Pubblichiamo il discorso di Beatrice Fihn, direttrice esecutiva della Campagna Internazionale per l’Abolizione delle armi Nucleari (ICAN), che ha vinto il Nobel per la Pace 2017, come diffuso dalla Fondazione Nobel.

Vostre Maestà,

Membri del Comitato per il Nobel norvegese,

Stimati ospiti,

è un grande onore oggi accettare il Premio Nobel per la Pace 2017 a nome delle migliaia di persone ispiratrici che compongono ICAN, la Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari.

Insieme abbiamo condotto la democrazia verso il disarmo e stiamo riscrivendo il diritto internazionale.

Ringraziamo sentitamente il Comitato per il Nobel norvegese per aver riconosciuto il nostro lavoro e aver dato impulso alla nostra causa fondamentale.

Vogliamo dare riconoscimento a coloro che con generosità hanno donato a questa campagna il loro tempo e le loro energie.

Ringraziamo i coraggiosi Ministri degli Esteri, i diplomatici, tutto lo staff della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, i funzionari delle Nazioni Unite, gli accademici e gli esperti con i quali abbiamo collaborato allo scopo di avanzare nel nostro obiettivo comune.

E ringraziamo tutti coloro che si impegnano per liberare il pianeta da questa terribile minaccia.

In svariati luoghi di tutto il mondo – all’interno di silo sepolti sotto terra, su sottomarini che navigano gli oceani, e a bordo di aerei che volano in alto nei cieli – sono tutt’ora collocati 15.000 oggetti per la distruzione dell’umanità.

Forse è la misura spropositata di questa circostanza, forse è l’inimmaginabile calibro delle sue conseguenze, che portano molti di noi ad accettarla semplicemente come una dura realtà, ad affrontare la vita quotidiana senza pensare agli strumenti di follia che ci circondano.

Perché è follia permettere a noi stessi di essere dominati da queste armi. Molti tra coloro che si oppongono a questo movimento sostengono che siamo noi quelli irrazionali, quelli idealisti che non guardano in faccia la realtà. Sostengono che gli stati nucleari non rinunceranno mai alle loro armi.

Ma siamo noi a rappresentare l’unica scelta razionale. Rappresentiamo coloro che si rifiutano di accettare le armi nucleari come un dato di fatto nel nostro mondo, coloro che si rifiutano di tenere il proprio destino legato alle poche righe di un codice di lancio.

È la nostra l’unica realtà possibile. L’alternativa è impensabile.

La storia delle armi nucleari avrà comunque una fine, e quale sarà questa fine dipende da noi.

Sarà la fine delle armi nucleari, o sarà la nostra fine?

Succederà una di queste due cose.

L’unica linea di condotta razionale è quella di smettere di vivere in una condizione per cui si è sempre a un passo dalla reciproca distruzione a causa di un capriccio impulsivo.


Oggi voglio parlarvi di tre cose: della paura, della libertà, e del futuro.

Per stessa ammissione di coloro che le posseggono, la reale utilità delle armi nucleari sta nella loro capacità di indurre paura. Quando fanno riferimento al loro effetto “deterrente”, i sostenitori delle armi nucleari celebrano la paura come arma di guerra.

Si gonfiano il petto dichiarandosi pronti a sterminare, in un lampo, innumerevoli migliaia di vite umane.

Nel 1950 il Premio Nobel William Faulkner, nel discorso in occasione del ricevimento del premio, disse: “C’è solo la domanda: «quando mi faranno saltare in aria?»”. E tuttavia, da allora, questa paura universale ha lasciato il posto a qualcosa di ancora più pericoloso: la negazione.

Non c’è più la paura della fine del mondo in un attimo, non c’è più l’equilibrio tra due blocchi usato per giustificare la deterrenza, non ci sono più i rifugi antiatomici.

Ma una cosa rimane: le migliaia e migliaia di testate nucleari che ci hanno riempiti di questa paura.

Il rischio di impiego di un’arma nucleare oggi è perfino maggiore rispetto alla fine della Guerra Fredda. Ma a differenza della Guerra Fredda, oggi ci troviamo di fronte a tanti altri stati dotati di armi nucleari, a terroristi e a guerre cibernetiche. Tutto ciò ci rende meno sicuri.

Imparare a convivere con queste armi in preda a una noncurante accettazione è stato il nostro secondo grande errore.

