La pace attraverso il dialogo. L’era della discussione

26/01/2000

Campagna per la ratifica e l’entrata in vigore del Trattato per la totale messa al bando dei test nucleari

Oltre a queste campagne, credo che una delle sfide da affrontare nel quadro della Nuova diplomazia sia la promozione del disarmo nucleare. In questo contesto, vorrei innanzitutto proporre una campagna per accelerare la ratifica del Trattato per la totale messa al bando dei test nucleari (Comprehensive Nuclear-Test-Ban Treaty, CTBT).

Il CTBT è stato adottato dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite con una maggioranza schiacciante nel settembre del 1996, come trattato complementare al Trattato di non proliferazione nucleare (Nuclear-Non-Proliferation Treaty, NPT). Questi due trattati hanno come obiettivo la prevenzione, rispettivamente, della proliferazione verticale (incremento della capacità distruttiva degli arsenali nucleari) e della proliferazione orizzontale (aumento del numero degli Stati dotati di arsenali nucleari). Il CTBT non è tuttavia ancora entrato in vigore perché è stato firmato solo da 26 dei 44 paesi dotati – o ingrado di dotarsi – di arsenali nucleari, mentre è richiesta la ratifica da parte di tutti.41

Dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza – tutte potenze nucleari – solo il Regno Unito e la Francia hanno ratificato il Trattato. Non lo hanno fatto né l’India né il Pakistan, che hanno condotto test nucleari nel 1998, né la Repubblica democratica popolare di Corea, un paese le cui politiche e programmi nucleari rimangono poco chiari. Ma ciò che impedisce al CTBT di entrare in vigore è soprattutto la bocciatura del decreto di ratifica deliberata dagli Stati Uniti nell’ottobre del 1999. Se questo fatto dovesse dissuadere gli altri Stati che devono ancora firmarlo, le prospettive di entrata in vigore del Trattato sarebbero messe seriamente a rischio.

Nonostante il fatto che nel 1999 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite abbia adottato una risoluzione che raccomanda la ratifica di questo Trattato, la sua entrata in vigore sembra quasi impossibile, a meno di una forte pressione da parte dell’opinione pubblica mondiale.

L’SGI intende promuovere una rete internazionale per la promozione della ratifica del CTBT, coerentemente con la sua tradizionale posizione a sostegno del disarmo nucleare. Questa rete avrà lo scopo di esercitare una pressione sugli Stati che non hanno ancora ratificato il trattato attraverso i metodi della Nuova diplomazia, ovvero collaborando con altre ONG e con quei governi che si stanno impegnando nella stessa direzione.

Credo che questa campagna dovrebbe non solo incoraggiare ogni Stato a ratificare il CTBT, ma richiedere anche l’introduzione di due punti integrativi finalizzati ad aumentarne l’efficacia. Il primo è la ricerca dell’accordo e della cooperazione di tutti gli Stati per il reperimento dei fondi necessari per istituire il regime di controllo stabilito dal CTBT. L’Organizzazione del Trattato per la totale messa al bando dei test nucleari sta attualmente predisponendo un regime di controllo che prevede di distribuire su tutto il pianeta strumenti di rilevazione di eventuali esperimenti nucleari. Quest’impegno, che è a vantaggio di tutti gli Stati firmatari, deve essere portato avanti a prescindere dallo stato di avanzamento verso la ratifica.

Il secondo punto è la costruzione del consenso per l’instaurazione di un meccanismo in grado di determinare se gli esperimenti “subcritici”, cioè non esplicitamente proibiti dal CTBT, vadano contro l’intento del Trattato (il preambolo del CTBT afferma con chiarezza che il suo scopo è quello di assumere misure efficaci in direzione del disarmo nucleare e contro la proliferazione degli armamenti nucleari in tutti i suoi aspetti). L’instaurazione di un tale meccanismo, che impedirebbe a molti Stati non nucleari di effettuare esperimenti “subcritici”, aumenterebbe notevolmente l’efficacia del CTBT.

Una recente iniziativa degna di nota è la campagna per l’attuazione di un trattato per la messa al bando delle armi nucleari intrapresa dalla Coalizione nuova agenda (New Agend Coalition, NAC), un gruppo di Stati che si sta adoperando attivamente in favore del disarmo nucleare, e dall’Iniziativa medie potenze (Middle Powers Initiative, MPI), una coalizione di ONG. Entrambi i gruppi hanno iniziato le loro attività nel 1998. L’MPI si è sviluppato dalla campagna Abolition 2000, una rete mondiale di ONG per l’abolizione delle armi nucleari.

