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Disarmo e proibizione delle armi nucleari

Infine vorrei avanzare delle proposte riguardo al disarmo e alla proibizione delle armi nucleari.
Il primo punto ha a che vedere con il rafforzamento della impalcatura istituzionale per la prevenzione della proliferazione di armi convenzionali, che inasprisce le crisi umanitarie e contribuisce agli attacchi terroristici nel mondo.

Ogni anno si perde un numero inimmaginabile di vite a causa dell’immissione di armi leggere in aree di conflitto.
Il Trattato sul commercio delle armi, entrato in vigore il 24 dicembre del 2014, ha l’obiettivo di regolare il commercio delle armi convenzionali, da quelle leggere – spesso chiamate “le vere armi di distruzione di massa” – ai carri armati e ai missili. Esso però è stato finora ratificato solo da settantanove stati, e nessun accordo è stato raggiunto su problematiche chiave come un meccanismo di segnalazione dei trasferimenti internazionali di armi.

La Prima conferenza degli stati parti del trattato sul commercio delle armi si è tenuta a Cancun, in Messico, nell’agosto del 2015. I partecipanti non sono riusciti a raggiungere un consenso su questioni cruciali come l’obbligo di rendere pubbliche queste segnalazioni e quali armi debbano eventualmente rientrarvi.

A partire dalla mia Proposta di pace del 1999 ho ripetutamente fatto appello affinché si creasse una regolamentazione del commercio di armi perché la considero una tappa fondamentale nello sforzo di creare un mondo pacifico in questo secolo.
La crescente crisi dei rifugiati mostra quanto sia urgente e necessario utilizzare il Trattato sul commercio delle armi per porre fine alla proliferazione delle armi convenzionali. Il fatto che siano così estesamente accessibili contribuisce al prolungamento e all’inasprimento del conflitto, costringendo numerosissime persone a lasciare le proprie case. Anche dopo la cessazione del combattimento armato resta il pericolo che il conflitto si riaccenda, e ciò scoraggia le persone dal tornare a casa.

Le armi leggere, in particolare, possono essere trasportate e utilizzate con facilità, e ciò favorisce l’arruolamento forzato dei soldati bambini. Si stima che ci siano nel mondo oltre trecentomila soldati bambini che rischiano ferite fisiche, traumi psicologici e la morte.38
È inoltre imperativo che il commercio internazionale di armi convenzionali sia rigidamente regolamentato allo scopo di prevenire la diffusione del terrorismo. La risposta globale al terrorismo può essere significativamente rafforzata attraverso la sinergia tra il Trattato sul commercio delle armi e le numerose convenzioni antiterrorismo stabilite finora.

Dato l’impatto dannoso della proliferazione delle armi leggere, è impellente che la comunità internazionale utilizzi il Trattato sul commercio delle armi per interrompere i cicli di odio e violenza nel mondo.
L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile elenca i flussi illegali finanziari e di armi tra i fattori che causano violenza, mancanza di sicurezza e ingiustizia; uno degli obiettivi è la loro significativa riduzione entro il 2030. Incoraggio vivamente gli stati a ratificare prontamente il Trattato sul commercio delle armi come prova del loro impegno a realizzare quest’obiettivo.

Una completa accessibilità al pubblico dei dati, compresi quelli sul volume delle transazioni di armi, contribuirebbe ad aumentare la trasparenza e l’efficacia del funzionamento del Trattato.

La seconda area di disarmo di cui vorrei trattare riguarda la proibizione e l’abolizione delle armi nucleari.
L’anno scorso – settantesimo anniversario dello scoppio delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki – si è tenuta presso la sede delle Nazioni Unite a New York la Conferenza delle parti per la revisione del trattato di non proliferazione delle armi nucleari, che però si è chiusa senza raggiungere un consenso.

