attualmente in vigore stipulati da membri della NATO e altri alleati degli Stati Uniti non impediscono a questi stessi stati di entrare nel TPNW; in altre parole, gli ostacoli non sono legali, sono solamente politici. E visto che le voci dei popoli europei si stanno levando ancora una volta a favore del disarmo, è nel migliore interesse della NATO firmare il trattato prima possibile.

Alcuni paesi aderenti alla NATO, come anche altri paesi, stanno ridiscutendo a livello nazionale il proprio rapporto con le armi nucleari. Questo è un altro risultato del TPNW: il processo che ha condotto alla sua approvazione ha contribuito a rivedere il modo in cui parliamo delle armi atomiche.
Tre incontri ospitati in NorvegiaMessico e Austria alla vigilia dei negoziati per la messa al bando delle armi nucleari hanno offerto uno spazio ai governi, alle organizzazioni internazionali e agli attivisti per mettere in piedi le argomentazioni a favore dell’abolizione di quelle armi che causano un danno indiscriminato ai cittadini, alle infrastrutture civili e all’ambiente. Inquadrare il tema in questo modo ha aiutato a sovvertire il predominio delle teorie a favore della deterrenza e di una sicurezza legata alle armi atomiche durante le negoziazioni. Ha permesso inoltre che fossero e siano tutt’ora ascoltate nuove voci e considerati nuovi punti di vista. I rappresentanti di alcune isole del Pacifico e dei Caraibi si stanno pronunciando contro gli stati che detengono armi nucleari, alcuni dei quali hanno effettuato test atomici sui loro territori e sui loro popoli. Il nuovo modo di discutere delle armi atomiche ha contestualizzato – e problematizzato – le pretese degli stati dotati di armi nucleari in termini di potere e di autorità all’interno di tematiche di più ampio raggio, quali l’eredità del colonialismo, la giustizia razziale, la violenza indiscriminata, lo sviluppo sostenibile, la giustizia economica, l’uguaglianza di genere e altri.

Dietro al TPNW ci sono persone che hanno messo in discussione l’idea che le armi nucleari generino sicurezza, favorendo la diminuzione se non l’abbattimento del valore percepito di questo tipo di armi, provocando la riduzione degli incentivi economici alla produzione di armi nucleari, tagliandone il sostegno finanziario, e incoraggiando i governi alleati degli stati in possesso di testate nucleari ad escludere questo tipo di armamenti dalla propria concezione di sicurezza collettiva, facendone una questione di ordine pubblico. La messa al bando delle armi nucleari è riuscita a scuotere le coscienze e a far nascere un dibattito pubblico, a incoraggiare il ritiro degli investimenti dalla produzione di tali armi, e a interrompere la narrativa dominante in termini di armi atomiche.

A coloro che sostengono che il Trattato per la proibizione delle armi nucleari non sia efficace, o che abbia avuto un impatto negativo sulle relazioni internazionali, rispondo: questo trattato è ciò che noi ne facciamo. Ha rappresentato un sincero tentativo di cambiare il mondo, ma sta a tutti noi che desideriamo sinceramente l’abolizione delle armi nucleari, che vogliamo un mondo più sicuro basato sull’uguaglianza e sul rispetto, prendere questo trattato e farlo funzionare a beneficio dell’umanità. Come ha detto Setsuko Thurlow il 7 luglio dello scorso anno nel suo accorato appello, “Ai capi di governo in tutto il mondo, vi supplico: se amate questo pianeta, firmate il trattato!”.

RAY ACHESON
Ray Acheson è la direttrice di Reaching Critical Will, il progetto a favore del disarmo della Lega internazionale delle donne per la pace e per la libertà(WILPF). Rappresenta WILPF nel gruppo direttivo internazionale di ICAN.

fonte: https://www.thenation.com/article/prohibiting-nuclear-weapons-changed-world/