Da quando i primi otto Stati hanno dato vita alla NAC, un crescente numero di paesi ha sostenuto i suoi obiettivi, contribuendo a renderla il nucleo di un nuovo movimento per la promozione del disarmo nucleare. Sessanta Stati hanno sostenuto la bozza di risoluzione che chiede la definizione di un nuovo programma per un mondo libero dalle armi nucleari, sottoposto all’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel dicembre del 1999. L’immediata priorità della NAC è incrementare il disarmo nucleare all’interno della struttura dell’NPT. Ma se la Conferenza per la revisione e l’estensione dell’NPT, prevista per aprile-maggio del 2000, non dovesse raggiungere risultati positivi, la NAC concentrerà i propri sforzi sull’attuazione di un trattato che bandisca le armi nucleari.

Per superare l’attuale impasse è di fondamentale importanza che gli Stati nucleari e i loro alleati riconsiderino radicalmente la loro dipendenza dagli armamenti nucleari. Il disarmo nucleare non può davvero progredire senza il superamento della mentalità della deterrenza. Già nel 1986 Mikhail Gorbaciov, allora Segretario generale dell’Unione Sovietica, aveva dichiarato che nessun paese poteva trovare una reale sicurezza nel potere militare, né difensivo né deterrente. È necessario riconoscere che la sicurezza basata sulla deterrenza è radicata nella sfiducia reciproca e sarà sempre accompagnata da una corsa agli armamenti, rimanendo intrinsecamente instabile e pericolosa.

In realtà la maggioranza di cittadini è a favore dell’abolizione delle armi nucleari, persino all’interno degli Stati nucleari come gli USA o il Regno Unito e i loro alleati. Ciò è stato evidenziato da un sondaggio d’ opinione condotto dalle ONG tramite agenzie demoscopiche dei paesi partecipanti alla campagna Abolition 2000.42 Gli Stati nucleari giustificano in parte il possesso di armamenti nucleari con l’argomento del sostegno della cittadinanza, ma i risultati di questa indagine smentiscono le loro asserzioni.

È stato sottolineato che sia gli Stati nucleari sia quelli che aspirano a diventarlo cercano nelle armi nucleari non solo la sicurezza ma anche la conferma del proprio prestigio. Perciò, per arrivare a un cambiamento, bisogna mettere in discussione questi punti di vista e il concetto di potenza dal quale deriva tale idea di prestigio.

In questo senso gli sforzi della NAC e dell’MPI, utilizzando la forza del potere morbido e cercando di cambiare alla base il modo di pensare della gente, incontrano esattamente le esigenze dei nostri tempi. Via via che queste campagne guadagneranno l’appoggio popolare nascerà una nuova superpotenza basata sulla fiducia e sulla solidarietà, che sostituirà le superpotenze dipendenti dagli arsenali nucleari e guidate dalla deterrenza e dalla minaccia.

L’attuazione di un trattato per la proibizione delle armi nucleari può essere raggiunto solamente tramite il rafforzamento della solidarietà dei cittadini.

Verso l’attuazione di un trattato per la proibizione delle armi nucleari

Nella sua opera La geografia della vita umana, pubblicata all’inizio del XX secolo, Tsunesaburo Makiguchi, il primo presidente della Soka Gakkai, descrisse l’evoluzione dei modelli di competizione tra le nazioni – dalla competizione militare alla competizione politica a quella economica. Passando dal descrittivo al predittivo, prefigurò la cosiddetta “competizione umanitaria”, che rappresenta una profonda trasformazione qualitativa del concetto stesso di competizione, in direzione di un modello che riconosca l’interrelazione tra gli esseri umani ed enfatizzi gli aspetti cooperativi della vita. Makiguchi preconizzava un’epoca in cui gli individui e i paesi sarebbero entrati in competizione – nel senso originario della parola: “cercare insieme” – per contribuire il più possibile alla felicità e al benessere dell’umanità.

In questo contesto affermò che lo scopo supremo di uno Stato sta nel realizzare l’umanitarismo, e asserì che le nazioni dovrebbero sempre adottare mezzi non coercitivi e intangibili (cioè non militari e non economici) per espandere la propria sfera di influenza. In questo senso si può dire che Makiguchi avesse individuato con preveggenza e saggezza quello che noi ora chiamiamo “potere morbido”, ovvero la capacità di conquistare naturalmente il cuore e la mente delle persone.

Come buddista mi sento obbligato a sottolineare le implicazioni più profonde delle armi nucleari e la necessità della loro eliminazione.

