di Tariq Rauf, Direttore del Programma Disarmo, Controllo e Non Proliferazione delle Armi presso il SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute)

Alla fine del 2016, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato con ampia maggioranza la Risoluzione 71/258 del 23 dicembre 2016, per convocare nel 2017 una conferenza ONU e negoziare uno  “strumento giuridicamente vincolante che vieti le armi nucleari e porti alla loro totale eliminazione”. Il voto si è concluso con 113 stati a favore, 35 contro e 13 astenuti. Quattro dei cinque stati detentori di armi nucleari – Francia, Russia, Regno Unito e Stati Uniti d’America – hanno votato contro la risoluzione, insieme alla maggioranza degli stati membri della NATO e ad Australia, Israele, Giappone e Corea del Sud, che fanno tutti affidamento sul ruolo di garante svolto dagli Stati Uniti con la sua politica nucleare. È interessante notare come la Corea del Nord abbia votato a favore della risoluzione, mentre tra gli astenuti c’erano Cina (il solo stato nucleare che non abbia votato contro), India, Pakistan e Svizzera.

Il 16 febbraio 2017, presso la sede dell’ONU a New York, si è tenuto un primo incontro organizzativo, con la partecipazione di oltre 100 stati riuniti per pianificare lo svolgimento della conferenza. Elayne Whyte Gomez, ambasciatrice del Costa Rica, è stata scelta come Presidente della conferenza, che, come stabilito dalla Risoluzione 71/258, si terrà dal 27 al 31 marzo e dal 15 giugno al 7 luglio. Durante l’incontro si sono anche definiti il programma della conferenza e il suo regolamento interno. Verranno applicate le stesse regole dell’Assemblea Generale dell’ONU, che richiede una maggioranza di due terzi su questioni sostanziali e una maggioranza semplice sulle questioni formali, per cui nessuno stato sarà in grado da solo di ostacolare la decisione di rendere illegali le armi nucleari.

La spinta verso i negoziati per uno strumento giuridicamente vincolante che vieti le armi nucleari, proveniente da una nutrita schiera di stati non nucleari, ha portato alla luce le forti divergenze esistenti tra le potenze atomiche ma anche i disallineamenti tra le fila degli stati non-nucleari. Gli stati appartenenti ad alleanze in possesso di armi nucleari come la NATO e gli alleati degli USA nel Pacifico, insieme alla Russia, si oppongono con veemenza a qualsiasi negoziato per un trattato multilaterale che vieti le armi nucleari, pur offrendo il loro supporto per il raggiungimento di un mondo libero da armi nucleari, da realizzarsi attraverso un approccio “graduale” e “progressivo” e senza una tabella di marcia ben definita.

Le tre precedenti conferenze internazionali (Oslo 2013, Nayarit 2014 e Vienna 2015) hanno risvegliato l’opinione pubblica mondiale a una profonda preoccupazione per la minaccia globale costituita dall’esistenza delle armi nucleari e per le devastanti conseguenze umanitarie di un’esplosione atomica. In considerazione di tali rischi, la maggioranza degli stati non nucleari ha sottolineato l’urgenza dell’intervento di tutti gli stati per la creazione di un mondo libero da armi nucleari, prendendo atto che fino a quel momento il progresso verso il disarmo nucleare era stato molto lento. Questi stati hanno altresì sottolineato che il Trattato di Non-Proliferazione (TNP) del 1968 aveva di fatto obbligato gli stati detentori al disarmo ma, a oltre 50 anni dalla ratifica del TNP, tale obbligo non era mai stato rispettato e non c’era alcun segnale che ciò sarebbe accaduto in futuro.

