ONU: Cresce la minaccia della pirateria informatica alle centrali nucleari

19/01/2017

di Edith M. Lederer

16 dicembre 2016

NAZIONI UNITE (AP) – Stando a quanto riportato giovedì [15 dic 2016, n.d.r.] dal vice segretario delle Nazioni Unite, cresce l’eventualità di uno “scenario da incubo” per via di un attacco pirata ai sistemi informatici delle centrali nucleari, il quale causerebbe un rilascio incontrollato di radiazioni.
Durante una riunione del Consiglio di sicurezza, il vice Segretario generale Jan Eliasson ha riferito che estremisti e “gruppi violenti non statali” sono attivamente alla ricerca di armi di distruzione di massa e che “queste armi stanno diventando sempre più accessibili”.

Gli “attori non statali” sono già attualmente in grado di provocare situazioni di panico generale utilizzando la tecnologia informatica, e la potenziale violazione del sistema informatico di una centrale nucleare creerebbe uno “scenario da incubo”, ha detto.

La riunione aperta del Consiglio di sicurezza verteva sul come fermare la proliferazione di armi nucleari, chimiche e batteriologiche operata da gruppi estremisti e criminali. I membri del Consiglio hanno approvato all’unanimità una risoluzione a sostegno del lavoro svolto dal comitato preposto al fine di monitorare il ruolo dei governi nell’impedire agli attori non statali di acquisire o utilizzare armi di distruzione di massa.

Eliasson ha comunicato che sussistono preoccupazioni legittime circa la sicurezza di quei depositi di materiale radioattivo idoneo alla realizzazione di armi atomiche che si trovano al di fuori della regolamentazione internazionale.

Inoltre, ha aggiunto, “i passi avanti nel campo delle scienze hanno ridotto le barriere della produzione di armi batteriologiche.”

“E le nuove tecnologie emergenti, come ad esempio la stampa 3D e gli aeromobili a pilotaggio remoto, accrescono la minaccia di un attacco che preveda l’utilizzo di armi di distruzione di massa”.

Secondo Eliasson la comunità internazionale ha bisogno di salde difese per rimanere in testa nella corsa per lo sviluppo tecnologico. “Prevenire un attacco con armi di distruzione di massa ad opera di un attore non statale sarà una sfida a lungo termine che richiederà risposte a lungo termine”, ha detto.

L’Alto rappresentante dell’ONU per gli Affari del disarmo, Kim Won-soo, ha commentato che questa nuova risoluzione riconosce “le crescenti minacce e i rischi associati alle armi batteriologiche” e la necessità per i 193 paesi membri dell’ONU, per i gruppi internazionali e per le organizzazioni locali di condividere maggiormente le informazioni circa queste minacce e rischi.

Secondo Kim è importante che il Consiglio di sicurezza mantenga come scopo primario evitare che armi letali finiscano nelle mani di estremisti e criminali, ma anche che si pianifichi come reagire qualora la prevenzione fallisca.

“Le conseguenze di un attacco del genere sarebbero disastrose e noi dobbiamo essere preparati”, ha detto.

Per Eliasson, “un attacco batteriologico sarebbe un disastro per la sanità pubblica”, ma nessuna istituzione mondiale sarebbe in grado di reagire a questa eventualità.

Brian Finlay, presidente dello Stimson Center di Washington, che collabora con il comitato del Consiglio di sicurezza dal 2004, ha detto che questa risoluzione, richiedendo a tutti i paesi di intraprendere azioni per impedire che armi di distruzione di massa finiscano nelle mani di attori non statali, “ha fornito un punto di convergenza mai raggiunto prima per gli sforzi globali messi in atto al fine di evitare l’acquisizione di queste armi da parte di terroristi”.

Ma le sfide restano, ha evidenziato, riferendosi al costante aumento di incidenti nucleari, batteriologici e chimici nel mondo, “inclusi in special modo quelli causati da attori non statali”. Finlay ha menzionato anche la crescente possibilità di avere accesso alla rete internet e a trasferimenti di tecnologia potenzialmente illegali, specificando che ci sono “prove che gruppi terroristici con ambizioni locali o mondiali continuano ad essere alla ricerca armi di distruzione di massa”.

Il presidente dello Stimson Center ha fatto appello alla società civile, alle industrie e all’opinione pubblica per sostenere la campagna contro la minaccia crescente che le armi più pericolose al mondo cadano nelle mani sbagliate.