Riscoprire la coscienza che ci porta a prenderci cura del mondo

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ottobre 2011

1ott

Riscoprire la coscienza che ci porta a prenderci cura del mondo

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TRIESTE, 1 ottobre 2011. «Ognuno di noi è, in egual misura, in pericolo», esordisce a bruciapelo la prima ragazza delle quattro salite sul palco. I riflettori puntati sui loro volti, giovani e graziosi, ma le parole che escono dal microfono sono risolute, come spade che trafiggono le menti di chi le ascolta. Sono quelle del manifesto “Russell – Einstein”, scritto nel 1955, ritenuto la più importante dichiarazione di denuncia sul grave pericolo che le armi nucleari rappresentano per l’umanità.

Così è iniziata la prima conferenza della campagna di Senzatomica organizzata dai giovani del Friuli Venezia Giulia al Teatro Miela di Trieste, con l’ambizioso titolo “È possibile creare una coscienza civile sul disarmo nucleare?”. Realizzato in collaborazione con l’Istituto Internazionale di Studi sui Diritti dell’Uomo triestino, quello del primo ottobre è stato un vero e proprio confronto multidisciplinare tra relatori provenienti da settori specifici di competenza. Esperti che hanno trasmesso le proprie conoscenze regalando preziose considerazioni per le nostre prossime iniziative anti-nucleare.

In una giornata calda e di sole, al capolinea dell’estate, si sono accese le luci del palcoscenico e insieme, anche le nostre speranze. Lasciando fuori la spensieratezza di questo splendido sole, duecento persone sono entrate nel teatro, consapevoli di affrontare un tema come quello degli armamenti nucleari, oltremodo delicato e complesso, tutt’altro che leggero. Ci ha pensato il professor Claudio Tuniz, fisico nucleare del Centro Internazionale di Fisica Teorica di Trieste, ad alleggerire la pillola giocando le carte dell’ironia e della semplicità e conducendo il pubblico per mano in un excursus storico della bomba nucleare, con un linguaggio accessibile e comprensibile per i non addetti ai lavori.

Per comprendere effettivamente il pericolo del nucleare e costruire una nuova coscienza civile nella società bisogna, innanzitutto, cambiare la cultura delle persone. Ma come si fa? Riportando l’educazione civica sui banchi di scuola. Una materia spesso sottovalutata e accantonata, ma che può, invece, veicolare nuovi principi per educare le coscienze dei più giovani facendoli diventare uomini dotati di consapevolezza del rispetto e del valore della vita. Lo ha detto nel suo intervento Luigi Reitani, assessore alla Cultura e all’Educazione alla pace del Comune di Udine. Facendo notare, inoltre, e senza falsi allarmismi, quanto il pericolo sia dietro l’angolo: una cinquantina di testate nucleari soltanto nel comune di Aviano, in provincia di Pordenone, a poco più di 100 chilometri da Trieste.

Sulla stessa lunghezza d’onda del suo collega di Udine, si è trovato l’assessore alla Cultura del Comune di Trieste Andrea Mariani, che ha dato il suo consenso immediato per la mostra Senzatomica. Un’opportunità da cogliere al volo, accompagnata da un “Hip Hip Hurrà” silenzioso della platea. Ma anche, da un sentito applauso per la nuova, inedita a detta degli assessori, sinergia tra le due amministrazioni comunali creatasi proprio in questa occasione, a ricucire il dialogo tra le città di Udine e di Trieste schierate a favore della medesima causa.

«Tutti sanno bene a cosa si riferisce l’icona del fungo atomico, ma quanti si domandano che cosa c’è sotto quel fungo e soprattutto che cosa c’era prima». Parole che sono arrivate come proiettili, facendo balzare fuori all’improvviso quell’indimenticabile 6 agosto 1945. «Il cielo era limpido e terso, senza neppure una nuvola all’orizzonte. Proprio come la giornata di oggi. Nessuno immaginava però che quel giorno, il cielo di Hiroshima sarebbe stato il più grande teatro di esperimenti per far esplodere una bomba». A raccontarlo è stata Enza Pellecchia, docente all’Università di Pisa e vicedirettore del Centro Interdisciplinare di Scienze per la pace, nonché responsabile scientifico della campagna Senzatomica, paragonando la testimonianza di un hibakusha, un sopravvissuto, a un piccolo frammento di vita che racchiude una grande tragedia. Da qui dobbiamo ripartire, ha detto poi, «ricominciando ad avere paura che la tragedia si ripeta. Ma non quella paura che paralizza, bensì quella che ci fa riscoprire l’importanza di prenderci cura del mondo».

Finite le parole, è stata la volta delle immagini del video di Senzatomica, che hanno innescato una vera e propria bomba a ciel sereno nei cuori dei presenti. Le luci del teatro Miela si sono spente e un susseguirsi di esplosioni, una dopo l’altra, ha accecato gli occhi della platea. Immagini che spazzano via qualunque tentativo di sottovalutare il pericolo che stiamo correndo, talmente reali e spietate da essere inaccettabili. Perentorie, come i paradossi che le accompagnano: le grandi potenze si illudono di proteggersi attraverso il possesso di ordigni nucleari. Fanno i conti senza l’oste. Il lieto fine è garantito solo nelle favole…

Immagini e paradossi che tuttavia possiamo trasformare in un futuro diverso, se lo decidiamo. Se uniamo le forze, come già stiamo facendo. La conferenza di Trieste ne è una prova, quanto mai tangibile, cui dovranno seguire tante altre. Solo così potremo creare un’incessante ondata di informazione e di formazione per una nuova coscienza civile, necessaria a salvare la nostra amata terra e le inviolabili vite che la abitano, da un possibile disastro.

Quando

Tutto il giorno (Sabato)

Dove

Trieste

Cari Amici, ho appena aderito alla campagna Senzatomica per il sostegno dell’Italia all’abolizione delle armi nucleari. Fallo anche tu: www.senzatomica.it/goodbyenukes/

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