Da quando il Documento conclusivo della Conferenza di revisione del 2010 ha fatto riferimento alla natura disumana dell’utilizzo delle armi nucleari e alla necessità di attenersi al Diritto umanitario internazionale, si è avuta una crescente preoccupazione globale per le catastrofiche conseguenze umanitarie delle armi nucleari, e si sono tenute tre conferenze sul tema.

Ciò rende ancor più deplorevole il fatto che nella Conferenza di revisione del 2015 il divario tra gli stati nucleari e quelli non nucleari non sia stato colmato, e che gli stati parti del Trattato non siano riusciti a raggiungere un consenso in questo cruciale momento storico.
C’è ancora speranza, però, grazie ad alcuni notevoli sviluppi, fra cui:

– un numero crescente di paesi che ha firmato la “Solenne promessa umanitaria” (Humanitarian Pledge), un impegno a lavorare insieme per la risoluzione del problema delle armi nucleari;

– l’adozione nel dicembre 2015 da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite di varie risoluzioni ambiziose che chiedono un deciso passo in avanti;

– il sempre più ampio impegno di organizzazioni basate sulla fede e il coinvolgimento dei giovani di fronte al sempre maggior numero di appelli della società civile per la proibizione e l’abolizione delle armi nucleari.

Dobbiamo sfruttare questi nuovi sviluppi per creare piani d’azione verso un mondo senza armi nucleari e iniziare concretamente a realizzarli.
Il 6 gennaio di quest’anno la Corea del Nord ha condotto un test nucleare, aumentando così la preoccupazione della comunità internazionale riguardo alla proliferazione delle armi nucleari.

Se le armi nucleari fossero impiegate in un conflitto, in qualsiasi luogo del mondo, avrebbero effetti inimmaginabili sia in termini di quantità di vite perse sia di quantità di persone che ne patirebbero le conseguenze.
Al momento, nel mondo, ci sono più di quindicimila testate nucleari. Il loro utilizzo potrebbe rendere vani in un solo istante tutti gli sforzi del genere umano per la risoluzione dei problemi globali.

Prendendo come esempio la crisi dei rifugiati, le conseguenze di un’esplosione nucleare attraverserebbero i confini nazionali, quasi sicuramente creando una crisi umanitaria di proporzioni ben maggiori degli attuali sessanta milioni di rifugiati. Centinaia di milioni di persone potrebbero trovarsi nella condizione di dover fuggire per salvarsi. Allo stesso modo, nonostante gli sforzi fatti per prevenire il degrado del suolo – che si forma al ritmo di un centimetro ogni mille anni – un’esplosione nucleare inquinerebbe vaste porzioni della Terra.

Recenti ricerche evidenziano con preoccupazione l’impatto devastante che un conflitto nucleare, anche geograficamente limitato, potrebbe avere sull’ecologia globale; le conseguenze sul clima mondiale minerebbero la produzione di cibo provocando una “carestia nucleare”.
Fino a questo momento gli sforzi per combattere la povertà e migliorare la salute pubblica attraverso gli MDG hanno prodotto risultati significativi, e quest’opera sarà portata avanti dalla piattaforma successiva, gli SDG, nel campo della riduzione del rischio di catastrofi e in quello delle città sostenibili. L’esistenza di armi nucleari minaccia di rendere vano tutto ciò.

Qual è quindi il significato di una sicurezza nazionale garantita dalle armi nucleari, il cui uso produrrebbe inevitabilmente conseguenze catastrofiche con immense sofferenze e sacrifici in tutto il mondo? Che cosa esattamente sta proteggendo un regime di sicurezza le cui premesse sono la possibilità di infliggere danni irreparabili e devastazioni a un ingente numero di persone? Non è forse un sistema in cui il vero obiettivo della sicurezza nazionale – proteggere le persone e la loro vita – è stato abbandonato?