Inoltre la maggioranza degli stati non in possesso di armi nucleari ha fatto presente che non esisteva alcuna legislazione in merito al divieto e all’eliminazione delle armi nucleari, dal momento in cui non c’era alcun trattato relativo al disarmo nucleare sulla falsariga della Convenzione delle armi biologiche del 1972 e la Convenzione sulle armi chimiche del 1993 che vietavano rispettivamente le armi biologiche e chimiche e imponevano la loro totale eliminazione. Di conseguenza questi stati hanno proposto quattro approcci differenti per il raggiungimento di un mondo libero dalle armi nucleari: (a) una convenzione sulle armi nucleari omnicomprensiva; (b) un trattato di messa al bando delle armi nucleari; (c) un accordo quadro; e (d) un approccio progressivo basato su “mattoni” costituiti da misure legali e non, così come da misure che mirino a rafforzare la fiducia.

Alcuni stati membri della NATO hanno risposto che non esiste alcun vuoto giuridico e che il TNP  ha fornito le basi essenziali per il perseguimento del disarmo nucleare. Hanno sottolineato che il contesto di sicurezza internazionale, l’attuale situazione geopolitica e il ruolo delle armi nucleari nelle esistenti dottrine relative alla sicurezza, dovrebbero essere prese in considerazione al fine di favorire dei provvedimenti efficaci per il disarmo nucleare, e come tale, un trattato sulla messa al bando delle armi nucleari, non rientra nei loro interessi di sicurezza nazionale. Questi stati hanno inoltre affermato che un trattato sulla messa al bando delle armi nucleari creerebbe confusione riguardo alla implementazione del TNP e complicherebbe l’adempimento dei relativi obblighi per il disarmo nucleare.

In realtà, un trattato di messa al bando non intaccherebbe in alcun modo il TNP. Gli stati coinvolti continuerebbero a essere legati al TNP e vincolati alla sua completa realizzazione. Un trattato di messa al bando delle armi nucleari potrebbe andare oltre il TNP e proibire la detenzione delle stesse e il loro utilizzo (incluso negli stati stranieri, come per esempio Belgio, Italia, Paesi Bassi e Turchia, che ospitano armi nucleari statunitensi sotto la protezione della NATO). Così come il Trattato sulla messa al bando parziale degli esperimenti nucleari (1963), che vieta gli esperimenti di esplosioni nucleari nell’atmosfera, nello spazio e nell’ambiente sottomarino, non contrasta con il Trattato di messa al bando totale degli esperimenti nucleari (1996), che vieta ogni tipo di test nucleare, un trattato per la messa al bando delle armi nucleari non contrasterebbe con il TNP.

Tutti i segnali fanno pensare che i negoziati che si terranno a marzo e giugno-luglio saranno carichi di divergenze fra gli stati partecipanti non a favore delle armi nucleari. Si teme che gli stati membri della NATO e quelli alleati contro le armi nucleari, che potrebbero partecipare, interferiranno e complicheranno le discussioni nell’interesse degli stati a favore. Una faglia ulteriore potrebbe formarsi tra gli stati contro le armi nucleari, i quali sarebbero per una normativa breve e rapida che istituisca un trattato che vieti le armi nucleari, e quegli stati che potrebbero preferire un trattato più dettagliato con disposizioni per il controllo.

La partecipazione da parte della società civile alla conferenza delle Nazioni Unite di marzo e giugno-luglio potrebbe costituire per la prima volta un aspetto molto importante durante i negoziati multilaterali riguardo un trattato sulle armi nucleari. Tuttavia, alcuni stati hanno già sollevato preoccupazioni in occasione della riunione organizzativa di febbraio in merito alla partecipazione della società civile e potrebbero tentare di limitare la sua influenza o partecipazione.

Rimane ancora da vedere se il 2017 sarà l’anno che alla fine vedrà abolite le armi nucleari o se lo sforzo di realizzare questo obiettivo verrà ostacolato.

 

fonte: https://www.sipri.org/commentary/essay/2017/2017-year-which-nuclear-weapons-could-be-banned?utm_content=buffer62022&utm_medium=social&utm_source=facebook.com&utm_campaign=buffer

Cari Amici, ho appena aderito alla campagna Senzatomica per il sostegno dell’Italia all’abolizione delle armi nucleari. Fallo anche tu: www.senzatomica.it/goodbyenukes/

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