La paura è razionale. La minaccia è reale. Finora abbiamo evitato una guerra nucleare non grazie a una leadership prudente, ma per pura fortuna. Se non agiamo, prima o poi questa fortuna si esaurirà.

Un momento di panico o di disattenzione, un commento frainteso o un ego ferito potrebbero con facilità condurci inevitabilmente alla distruzione di intere città. La pianificazione di un’escalation militare potrebbe portare a un indiscriminato assassinio di massa di civili.

Se fosse impiegata anche solo una piccola parte dell’arsenale nucleare di oggi, il fumo e la fuliggine sprigionati dalle tempeste di fuoco si diffonderebbero nell’atmosfera raffreddando, oscurando e prosciugando la superficie terrestre per oltre un decennio.

Intere colture alimentari ne sarebbero distrutte, e miliardi di vite umane sarebbero a rischio per via delle carestie.

Eppure continuiamo a vivere nella negazione di questa minaccia esistenziale.

Nel suo discorso per il Nobel Faulkner ha anche lanciato una sfida ai posteri. Solo diventando la voce dell’umanità, ha detto, possiamo sconfiggere la paura – possiamo aiutare l’umanità a sopravvivere.

Il compito di ICAN è di essere quella voce, la voce dell’umanità e delle leggi umanitarie; far sentire la propria voce a nome delle persone comuni. Dando voce a quella prospettiva umanitaria creeremo la fine della paura, la fine della negazione. E in ultimo, la fine delle armi nucleari.


Questo mi porta al secondo punto: la libertà.

Come ha affermato l’IPPNW – International Physicians for the Prevention of Nuclear War, la prima organizzazione contro le armi nucleari a vincere questo premio – su questo palco nel 1985:

“Noi medici ci dichiariamo indignati dal fatto che il mondo intero sia tenuto in ostaggio. Protestiamo contro l’oscenità morale di essere tutti costantemente sottoposti alla minaccia di estinzione”.

Queste parole suonano vere ancora oggi, nel 2017.

Dobbiamo rivendicare la libertà di non vivere la nostra vita come ostaggi di un imminente annientamento.

Gli uomini – non le donne! – hanno creato le armi nucleari per controllare gli altri, ma invece siamo noi a essere soggiogati da esse.

Ci hanno fatto false promesse, come ad esempio che rendere gli effetti dell’uso di queste armi così inconcepibili avrebbe portato a ripudiare ogni conflitto; che ci avrebbero mantenuto lontani dalla guerra.

Ma lungi dall’impedire la guerra, durante la Guerra Fredda queste armi ci hanno condotto più volte sull’orlo del precipizio. E in questo secolo, queste armi continuano ad avvicinarci alla guerra e al conflitto.

In Iraq, Iran, Kashmir, Corea del Nord. La loro esistenza spinge altri stati a unirsi alla corsa nucleare. Non ci tengono al sicuro, causano conflitti.

Come il premio Nobel per la Pace Martin Luther King Jr le ha definite da questo stesso palco nel 1964, queste armi sono “sia genocide che suicide”.

Sono come una pistola in mano a un folle, puntata perennemente alla nostra tempia. Queste armi avrebbero dovuto mantenerci liberi, e invece negano le nostre libertà.

Essere governati da queste armi è un affronto alla democrazia. Ma sono solo armi. Sono solo strumenti. E così come sono state create dal contesto geopolitico, possono essere altrettanto facilmente eliminate in un contesto umanitario.


Questo è il compito che ICAN si è prefissata – e il terzo punto di cui vorrei parlare, il futuro.

Oggi ho l’onore di condividere questo palco con Setsuko Thurlow, che ha fatto del testimoniare gli orrori della guerra nucleare la propria la missione di vita.

Lei e gli altri hibakusha hanno vissuto l’inizio di questa storia, e la nostra sfida comune è assicurare che siano testimoni anche della sua fine.

Come testimoni, rivivono continuamente il loro doloroso passato affinché noi possiamo creare un futuro migliore.

Esistono centinaia di organizzazioni che insieme, come ICAN, stanno compiendo grandi passi avanti verso quel futuro.

Esistono migliaia di instancabili attivisti nel mondo che si impegnano ogni giorno per raccogliere questa sfida.