Nel 1903, agli inizi di quella fase di competizione militare globale che continua fino ad oggi, il presidente fondatore della Soka Gakkai Makiguchi sostenne che quando un certo tipo di competizione si rivela inefficace a raggiungere i suoi obiettivi si arriva a una trasformazione nella forma e nella natura della stessa competizione umana. «Quando le ostilità continuano per un lungo periodo di tempo diversi aspetti della vita quotidiana vengono influenzati, e ciò porta inevitabilmente all’esaurimento della forza della nazione. Tali perdite non possono essere compensate da ciò che si conquista attraverso la guerra».39

I limiti della competizione militare sottolineati da Makiguchi sono stati evidenti nel corso delle due guerre mondiali e nella competizione nucleare iniziata con la guerra fredda che persiste ancora oggi.
Quanto più l’impatto umanitario e la limitata efficacia militare delle armi nucleari diventano

lampanti, tanto più è evidente che queste armi sono essenzialmente inutilizzabili. La competizione militare ha raggiunto i suoi limiti e ora possiamo vedere segnali della comparsa di un nuovo tipo di competizione internazionale incentrato sul mutuo impegno verso obiettivi umanitari.
Un esempio di ciò si può trovare in vari contributi del Sistema di monitoraggio internazionale (International Monitoring System, IMS) istituito con l’adozione del Trattato per la messa al bando totale degli esperimenti nucleari (Comprehensive Nuclear-Test-Ban Treaty, CTBT) nel 1996. Perché il CTBT entri in vigore occorre ancora la ratifica da parte di otto paesi, ma l’IMS, avviato dalla Commissione Preparatoria del CTBTO per individuare esplosioni nucleari in ogni parte del mondo, è già operativo.

La sua funzione centrale si è dimostrata in occasione della rapida individuazione delle onde sismiche e delle radiazioni del recente test nucleare nordcoreano. Inoltre, la rete globale IMS è stata usata per raccogliere dati sui disastri naturali e sull’impatto del cambiamento climatico. Alcuni esempi: fornire informazioni su terremoti sottomarini per i centri di allerta tsunami; sorvegliare in tempo reale le esplosioni vulcaniche al fine di permettere alle autorità dell’aviazione civile di diffondere avvisi tempestivi; avere traccia di eventi climatici su vasta scala e del collasso dei banchi di ghiaccio galleggianti. Il sistema è stato paragonato a un gigante stetoscopio per la Terra.

Come evidenziato dal Segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon, «persino prima di entrare in vigore, il CTBT sta già salvando delle vite».40 Infatti, il Trattato e il suo regime di controllo, originariamente pensati per limitare la corsa alla proliferazione degli armamenti nucleari, sono diventati strumenti di salvaguardia umanitaria essenziali, che proteggono la vita di un gran numero di persone.

Sono passati vent’anni dall’adozione del Trattato. Faccio appello agli otto stati che non lo hanno ancora fatto affinché ratifichino il CTBT il prima possibile così da aumentare la sua efficacia e assicurare che sul nostro pianeta non si possano mai più fare esperimenti con armi nucleari. Naturalmente dobbiamo accelerare gli sforzi verso il disarmo nucleare e l’abolizione di queste armi. Al contempo dobbiamo sviluppare ulteriormente il genere di attività fornite dal CTBT per dare un impulso verso un mondo che dia la massima priorità agli obiettivi umanitari.

Nel settembre del 1957, mentre gli antagonismi della guerra fredda continuavano ad aggravarsi e la corsa agli armamenti accelerava, il mio maestro Josei Toda pronunciò una dichiarazione per l’abolizione delle armi nucleari: «Anche se nel mondo ha preso vita un movimento per la messa al bando degli esperimenti sulle armi atomiche, è mio desiderio andare oltre, affrontare il problema alla radice. Desidero rivelare e strappare gli artigli che si celano nelle profondità di quelle armi».41 Pur esprimendo il proprio accordo con le voci sincere delle persone che in tutto il modo chiedevano l’abolizione dei test nucleari, Toda andò oltre e sottolineò che una soluzione autentica era possibile solo superando il disprezzo per la vita che soggiace a un sistema di sicurezza nazionale basato sulle sofferenze e sul sacrificio di innumerevoli cittadini.

