di Daisaku Ikeda

Lo scorso dicembre l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una storica risoluzione che richiedeva l’inizio di negoziati per l’approvazione di uno strumento giuridicamente vincolante per mettere al bando le armi nucleari. Nella risoluzione si prevedeva la convocazione di una prima conferenza alla fine di marzo presso la sede dell’ONU a New York, e si incoraggiavano i governi che vi prenderanno parte a fare del proprio meglio per arrivare rapidamente alla stipula di un trattato. Si auspicava inoltre la partecipazione e il contributo delle organizzazioni internazionali e dei rappresentanti della società civile.

Dobbiamo assolutamente cogliere questa opportunità di porre fine all’era delle armi nucleari. In questo momento esistono ancora più di 15.000 testate nucleari nel mondo. Le trattative per il disarmo nucleare sono in fase di stallo, mentre i piani di ammodernamento degli arsenali avanzano. La minaccia rappresentata da queste armi continua senz’altro a crescere.

Vorrei raccomandare l’avvio di un dialogo costruttivo ai prossimi negoziati ONU, e proporre l’organizzazione in tempi estremamente rapidi di un summit tra Stati Uniti e Russia per dare nuovo impulso al processo di disarmo nucleare.

Sulle spalle dei leader di questi due paesi grava un’enorme responsabilità: insieme possiedono più del 90% degli arsenali nucleari mondiali, che minacciano la vita di tutti gli abitanti del pianeta e potrebbero ridurre in cenere le civiltà che l’uomo ha forgiato nel corso dei millenni.

Sono passati più di 25 anni dalla fine della Guerra Fredda, ma la politica della deterrenza nucleare è ancora in auge, e circa 1.800 armi nucleari si trovano in stato di massima allerta, vale a dire che potrebbero essere lanciate con un preavviso di pochi attimi.

Cosa significa questo in realtà?

L’ex Segretario della Difesa statunitense William J. Perry ha recentemente riportato un episodio verificatosi nel corso del suo incarico come Sottosegretario alla Difesa durante l’amministrazione Carter. Nel cuore della notte aveva ricevuto una comunicazione d’emergenza dall’ufficiale di guardia al Comando di Difesa Aerospaziale del Nord-America (NORAD) secondo la quale 200 missili sovietici erano in volo per colpire gli Stati Uniti d’America. Fu presto chiaro che si trattava di un falso allarme, ma se l’informazione fosse stata attendibile il Presidente degli Stati Uniti avrebbe avuto pochi minuti per prendere la cruciale decisione di lanciare o meno un contrattacco nucleare.

Secondo la logica della deterrenza, essere capaci di dimostrare che si è disposti a reagire con prontezza in qualsiasi istante è il migliore strumento per evitare un attacco nemico. In tali circostanze non si può mai abbassare la guardia e la minaccia di un’imminente guerra nucleare diventa un fardello costante e inevitabile.

Nel 1957, sessant’anni fa, il secondo presidente della Soka Gakkai, Josei Toda, fece una poderosa dichiarazione richiedendo l’abolizione delle armi nucleari. A quel tempo sia gli Stati Uniti che l’Unione Sovietica stavano testando bombe all’idrogeno, e l’Unione Sovietica aveva da poco effettuato con successo dei test di lancio di missili balistici intercontinentali.

Il duello nucleare tra Stati Uniti e Unione Sovietica veniva paragonato dai commentatori dell’epoca alla situazione dei “due scorpioni nella stessa bottiglia”. Tuttavia veniva diffusamente ignorato che nella stessa bottiglia si trovavano molti altri paesi oltre alle due potenze nucleari, e svariati miliardi di cittadini.

Fu per questo che Toda decise di sfidare il modo di pensare che implicitamente giustifica il possesso di armi nucleari. Affermando risolutamente che “noi, cittadini del mondo, abbiamo il diritto inviolabile di vivere”, proclamò che era inaccettabile che un qualsiasi paese mettesse a repentaglio questo diritto e che l’uso di armi nucleari non può essere giustificato in nessun caso. Fece inoltre appello ai giovani affinché si assumessero la sfida di agire per l’abolizione di tali armi.

Considerato il rischio letale di una detonazione nucleare per errore o per un incidente, esorto ancora una volta i leader di Stati Uniti e Russia a intraprendere un dialogo al fine di ridurre il livello di allerta dei loro armamenti e compiere nuovi e significativi progressi nella riduzione del numero di armi atomiche.

Suggerisco anche che il Giappone, come unico paese al mondo ad avere sperimentato gli effetti di un attacco nucleare durante una guerra, abbia un ruolo attivo nell’indirizzare l’opinione pubblica a favore dei negoziati per la conclusione di un trattato sulle armi nucleari che avranno inizio a fine marzo. Ritengo che il Giappone, consapevole della propria responsabilità storica e della propria missione, dovrebbe lavorare alacremente per raggiungere la più grande partecipazione possibile ai negoziati, inclusa quella degli stati che possiedono testate nucleari o che si affidano ad esse per il principio di deterrenza.

È altresì importante assicurarsi di lavorare in sinergia con il primo Comitato Preparatorio della Conferenza di Revisione del Trattato di Non-Proliferazione Nucleare del 2020 che si svolgerà il prossimo maggio. Un trattato che proibisce l’impiego di armi nucleari esprime infatti la medesima istanza del Trattato di Non-Proliferazione, e cioè la profonda preoccupazione per l’orrore di una possibile guerra nucleare, e contribuirebbe a rafforzarlo.

Il compito di stipulare un trattato che vieti la produzione, il trasferimento, la minaccia d’uso o l’uso di armi nucleari dovrebbe essere considerato un’impresa collettiva affinché nessun paese debba mai più sperimentare l’orrore di un conflitto atomico. Sulla base di questa prospettiva, bisogna compiere uno sforzo serio al fine di raggiungere il più ampio consenso possibile.

Incoraggio inoltre ciascun rappresentante della società civile a esprimersi pubblicamente a favore di questi negoziati. Insieme, queste voci costituiranno una dichiarazione popolare per un mondo libero da armi nucleari e rappresenteranno la base comune per un trattato che le vieti.

Le organizzazioni non governative e i gruppi di cittadini possono avere un ruolo cruciale nel chiarire e dare un volto umano a tematiche che sono di fondamentale importanza per tutti e che trascendono i confini nazionali – tematiche che altrimenti potrebbero essere affrontate soltanto a livello di politica nazionale.

È giunto il momento di esprimere un vigoroso sostegno ai negoziati imminenti e di dare il giusto slancio alla stipulazione di questo storico trattato, che rappresenterà un esempio unico di legge internazionale nata dalla volontà popolare.

Fonte: http://www.japantimes.co.jp/opinion/2017/02/28/commentary/japan-commentary/time-treaty-bring-end-nuclear-danger/#.WMPZQRI1_Up