Esistono milioni di persone in tutto il mondo al fianco di quegli attivisti che mostrano ad altre centinaia di milioni di persone che un futuro diverso è davvero possibile.

Coloro che ritengono che un tale futuro non sia possibile devono farsi da parte e non intralciare il cammino di coloro che lo stanno rendendo una realtà.

Come risultato dell’impegno della società civile, attraverso le azioni della gente comune, quest’anno ciò che era solamente ipotetico ha compiuto un grande passo verso la concretezza: 122 nazioni hanno negoziato e portato a termine un trattato ONU che ha reso illegali queste armi di distruzione di massa.

Il Trattato per la messa al bando delle armi nucleari rappresenta il sentiero da percorrere in un momento di grande crisi globale. È una luce in un periodo buio.

E oltre a ciò ci offre una scelta.

La scelta tra i due finali: la fine delle armi nucleari o la nostra fine.

Non è ingenuo credere nella prima opzione. Non è irrazionale pensare che gli stati in possesso di armi nucleari possano disarmarsi. Non è idealistico credere nella vita invece che nella paura e nella distruzione; è una necessità.


Tutti noi siamo di fronte a questa scelta. E faccio appello a tutte le nazioni affinché aderiscano al Trattato di messa al bando delle armi nucleari.

Stati Uniti, scegliete la libertà anziché la paura.

Russia, scegli il disarmo anziché la devastazione.

Gran Bretagna, scegli l’esercizio del diritto anziché l’oppressione.

Francia, scegli i diritti umani anziché il terrore.

Cina, scegli la ragione anziché l’irragionevolezza.

India, scegli il senno anziché l’insensatezza.

Pakistan, scegli la logica anziché la catastrofe.

Israele, scegli il buon senso anziché la distruzione.

Corea del Nord, scegli la saggezza anziché la rovina.

Alle nazioni che credono di essere al sicuro sotto l’ombrello delle armi nucleari, volete essere complici della vostra stessa distruzione e della distruzione di altri in vostro nome?

A tutte le nazioni: scegliete la fine delle armi nucleari anziché la nostra fine!

Questa è la scelta che il Trattato di messa al bando delle armi nucleari rappresenta. Sottoscrivete questo Trattato.

Noi cittadini viviamo sotto l’ombrello della menzogna. Queste armi non ci mantengono al sicuro, stanno contaminando la nostra terra e la nostra acqua, avvelenano i nostri corpi e tengono in ostaggio il nostro diritto alla vita.

A tutti i cittadini del mondo: siate al nostro fianco e fate appello al vostro governo affinché si schieri dalla parte dell’umanità firmando questo trattato. Non ci fermeremo fino a quando tutti gli stati non avranno aderito, rimanendo dalla parte della ragione.


Nessuna nazione al giorno d’oggi si vanta di possedere armi chimiche.

Nessuna nazione sostiene che sia accettabile, in circostanze estreme, usare il gas nervino Sarin.

Nessuna nazione proclama di avere diritto a scatenare la peste o la poliomielite contro un suo nemico.

Ciò accade perché essendo state stabilite delle norme internazionali il modo di percepire queste armi è cambiato.

E adesso, finalmente, abbiamo un’inequivocabile norma contro le armi nucleari.

I più grandi balzi in avanti non iniziano mai da un accordo universale.

Ogni nuovo firmatario e ogni nuovo anno che passa, faranno affermare questa nuova realtà.

Questa è la strada da percorrere. C’è un solo modo per impedire l’uso di armi nucleari: proibirle ed eliminarle.


Le armi nucleari, come le armi chimiche, le armi biologiche, le bombe a grappolo e le mine antiuomo prima di esse, ora sono illegali. La loro esistenza è immorale. La loro abolizione è nelle nostre mani.

La fine è inevitabile. Ma sarà la fine delle armi nucleari o la nostra fine? Dobbiamo fare una scelta.

Siamo un movimento per la sensatezza. Per la democrazia. Per la libertà dalla paura.

Siamo attivisti di 468 organizzazioni che lavorano per salvaguardare il futuro, e rappresentiamo la maggioranza morale: i miliardi di persone che scelgono la vita anziché la morte, e che insieme vedranno la fine dell’era delle armi nucleari.

Grazie.

 

link fonte: https://www.nobelprize.org/nobel_prizes/peace/laureates/2017/ican-lecture_en.html