Intervento di Peter Maurer, presidente di ICRC (Comitato Internazionale della Croce Rossa), in presenza della comunità diplomatica di Ginevra.

18 febbraio 2015

Questo anno è il settantesimo anniversario dei bombardamenti nucleari di Hiroshima e Nagasaki – avvenimenti che hanno lasciato un marchio indelebile nella coscienza e consapevolezza umana.

Mi sono recato a Hiroshima la scorsa settimana. Ho visitato il “Peace Memorial Museum” e ho parlato con gli hibakusha – i sopravvissuti. Settanta anni dopo che le due bombe nucleari furono lanciate su queste città, le vite dei sopravvissuti, le vite di innumerevoli persone in Giappone, sono ancora oscurate da questi due avvenimenti che fanno da spartiacque nella storia del conflitto moderno.

Questo settantesimo anniversario funge da potente memorandum del catastrofico e persistente costo umano delle armi nucleari e dell’incinerazione di due città e dei loro abitanti. Per i sopravvissuti è un promemoria delle ustioni, delle ferite da esplosione e della cecità che non furono curate perché le strutture mediche erano state distrutte; delle morti lente e dolorose; della sofferenza patita da coloro che furono esposti alla radiazione e che settanta anni dopo vengono tuttora sottoposti a cure a causa di tumori o altre malattie.

Settanta anni fa, il Comitato Internazionale della Croce Rossa e lo staff della Croce Rossa giapponese lavorarono in condizioni inimmaginabili per assistere le vittime e alleviare le sofferenze causate dalle esplosioni nucleari. Tuttavia, come si potevano curare le vittime se gli ospedali erano stati ridotti in polvere e macerie e le forniture mediche contaminate? L’ospedale giapponese della Croce Rossa, distante 1,5 km dall’epicentro della bomba di Hiroshima, rimase in qualche modo ancora in piedi dopo l’esplosione. Lì i dottori e le infermiere della Croce Rossa giapponese fecero il possibile, ma non fu ovviamente abbastanza per placare le sofferenze di coloro che erano stati colpiti dall’esplosione.

In base a queste esperienze, già nel Settembre 1945 il Comitato Internazionale della Croce Rossa concluse che le conseguenze umanitarie delle armi nucleari sono semplicemente inaccettabili. Secondo una prospettiva umanitaria, queste armi dovrebbero essere abolite. Successivamente, il  Comitato Internazionale della Croce Rossa, insieme alla più estesa Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, lanciarono un appello agli Stati per raggiungere un accordo che le proibisse.

“Le armi nucleari vengono spesso presentate come promotrici di sicurezza, in particolare nei periodi di instabilità internazionale. Tuttavia, armi che rischiano di causare conseguenze umanitarie catastrofiche e irreversibili non si possono seriamente considerare in grado di proteggere i civili o l’umanità nel complesso.”

Nel corso della storia, i disastri umanitari hanno fatto spesso da catalizzatore per l’adozione di nuove leggi per prevenire ulteriori dolori, morti e atrocità causate dalla guerra. Un simile esempio fu l’utilizzo di gas velenoso durante la prima Guerra Mondiale, il quale ha portato all’adozione del Protocollo di Ginevra 1925 e alla successiva messa al bando delle armi chimiche e biologiche.

Ancora oggi, settanta anni dopo Hiroshima e Nagasaki – nomi che rimandano a disastri umanitari come nessun altro – manca un chiaro progresso verso la proibizione ed eliminazione delle armi nucleari. Queste armi sono le uniche capaci di distruzione di massa sulle quali abbiamo ancora un vuoto legale.

Riconosciamo gli sforzi che sono stati fatti e la fondamentale importanza del Trattato di Non Proliferazione (NPT) e tutto l’impegno che contiene, così come altri sforzi per far progredire il disarmo nucleare. Tuttavia, alla luce delle possibili conseguenze umanitarie, il progresso del disarmo è, al momento, insufficiente.

Cinque anni fa il mio predecessore ha ripetuto con enfasi l’appello del Comitato Internazionale della Croce Rossa per il non utilizzo e l’eliminazione delle armi nucleari. L’anno precedente Il Summit del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e i presidenti russo e americano si erano presi l’impegno di “creare le condizioni per un mondo senza armi nucleari”.