La posta in gioco non è soltanto il disarmo, ma il sostanziale superamento dell’eredità più negativa del XX secolo: la sfiducia, l’odio e la degradazione dell’umanità, che sono il risultato finale di una barbara lotta egemonica tra le nazioni. Ciò richiede che si affronti apertamente l’illimitata capacità che ha il cuore umano di generare sia il bene sia il male, di creare e di distruggere.

Quest’anno ricorre il centenario della nascita del mio maestro, Josei Toda, il secondo presidente della Soka Gakkai. Nella sua dichiarazione contro le armi nucleari, che risale al settembre del 1957, egli condannò le armi nucleari come un male assoluto che priva l’umanità del suo diritto di esistere. Sulla base di una profonda comprensione dei processi più intimi del cuore umano, Toda riuscì acutamente a discernere la vera natura delle armi nucleari e proclamò la sua determinazione a trasformare gli aspetti demoniaci dell’umanità che le hanno originate.

Come erede della visione di Toda, la SGI ha costantemente cercato la maniera di diffondere questo messaggio in tutto il mondo. Inaugurata in piena guerra fredda, la mostra itinerante della SGI Armi nucleari: minaccia al nostro mondo è stata presentata in venticinque città di sedici paesi del mondo, tra i quali Stati nucleari come gli Stati Uniti, l’ex Unione Sovietica e la Cina. I membri della SGI hanno raccolto più di tredici milioni di firme a sostegno di Abolition 2000. Queste campagne sono interamente basate sulla convinzione che non vi sia altro modo per realizzare questo difficile obiettivo – l’abolizione delle armi nucleari – se non quello di risvegliare la solidarietà della gente, trascendendo le differenze etniche e nazionali. Sono inoltre l’espressione della ferma determinazione di non cedere mai al potere delle armi nucleari, ma di sfidare invece costantemente quell’angosciante senso di rassegnazione e di impotenza che esse generano e che corrode lo spirito umano.

Pace nel Nordest asiatico

Come ultimo punto vorrei trattare brevemente la questione della pace nel Nordest asiatico, una delle speranze che nutro da lungo tempo. La mia attenzione su questo tema deriva dalla convinzione che le tendenze presenti in tale regione non siano solo una questione locale ma una faccenda di estrema gravità che, per molti versi, determinerà la futura direzione del mondo.

Patrick M. Cronin, direttore del Programma di ricerca e di studi dell’Istituto per la Pace degli Stati Uniti, ha fatto a questo proposito un’osservazione interessante. Prevedendo che nel XXI secolo il Nordest asiatico sarà un centro politico, economico, tecnologico e militare, Cronin sostiene che la pace e la sicurezza di quella regione siano i fattori che determineranno la possibilità, per la comunità internazionale, di entrare in un’epoca di armonia basata sulla cooperazione.43

La pace nel Nordest asiatico è sempre stata una mia sincera speranza, considerato il potenziale che questa regione possiede. In più sono motivato da un profondo rammarico per le grandi sofferenze che la guerra di aggressione giapponese ha provocato in tutta la zona. Ho già avanzato un certo numero di proposte, relative in particolare alla pace nella penisola coreana: incontri al vertice Nord-Sud (proposta 1985), trattato di mutua non-aggressione e non-belligeranza (1986), conversione della zona smilitarizzata per scopi pacifici e culturali (1986), istituzione di un centro di riunione per famiglie divise (1994) e costruzione di relazioni di reciproca fiducia per mezzo di progetti come linee ferroviarie e altre vie di comunicazione (1995).

Dopo molte tortuosità i rapporti tra le due Coree stanno migliorando. Purtroppo, però, questi paesi si trovano tuttora tecnicamente in stato di guerra, e si fronteggiano reciprocamente lungo la zona smilitarizzata fin dalla conclusione dell’armistizio nel luglio del 1953. Ho fatto continui appelli affinché questa situazione innaturale trovasse una soluzione.

Quest’anno ricorre il cinquantesimo anniversario dello scoppio della Guerra di Corea, e tutte le parti coinvolte dovrebbero cogliere questa opportunità per mettere fine allo stato di guerra fredda e compiere la transizione verso una vera pace. Perché si raggiunga questo obiettivo è essenziale avviare il dialogo e stabilire la fiducia in tutta la regione. In tale prospettiva, nella mia proposta del 1997 ho invocato la creazione di una zona denuclearizzata nel Nordest asiatico, e in quella del 1999 ho proposto l’istituzione di una Comunità per la pace in quella regione che includa le due Coree e i paesi confinanti.

