BERLINO (IDN) – Il 2015 segna il 70esimo anniversario dei bombardamenti atomici su Hiroshima e Nagasaki, e promette di essere un anno cruciale per l’avanzamento verso un mondo senza armi nucleari. Nonostante i fatti siano che il movimento globale per la messa al bando delle bombe sta acquisendo sempre più forza, i tentativi di aprire un nuovo capitolo nella corsa agli armamenti nucleari non dovrebbero essere sottovalutati, basta guardare agli sviluppi avvenuti nel 2014.

Un segno della crescente consapevolezza della necessità di abolire le armi atomiche sta nel fatto che 155 governi – più dell’80% dei membri delle Nazioni Unite – hanno sostenuto la Dichiarazione Congiunta sulle conseguenze umanitarie delle armi nucleari presentata all’Assemblea Generale nell’ottobre 2014. La visione fortemente espressa nella Dichiarazione Congiunta, ovvero che è “nell’interesse della sopravvivenza stessa dell’umanità che le armi nucleari non vengano mai più usate, in nessuna circostanza,” esprime il crescente consenso dell’umanità, ha notato Daisaku Ikeda, presidente della Soka Gakkai Internazionale (SGI), un instancabile sostenitore di un mondo libero dalle armi nucleari.

I governi rappresentanti di 44 dei 158 stati che hanno partecipato nei giorni 8 e 9 dicembre alla Conferenza internazionale di Vienna sull’impatto umanitario delle armi nucleari, hanno affermato che, finché esistono le armi nucleari, il rischio che vengano utilizzate di proposito, per un errore di calcolo o follia, o per un errore tecnico o umano rimane reale. Gli stati che hanno espresso il loro supporto alla stipulazione di un trattato per la messa al bando alla Conferenza di Vienna comprendono: Austria, Bangladesh, Brasile, Burundi, Ciad, Colombia, Congo, Costa Rica, Cuba, Ecuador, Egitto, El Salvador, Ghana, Guatemala, Guinea Bissau, il Vaticano, Indonesia, Giamaica, Giordania, Kenya, Libia, Malawi, Malesia, Mali, Messico, Mongolia, Nicaragua, Filippine, Qatar, Saint Vincent e le Grenadine, Samoa, Senegal, Sud Africa, Svizzera, Thailandia, Timor Est, Togo, Trinidad e Tobago, Uganda, Uruguay, Venezuela, Yemen, Zambia e Zimbabwe.

Facendo eco ai sentimenti universali, Papa Francesco in un messaggio alla conferenza per le armi nucleari ha detto che devono essere “messe al bando una volta per tutte”. Nel messaggio, consegnato dall’arcivescovo Silvano Maria Tomasi, Papa Francesco ha detto ai quasi 1000 partecipanti rappresentanti i 158 stati e ad oltre 200 organizzazioni della società civile che: “Un mondo senza armi nucleari è un obiettivo condiviso da tutte le nazioni e richiesto da tutti i leader mondiali, oltre ad essere l’aspirazione di milioni di uomini e donne. Il futuro e la sopravvivenza dell’umanità dipendono dall’andare oltre l’ideale e assicurarci che questo diventi una realtà.”

La conferenza di Vienna è stata la terza dopo quella di Oslo (Norvegia) riunitasi nel 2013 e quella di Nayarit (Messico) all’inizio del 2014. A differenza delle conferenze precedenti, hanno partecipato anche gli Stati Uniti e la Gran Bretagna – due dei cinque membri del club nucleare, insieme a Francia, Russia e Cina. Inoltre, ha preso parte all’incontro anche un rappresentante non ufficiale dalla Cina. Due altri stati dotati di armi nucleari, India e Pakistan, che avevano preso parte ai due incontri precedenti, erano presenti anche a Vienna. Rispondendo all’appello di 44 stati per la messa al bando della bomba, l’Austria ha consegnato la “Promessa austriaca” in cui si è impegnata a lavorare per “colmare il vuoto giuridico per la proibizione e l’eliminazione delle armi nucleari” e ha promesso di “cooperare con tutti i diretti interessati per raggiungere questo scopo”.

Onore all’Austria

Come gesto di lode per la promessa austriaca, l’Arms Control Association (ACA) (Associazione per il controllo delle armi), con sede a Washington, ha nominato il Direttore per il controllo delle armi, la non proliferazione e il disarmo dell’Austria, l’ambasciatore Alexander Kmentt, “Persona dell’anno per il controllo delle armi ” del 2014. L’8 gennaio, l’ACA ha annunciato che Kmennt ha ricevuto il più alto numero di voti in un sondaggio online. “All’ambasciatore Kmentt va l’enorme merito di aver reso la terza conferenza sull’impatto umanitario delle armi nucleari la più inclusiva ed estesa finora,” ha affermato Daryl G. Kimball, direttore esecutivo dell’Arms Control Association. “La conferenza di Vienna ha trasformato il discorso internazionale sulle armi nucleari e ha stabilito una rinnovata urgenza negli sforzi di andare verso un mondo libero dalle armi nucleari,” ha detto. “La maggior parte degli Stati Parte del TNP (Trattato di non proliferazione nucleare) si aspetta che l’imminente Conferenza di Revisione che si terrà a maggio tenga conto delle sentenze e conclusioni della conferenza di Vienna e inciti gli stati dotati di armi nucleari a fare progressi più rapidi in virtù dei loro impegni previsti nell’articolo VI del TNP,” ha aggiunto Kimball.