Quelli che il mio maestro chiamava “artigli” celati nelle profondità delle armi nucleari corrispondono a un modo di pensare che avvelena la civiltà contemporanea, cioè il perseguimento dei propri obiettivi a tutti i costi, della propria sicurezza e degli interessi nazionali a spese dei popoli di altri paesi, e dei propri scopi immediati incuranti dell’impatto sulle generazioni future. Con le sue parole nel cuore mi sono adoperato per la risoluzione del problema delle armi nucleari, con la convinzione che il successo di questa impresa potrebbe avviare il mondo in una direzione nuova e più umana.

Gli stati possessori di armamenti nucleari e i loro alleati sposano l’idea di non avere altra scelta se non quella di mantenere un deterrente nucleare fintanto che queste armi esisteranno. Possono anche credere che possedere un deterrente nucleare dia loro il controllo, ma la verità è che i pericoli di una detonazione o di un lancio accidentale si moltiplicano proporzionalmente al numero di armi nucleari e di stati che le possiedono. Viste da questa prospettiva, le armi nucleari possedute da uno stato tengono in mano i destini non solo di quel paese ma di tutta l’umanità.

Sono passati vent’anni da quando la Corte internazionale di giustizia (ICJ) ha emanato una Opinione consultiva sulla legalità della minaccia o dell’uso di armi nucleari. Citando l’articolo VI dell’NPT essa afferma: «Sussiste un obbligo a perseguire in buona fede e a portare a termine negoziati che conducano al disarmo nucleare in tutti i suoi aspetti sotto un severo ed efficace controllo internazionale».42

Ma negoziati in buona fede che coinvolgano tutti gli stati possessori di armamenti nucleari non sono neppure iniziati e non sembrano esserci prospettive di disarmo raggiungibili in un futuro prevedibile. Questo stato di cose è intollerabile.

Nel tentativo di uscire da questo vicolo cieco, alla Conferenza di revisione del NPT 2015 è stata sottoposta la Solenne promessa umanitaria. Finora ben più della metà degli stati membri dell’ONU, cioè centoventuno paesi, ha aggiunto la propria voce all’appello per cooperare con tutte le parti interessate, le organizzazioni internazionali e la società civile, negli «sforzi per stigmatizzare, proibire e eliminare le armi nucleari». Tale promessa esorta tutti gli stati, con priorità immediata, a «identificare e mettere in atto misure efficaci per colmare la lacuna legale relativa alla proibizione e all’eliminazione delle armi nucleari».43

Nell’autunno scorso, in seguito alla sottomissione di numerose risoluzioni con la richiesta di tali misure efficaci, l’Assemblea generale dell’ONU ha adottato una risoluzione che istituisce un Gruppo di lavoro aperto a tutti gli stati membri (Open-Ended Working Group, OEWG) con lo scopo di impegnarsi in deliberazioni sostanziali verso questo obiettivo. La risoluzione afferma che l’OEWG si riunirà a Ginevra quest’anno «con la partecipazione e il contributo di organizzazioni internazionali e rappresentanti della società civile» e che i partecipanti dovranno «fare il massimo sforzo per raggiungere un accordo generale».44

Spero fermamente che l’OEWG riesca a superare l’empasse che ha bloccato la Conferenza di revisione dell’NPT e a realizzare l’obbligo stabilito dall’Opinione consultiva dell’ICJ «a perseguire in buona fede e a portare a termine negoziati che conducano al disarmo nucleare».
Alla luce delle conseguenze umanitarie di qualsiasi uso delle armi nucleari faccio appello affinché l’OEWG, nel prendere in considerazione le preoccupazioni e integrare nelle proprie deliberazioni le voci della società civile, consideri i seguenti tre punti:

–  rimozione delle forze di rappresaglia nucleari dallo stato di massima allerta;

–  ritiro dell’ombrello nucleare;

– cessazionedellamodernizzazionedellearminucleari.