Quest’ultima, in particolare, è un’iniziativa per promuovere il dialogo nel Nordest asiatico, che attualmente manca di un’organizzazione di cooperazione regionale. Alla Conferenza internazionale delle ONG svoltasi a Seul nell’ottobre del 1999, la SGI ha patrocinato un convegno finalizzato alla realizzazione di una comunità di questo genere, e ha in programma di promuovere anche in futuro analoghe opportunità di discussione.

Come ho specificato precedentemente, quando si mira alla risoluzione di un conflitto è di fondamentale importanza mantenere sempre un forum di discussione che non escluda nessuna delle parti, così da impedire che la tensione salga fino a sfociare nello scontro armato. Alla Conferenza di Seul si è discusso riguardo alla creazione di collegamenti tra ONG cinesi, coreane e giapponesi. Ciò avrebbe una grande importanza per il mantenimento del dialogo sia a livello della società civile sia a quello governativo.

Come parte di questo programma di scambi regionali vorrei proporre anche la fondazione, in cooperazione con l’Università delle Nazioni Unite, di un’Università della Pace del Nordest asiatico, un’ istituzione simile all’ Università europea per la pace. Suggerisco la Mongolia come paese ospitante, per le seguenti ragioni: si tratta di un paese orientato alla pace il cui stato di denuclearizzazione è stato riconosciuto dalle Nazioni Unite nel 1998; come la Russia e la Cina, è uno dei paesi della regione che mantengono relazioni diplomatiche con entrambe le Coree.

In ogni caso, qualunque ne fosse la sede, un’Università della Pace del Nordest asiatico potrebbe contribuire alla pace e alla stabilità di questa regione in una prospettiva a lungo termine, sviluppando individui capaci che si impegnino negli scambi tra cittadini comuni e nella costruzione della pace. In futuro, nel Nordest asiatico si potrebbe inoltre ipotizzare un programma di scambi educativi analogo al programma Socrate promosso dall’Unione europea. L’Università Soka, che nella regione ha già una tradizione in questo campo, contribuirebbe senza il minimo dubbio a qualunque progetto di scambi educativi e culturali di questo tipo.

Uno dei punti all’ordine del giorno del Summit 2000 del G8, che si terrà a Okinawa, è la pace in Asia. Spero che l’occasione di discutere a fondo questo tema da un’ampia prospettiva venga sfruttata pienamente, così che tutto il Nordest asiatico, e in particolare la penisola coreana, possano compiere un significativo passo verso la pace.

Liberare il potere dello spirito umano

Se vogliamo ascoltare le lezioni e gli ammonimenti del XX secolo, costellato di tragedie, i termini “azione” e “solidarietà” devono diventare le parole chiave del secolo a venire.

La profondità e la complessità dei problemi che l’umanità deve affrontare sono scoraggianti. Per quanto possa essere arduo capire da dove cominciare o cosa fare, non dobbiamo mai cadere nel cinismo o nella paralisi. Ognuno di noi deve iniziare ad agire nella direzione che ritiene giusta. Dobbiamo resistere alla tentazione di adattarci alle attuali circostanze, e intraprendere invece la sfida di creare una nuova realtà.

Lo spirito umano è dotato della capacità di trasformare anche le situazioni più difficili, creando valore e producendo sempre più ricchi significati. Quando ogni persona porterà a piena fioritura la propria illimitata potenzialità spirituale, e quando i comuni cittadini si uniranno nell’impegno di generare un cambiamento positivo, nascerà una cultura della pace – un secolo della vita.

La gente comune è la protagonista di questa grandiosa avventura. La SGI continuerà a promuovere la piena realizzazione – della gente, tra la gente e per la gente – con energia e impegno sempre più intensi. Attraverso il dialogo e la collaborazione su larga scala, siamo decisi ad aprire un nuovo sentiero verso la pace e la speranza nel nuovo millennio.

NOTE

41) Signature and Ratification, CTBTO PrepCom Open Website, http://www.ctbto.org/ctbto/sig_rat.shtml.

42) Recent Public Opinion Polls Indicate Overwhelming Support for Nuclear Weapons Abolition, marzo 1999, http://www.napf.org/abolition2000/polls.html.

43) Sekai shuho (World Affairs Weekly), 1 gennaio 1998, edizione speciale per l’Anno Nuovo, Tokyo: Jijitsushinsha, p. 6.

tratto da: Daisaku Ikeda “La pace attraverso il dialogo. L’era della discussion”, Proposta di Pace 2000