L’NTP, che è entrato in vigore nel marzo del 1970, ha lo scopo di inibire la diffusione delle armi nucleari. I suoi 190 Stati Parte sono classificati in due categorie: gli stati dotati di armi nucleari (NWS), tra cui Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Regno Unito, e gli stati non dotati di armi nucleari (NNWS). In virtù del trattato, i cinque NWS si impegnano a perseguire il disarmo completo e generale, mentre i NNWS acconsentono a rinunciare allo sviluppo o all’acquisizione di armamenti nucleari. L’articolo VI prevede che i NWS si impegnino a “proseguire in buona fede i negoziati sulle misure efficaci relative alla cessazione della corsa agli armamenti nucleari al più presto e al disarmo nucleare, e su un trattato sul disarmo completo e generale sotto un severo ed efficace controllo internazionale.”

Membro del Consiglio PNND Ministro degli affari esteri europei

Un altro importante cambiamento che ha dato nuovo slancio al movimento per un mondo libero da armi nucleari è stato la nomina del Ministro degli Affari Esteri italiano Federica Mogherini ad Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, che ha preso il posto della britannica Catherine Ashton. La Mogherini ha avuto un ruolo attivo all’interno del gruppo PNND (Parlamentari per la Non-proliferazione Nucleare e il Disarmo Nucleare), sostenendo una serie di iniziative promosse dai membri del PNND come ad esempio la Dichiarazione dei Parlamentari a supporto di una Convenzione sulle armi nucleari e la Dichiarazione parlamentare congiunta per un Medio Oriente libero dalle armi nucleari e da tutte le altre armi di distruzione di massa.

Ha tenuto discorsi a molti eventi organizzati dal gruppo PNND e ha condotto iniziative all’interno del parlamento italiano tra cui una risoluzione adottata all’unanimità nel giugno 2009, la quale supportava la Proposta in cinque punti del Segretario Generale delle Nazioni Unite per il disarmo nucleare (cfr. “Italian Parliament adopts disarmament resolution”). La Mogherini è membro del PNND sin dal suo ingresso nel Parlamento italiano nel 2008, e dal 2010 è attiva nel Consiglio Internazionale del PNND. Nel frattempo è diventata membro della Rete di leadership europea per il disarmo e la non-proliferazione nucleare multilaterale, e del Gruppo di Persone Eminenti per il CTBT (“Comprehensive Test Ban Treaty”, Trattato della messa al bando totale degli esperimenti nucleari).

Il PNND ha collaborato anche con suo marito, Matteo Rebesani, uno degli organizzatori dei Summit dei Nobel per la Pace, in particolare per elaborare un programma di attività dei Summit che includesse il tema del disarmo nucleare e per favorire la cooperazione tra i vincitori del Nobel per la Pace sempre sul tema del disarmo nucleare (cfr. “Parliamentarians and Nobel Laureates advance nuclear abolition”).

La ‘deterrenza nucleare’

Se da un lato questi e altri sviluppi giustificano uno speranzoso ottimismo rispetto al fatto che il 2015 potrebbe diventare una pietra miliare sulla strada verso un mondo libero dal nucleare, la tensione nei rapporti tra Stati Uniti e Russia nei confronti dell’Ucraina fa riflettere su quanto il concetto di ‘deterrenza nucleare’ continui ancora a pesare. I sostenitori di questa teoria ritengono che il possesso di armi nucleari da parte di un governo sia atto a dissuadere gli altri stati dall’attaccare per primi con le loro armi nucleari, per via della minaccia di ritorsioni e della probabile distruzione mutua assicurata (MAD).

Secondo un articolo pubblicato il 17 dicembre scorso dalla rivista Sputnik, Mikhail Gorbachev, l’ultimo leader sovietico, considera ancora oggi la presenza di arsenali nucleari un fattore cruciale in tema di sicurezza internazionale. In un’intervista al canale russo RTTV, ha dichiarato che è necessario a tutti i costi impedire che tali armi possano cadere nelle mani degli estremisti. “Non sono d’accordo con quelli che pensano che la minaccia nucleare non funzioni più come deterrente. Oggi siamo ancora più consapevoli di ciò che sono [capaci di provocare] sia le armi che il potere nucleare”, avrebbe detto. Gorbachev ha citato il missile balistico intercontinentale R-36M (anche detto SS-18 ‘Satan’) in possesso della Russia, il quale avrebbe una potenza “di cento Chernobyl”, come esempio del perché le armi nucleari restino un fattore cruciale in tema di sicurezza internazionale. Ha poi rimarcato l’esigenza di impedire a tutti i costi che tali armi possano cadere nelle mani degli estremisti.