I primi due punti dovrebbero essere resi effettivi al più presto data l’attuale evidenza che le armi nucleari sono inutilizzabili sia per le conseguenze umanitarie sia per la loro inefficacia dal punto di vista militare.
Qui va ricordato che l’uso delle armi chimiche e biologiche – che fu sviluppato in un clima di intensa competizione nel corso dei due conflitti mondiali – adesso è considerato illecito a causa delle loro conseguenze umanitarie.

Come ha affermato senza mezzi termini l’Alto rappresentante dell’ONU per il disarmo Angela Kane: «Quanti stati attualmente si vanterebbero di essere stati “dotati di armi biologiche” o “dotati di armi chimiche”? Chi si azzarderebbe adesso a dichiarare che la peste bubbonica o la poliomielite si possono usare legittimamente come armi in qualsiasi circostanza, per attacco o rappresaglia? Chi parla di un ombrello di armi biologiche?».45

In particolar modo il Documento finale della Conferenza di revisione dell’NPT del 2010 ha chiesto urgentemente agli stati nucleari di «ridurre il ruolo e il significato delle armi nucleari in tutte le politiche, le dottrine e i concetti militari e di sicurezza».46
In tal senso è interessante osservare che un gruppo di stati fra cui il Brasile ha sottoposto all’Assemblea generale dell’ottobre 2015 una risoluzione che incoraggia «tutti gli stati che appartengono ad alleanze regionali che includono qualche stato nucleare a promuovere ulteriormente una riduzione del ruolo degli armamenti nucleari».47

Un’altra risoluzione sottoposta nella stessa sessione, che vedeva il Giappone fra i principali promotori, si appellava «agli stati interessati affinché continuassero a rivedere le loro politiche, dottrine e concetti militari e di sicurezza avendo in mente un’ulteriore riduzione del ruolo e del significato che in essi rivestono le armi nucleari».48 Credo che il Giappone dovrebbe essere all’avanguardia nel trasformare il suo regime di sicurezza attualmente basato sulla deterrenza estesa dell’ombrello nucleare statunitense.

Alla vigilia del G7 previsto nel maggio di quest’anno, ad aprile si terrà a Hiroshima l’incontro dei ministri degli esteri del G7. Spero che nella loro agenda vi siano anche argomenti come la natura disumana delle armi nucleari, le questioni della non proliferazione e di quelle legate al programma nucleare nordcoreano, insieme alla riduzione del ruolo degli armamenti nucleari come passo verso la denuclearizzazione del Nordest asiatico.

Del terzo punto, la modernizzazione delle armi nucleari, avevo già parlato nella mia Proposta di pace dell’anno scorso. Continuando a spendere più di cento miliardi di dollari all’anno per mantenere queste armi rischiamo di consolidare permanentemente la grottesca disuguaglianza del nostro mondo.

Una risoluzione sottoposta all’Assemblea generale delle Nazioni Unite dal Sud Africa e da altri stati nell’ottobre 2015 osservava che «in un mondo in cui i bisogni umanitari di base non sono ancora stati soddisfatti, le vaste risorse stanziate per la modernizzazione degli arsenali nucleari potrebbero invece essere dirette alla realizzazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile».49

Se la modernizzazione delle armi nucleari proseguirà al ritmo attuale, potremo esser certi che almeno per diverse generazioni l’umanità sarà ancora costretta a vivere sotto la minaccia delle armi nucleari. Anche supponendo che tali armamenti non vengano usati, l’impiego di risorse in questa direzione sarebbe di grave impedimento al raggiungimento degli SDG e ostacolerebbe ogni significativo miglioramento delle disuguaglianze che affliggono la società globale. Nelle parole del rappresentante sudafricano: «Il disarmo nucleare non è soltanto un obbligo legale internazionale ma anche un imperativo morale ed etico».50 Penso che queste parole esprimano potentemente i sentimenti dei sopravvissuti alle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki che hanno patito sofferenze indescrivibili, e degli altri hibakusha [Box 5] gravemente colpiti dalle ricerche e dagli esperimenti sulle armi nucleari in varie parti del mondo. Esse sono in sintonia anche con quei governi che hanno abbracciato la Solenne promessa umanitaria e con tutti i popoli del mondo che amano e desiderano la pace.

La generazione del cambiamento

Alla Conferenza di revisione dell’NPT i rappresentanti di varie confessioni religiose, fra cui cristiani, ebrei e musulmani e anche la SGI, hanno sottoposto una dichiarazione congiunta dal titolo “Comunità di fede preoccupate delle conseguenze umanitarie delle armi nucleari”. In essa si legge: «Le armi nucleari sono del tutto incompatibili con i valori sostenuti dalle nostre rispettive tradizioni di fede – il diritto delle persone di vivere in sicurezza e dignità; i dettami della coscienza e della giustizia; il dovere di proteggere i più vulnerabili e di amministrare una gestione del pianeta che lo tuteli per le generazioni future…».

«Noi chiediamo che gli stati intraprendano il prima possibile negoziati per un nuovo strumento legale che proibisca le armi nucleari all’interno di un forum aperto a tutti gli stati, e che nessuno abbia la facoltà di bloccare».51
In precedenza ho accennato all’analisi dell’evoluzione della competizione tratteggiata dal presidente fondatore della Soka Gakkai, Tsunesaburo Makiguchi. Sicuramente è giunto il momento di riconoscere il totale fallimento della logica che soggiace al nucleare, cioè quella della competizione delle armi, sia da un punto di vista puramente militare sia per il grave fardello che continua a imporre al nostro mondo.

Spero vivamente che l’OEWG, che si riunirà quest’anno a Ginevra, si impegni in un dibattito costruttivo per tracciare un piano d’azione per identificare le misure necessarie al «raggiungimento

e al mantenimento di un mondo senza armi nucleari»52 grazie allo sforzo congiunto di tutti gli stati membri delle Nazioni Unite. Spero che l’OEWG lavori avendo chiaramente in mente la conferenza ad alto livello sul disarmo nucleare delle Nazioni Unite, che dovrebbe tenersi non più tardi del 2018, e che ciò possa condurre all’inizio dei negoziati per un trattato che proibisca le armi nucleari. Il prossimo anno cadrà il sessantesimo anniversario della dichiarazione per l’abolizione delle armi nucleari del secondo presidente della Soka Gakkai Josei Toda. È a tale dichiarazione che la SGI si ispira nelle sue attività di costruzione di un ampio sostegno da parte dell’opinione pubblica per un mondo libero dalle armi nucleari. Siamo determinati a giungere alla proibizione e all’abolizione di queste armi; sarà un’iniziativa dei popoli del mondo, quasi una “legge internazionale della gente”, che si realizzerà grazie all’opera di tante forze diverse, sia governative sia della società civile.

Il Summit internazionale dei giovani per l’abolizione delle armi nucleari, tenuto a Hiroshima lo scorso agosto, ha formulato una promessa solenne in cui si dichiara: «Le armi nucleari sono il simbolo di un’epoca ormai superata; un simbolo che pone una notevole minaccia alla nostra realtà presente e per il quale non c’è posto nel futuro che intendiamo creare».53

Il Summit, organizzato da sei gruppi fra cui la SGI, ha visto la partecipazione di giovani provenienti da ventitré paesi e anche del delegato per i giovani del Segretario generale dell’ONU, Ahmad Alhendawi. I partecipanti hanno promesso solennemente di far conoscere al mondo e al futuro le esperienze degli hibakusha, di accrescere la consapevolezza dei loro coetanei e di intraprendere varie iniziative per proteggere il futuro comune dell’umanità.

A ottobre a New York sono stati presentati sia il lavoro sia i risultati del Summit dei giovani in un evento collaterale al Primo Comitato dell’Assemblea generale, che si occupa di disarmo e di sicurezza internazionale. L’evento si è concentrato sulle azioni che le nuove generazioni possono intraprendere, sia alle Nazioni Unite sia nelle rispettive comunità, per contribuire ad aprire una strada verso un mondo libero dalle armi nucleari.