Pochi giorni prima, il presidente russo Vladimir Putin aveva sottolineato l’importanza di mantenere la capacità di deterrenza nucleare del paese a causa dei crescenti rischi per la sicurezza. Tra gli ultimi atti del 2014, il 26 dicembre il presidente Putin ha firmato la nuova dottrina militare russa. In linea di principio la dottrina militare, una dichiarazione ufficiale sulle strategie di difesa nazionale, viene regolarmente aggiornata e resa pubblica. L’ultima revisione era in vigore dal febbraio 2010.

Il 31 dicembre uno degli autori della rivista The National Interest, Dmitri Trenin, ha scritto: “All’approssimarsi della pubblicazione del testo si andavano diffondendo cattivi presagi. Secondo alcuni, gli Stati Uniti e i loro alleati facenti parte della NATO sarebbero stati formalmente designati come probabili avversari della Russia. Altri, sulla base di osservazioni fatte da un vecchio generale in servizio, si aspettavano che la Russia volesse adottare la strategia dell’attacco nucleare preventivo. Sul documento pubblicato non c’è traccia di simili disposizioni; di fatto, però, la nuova dottrina rispecchia fedelmente la profonda trasformazione che è avvenuta nel corso del 2014 nella politica estera russa e nell’atteggiamento del paese nei confronti della difesa e della sicurezza nazionale.”

Trenin sostiene che, fondamentalmente, per il Comandate Supremo russo Putin e per i suoi generali, ammiragli e ufficiali di sicurezza, nel 2014 la guerra ha smesso di essere un rischio ed è diventata una triste realtà. La Russia ha dovuto impiegare le sue forze militari in Ucraina, verosimilmente il vicino di casa più importante che ha in Europa. Il conflitto ucraino, dal punto di vista di Mosca, riflette la realtà di fondo dell’“intensificazione della competizione globale” e la “rivalità tra diversi orientamenti di valore e modelli di sviluppo”.

“C’è stato un tempo in cui le armi nucleari erano considerate il modo migliore per prevenire una guerra mondiale. Non è più così,” dice uno degli osservatori della Conferenza di Vienna. “I sostenitori del disarmo, tra cui la Croce Rossa, Papa Francesco, e, che ci si creda o no, Henry Kissinger, dicono che è un’idea sbagliata” e che la deterrenza oggi funziona in un mondo multipolare in cui, al contrario, la presenza di armi nucleari è soltanto un incentivo per la proliferazione delle stesse, poiché i paesi più piccoli cercano di avvantaggiarsi rispetto ai loro antagonisti locali [dotandosi di ulteriori armi nucleari].

Il 17 dicembre, rivolgendosi agli esperti riunitisi a Ginevra, Robert Wood, rappresentante speciale degli Stati Uniti alla Conferenza sul Disarmo, ha detto: “Guardando al futuro, la politica degli Stati Uniti resta quella di raggiungere la pace e la sicurezza di un mondo senza armi nucleari. E ci si prospettano nuove sfide man mano che valutiamo come eliminare responsabilmente l’ultimo 15% di queste armi. Via via che i numeri si fanno sempre più piccoli, fino ad arrivare allo zero mondiale, dobbiamo in cambio diventare rigorosamente certi e fiduciosi che tutti stiano portando a termine ciò in cui si sono impegnati.”

“Considerando i prossimi obiettivi di riduzione – ha aggiunto – gli Stati Uniti credono che ci si debba concentrare su misure responsabili che possano essere affidabili e verificabili. Col senno delle nostre esperienze passate, continueremo ad andare avanti definendo un passo dopo l’altro. Dato che non disponiamo di una sequenza di passi predefinita, e che peraltro dovremmo impegnarci a progredire su sentieri molteplici, non ci sarà modo di eludere la contingenza e astenerci dal duro lavoro di prepararci alle sfide di disarmo tecnico e politico che il futuro ci porterà in serbo. Pazienza e perseveranza saranno richieste a tutte le parti del Trattato di non proliferazione nucleare, sia all’interno del gruppo P5 (Stati Uniti, Russia, Francia, Regno Unito e Cina) che fuori da esso.” [IDN-InDepthNews – 9 gennaio 2015]

di Jamshed Baruah – 2015 IDN-InDepthNews | Analysis That Matters

link fonte: http://www.indepthnews.info/index.php/global-issues/2314-2015-crucial-for-a-nuclear-weapon-free-world

Traduzione italiana di Irene Terracina e Luana Gabriele

 

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