Lavorando al fianco di individui e gruppi che condividono queste idee, desideriamo dare un sostegno affinché questi summit per l’abolizione delle armi nucleari continuino a essere tenuti costantemente. Per citare nuovamente la promessa solenne dei giovani: «Abolire le armi nucleari è nostra responsabilità; è nostro diritto e non rimarremo più fermi a guardare che vadano sprecate le opportunità di abolizione delle armi nucleari. Noi giovani, in tutta la nostra diversità e con profonda solidarietà, promettiamo solennemente di realizzare questo scopo. Noi siamo la generazione del cambiamento».54

Se questa promessa pronunciata a Hiroshima dai giovani di tutto il mondo metterà radici nel cuore delle persone di tutto il pianeta, non ci saranno più barriere insormontabili né scopi irrealizzabili. Più di ogni altra cosa, sarà la profondità dell’impegno e della promessa che vive nel cuore delle giovani generazioni a trasformare un mondo in cui le armi nucleari minacciano la vita e la dignità delle persone in un mondo dove tutte le persone possano vivere in pace e manifestare appieno la propria dignità intrinseca.

La SGI promette solennemente di offrire il proprio incrollabile sostegno all’abolizione delle armi nucleari e al raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile basandosi sulla solidarietà dei giovani, la generazione del cambiamento. In questo modo continueremo a lavorare per un mondo, una società globale, in cui nessuno venga lasciato indietro.

 

Note

38) Cfr. UNSG Envoy on Youth (Office of the Secretary-General’s Envoy on Youth) (Ufficio dell’inviato per la gioventù del Segretario generale), “4 out of 10 Child Soldiers Are Girls” (4 soldati bambini su 10 sono femmine), 12 febbraio 2015, http://www.un.org/youthenvoy/2015/02/4-10-child-soldiers-girls/ (ultimo accesso 26 gennaio 2016).
39) Tsunesaburo Makiguchi, Makiguchi Tsunesaburo zenshu, op. cit., vol. 2, p. 395.
40) Ban Ki-moon, “Video Message to the ‘Conference ‘Comprehensive Nuclear Test-Ban Treaty: Science and Technology 2011’” (Videomessaggio alla Conferenza “Trattato per la messa al bando totale degli esperimenti nucleari: scienza e tecnologia”), 8 giugno 2011, https://www.ctbto.org/fileadmin/user_upload/SandT_2011/statements/statement- un-secretary-general.pdf (ultimo accesso 26 gennaio 2016).
41) Josei Toda, op. cit., vol. 4, p. 565.
42) ICJ (Corte Internazionale di Giustizia), Legality of the Threat or Use of Nuclear Weapons (Legalità della minaccia o dell’uso di armi nucleari) Advisory Opinion (Opinione consultiva), in ICJ Reports 1996, 8 luglio 1996, http://www.icj- cij.org/docket/files/95/7495.pdf (ultimo accesso 26 gennaio 2016), p. 267.
43) ICAN (Campagna internazionale per la messa al bando delle armi nucleari), “Humanitarian Pledge” (Solenne promessa umanitaria), 2015, http://www.icanw.org/pledge/ (ultimo accesso 25 dicembre 2015).
44) Assemblea generale delle Nazioni Unite, “Taking forward Multilateral Nuclear Disarmament Negotiations” (Far avanzare i negoziati per il disarmo nucleare multilaterale), A/RES/70/33, adottata dall’Assemblea generale, 7 dicembre 2015, http://www.un.org/ga/search/view_doc.asp?symbol=A/RES/70/33 (ultimo accesso 26 gennaio 2016), p. 3.
45) Angela Kane, “Disarmament: The Balance Sheet” (Disarmo: il bilancio), 2014 Foreign Policy Lecture, 7 aprile 2014, https://unoda- web.s3.amazonaws.com/wp-content/uploads/2014/04/HR_statement_NZ_Wellington_NZIIA.pdf (ultimo accesso 26 gennaio 2016), p. 2.
46) Assemblea generale delle Nazioni Unite, “2010 Review Conference of the Parties to the Treaty on the Non- Proliferation of Nuclear Weapons. Final Document (Conferenza di Revisione delle parti sul Trattato di Non proliferazione delle armi nucleari 2010. Documento finale), vol. 1” NPT/Conf.2010/50 (vol. 1), 18 giugno 2010, http://www.un.org/ga/search/view_doc.asp?symbol=NPT/CONF.2010/50%20%28VOL.I%29 (ultimo accesso 26 gennaio 2016), p. 21.
47) Assemblea generale delle Nazioni Unite, “Towards A Nuclear-weapon-free World: Accelerating the Implementation of Nuclear Disarmament Commitments” (Verso un mondo libero dalle armi nucleari: accelerare l’implementazione degli impegni per il disarmo nucleare), A/RES/70/51, adottata dall’Assemblea generale, 7 dicembre 2015, http://www.un.org/en/ga/search/view_doc.asp?symbol=A/RES/70/51 (ultimo accesso 26 gennaio 2016), p. 5.

48) Assemblea generale delle Nazioni Unite, “United Action Towards the Total Elimination of Nuclear Weapons” (Azioni unite verso l’eliminazione totale delle armi nucleari), A/RES/70/40, adottata dall’Assemblea generale, 7 dicembre 2015, http://www.un.org/en/ga/search/view_doc.asp?symbol=A/RES/70/40 (ultimo accesso 26 gennaio 2016), p. 3.

49) Assemblea generale delle Nazioni Unite, “Ethical Imperatives for A Nuclear-weapon-free World” (Imperativi etici per un mondo libero dalle armi nucleari), A/RES/70/50, adottata dall’Assemblea generale, 7 dicembre 2015, http://www.un.org/en/ga/search/view_doc.asp?symbol=A/RES/70/50 (ultimo accesso 26 gennaio 2016), p. 3.
50) Assemblea generale delle Nazioni Unite, “Statement by South Africa during the Thematic Debate on Nuclear Weapons” (Dichiarazione del Sud Africa durante il dibattito tematico sulle armi nucleari), 19 ottobre 2015 http://statements.unmeetings.org/media2/7653271/south-africa-19th.pdf (ultimo accesso 26 gennaio 2016), p. 2.

51) Assemblea generale delle Nazioni Unite “NPT NGO Presentation: Faith Communities Concerned about the Humanitarian Consequences of Nuclear Weapons” (Presentazione NPT ONG: Comunità di fede preoccupate delle conseguenze umanitarie delle armi nucleari), 2015 Review Conference of the Parties to the Treaty on the Non- Proliferation of Nuclear Weapons (NPT) (Conferenza di revisione delle parti del NPT 2015), 27 aprile-22 maggio 2015, Dichiarazione del 1 maggio, http://www.un.org/en/conf/npt/2015/statements/pdf/individual_6.pdf (ultimo accesso 26 gennaio 2016).

52) Assemblea generale delle Nazioni Unite, “Taking forward Multilateral Nuclear Disarmament Negotiations”, A/RES/70/33, adottata dall’Assemblea Generale, 7 dicembre 2015, http://www.un.org/ga/search/view_doc.asp?symbol=A/RES/70/33 (ultimo accesso 26 gennaio 2016), p. 1.
53) International Youth Summit for Nuclear Abolition (Summit internazionale dei giovani per l’abolizione delle armi nucleari), “Generation of Change: A Youth Pledge for Nuclear Abolition” (La generazione del cambiamento: una solenne promessa dei giovani per l’abolizione delle armi nucleari), 30 agosto 2015, http://internationalyouthsummit.org/pledge/ (ultimo accesso 26 gennaio 2016).

54) Ibidem.