Ci rincuorava che nel maggio del 2010 tutti gli stati parti membri dell’NPT avessero riconosciuto, per la prima volta, le catastrofiche conseguenze umanitarie di un qualsiasi utilizzo delle armi nucleari” e che gli stati parti nucleari si impegnassero ad accelerare il progresso intrapreso verso il disarmo nucleare e verso ulteriori iniziative per ridurre, ed in fine eliminare, ogni tipo di arma nucleare.

Qui oggi ho nuovamente invitato la comunità diplomatica poiché il Comitato Internazionale della Croce Rossa teme profondamente che queste iniziative siano a rischio.

In tre mesi di tempo l’impegno a muoversi verso un mondo libero dalle armi nucleari verrà nuovamente affrontato nel quadro della Conferenza di Revisione del Trattato di Non Proliferazione. Questo è un momento decisivo per il Trattato e per gli sforzi al fine di assicurare che le armi nucleari non vengano mai più utilizzate. Molti avvenimenti sono accaduti dall’ultima Conferenza di Revisione. Ci sono nuovi sviluppi e prospettive che il Comitato Internazionale della Croce Rossa ritiene che gli Stati debbano tenere in conto nel momento in cui si preparano per la Conferenza e per ogni ulteriore impegno, al fine di evidenziare i pericoli delle armi nucleari.

La Conferenza di Revisione avrà sarà preceduta da esaurienti e, per alcune aree, nuove informazioni circa le conseguenze umanitarie delle armi nucleari. Grazie alle conferenze tenutesi ad Oslo, Nayarit e Vienna, adesso la comunità internazionale possiede una comprensione molto più chiara degli effetti che un simile evento avrebbe sulle persone e società di tutto il globo, così come sull’ambiente.

Queste conferenze hanno confermato e ampliato ciò che il Comitato Internazionale della Croce Rossa ha acquisito dalla propria esperienza di Hiroshima. A seguire alcuni dei punti chiave che si possono dedurre da questi meeting:

  • Le armi nucleari sono uniche, per il loro potere distruttivo, nella scala della sofferenza umana che possono causare. Il loro impiego, anche su scala limitata, avrebbe conseguenze catastrofiche e di lunga durata per la salute umana, l’ambiente, il clima, la produzione di alimenti e lo sviluppo socioeconomico.
  • L’impatto sulla salute di tali armi può durare per decine di anni e colpire i figli dei sopravvissuti attraverso danni genetici causati ai genitori. Questo è risultato evidente laddove le armi nucleari sono state sia utilizzate che testate. Non avremmo mai immaginato che la Croce Rossa giapponese stia ancora oggi curando vittime di cancro e leucemia attribuibili alle radiazioni causate dalle esplosioni nucleari – settanta anni dopo.
  • Settanta anni dopo l’alba dell’“era nucleare” non ci sono mezzi efficienti o realizzabili, nella maggioranza dei paesi o a livello internazionale, per assistere una sostanziosa quantità di sopravvissuti nell’immediato seguito di una detonazione nucleare, e allo stesso tempo proteggere adeguatamente coloro che forniscono assistenza.
  • Le conseguenze umanitarie di una detonazione nucleare non sarebbero limitate ai confini del paese in cui avviene, ma avrebbero conseguenze su altri paesi e sui loro abitanti. Perciò, il fatto che le armi nucleari continuino a esistere, così come il rischio del loro utilizzo intenzionale o accidentale, è e deve essere una preoccupazione globale.

Le testimonianze da parte degli esperti nucleari e degli ex funzionari delle forze nucleari hanno dimostrato che le accidentali detonazioni nucleari rimangono un pericolo reale. Malfunzionamenti, piccoli incidenti, falsi allarmi e informazioni mal interpretate hanno quasi portato a intenzionali o accidentali detonazioni nucleari in numerose occasioni a partire dal 1945. Il fatto che le armi nucleari non siano state utilizzate negli ultimi settanta anni non fornisce alcuna sicurezza che sarà così anche in futuro. Solo la loro proibizione ed eliminazione può prevenire le severe conseguenze umanitarie che queste comporterebbero.

In realtà, il crescente numero di stati che possiedono armi nucleari e i potenziali soggetti non statali che potrebbero acquistarle, o acquistare materiali ad esse relazionati, aumenta il rischio di detonazioni sia accidentali che intenzionali. Il fatto che una stima di 1.800 testate nucleari rimangano in alto stato di allerta, pronte ad essere lanciate nel giro di pochi minuti, amplifica ulteriormente questi rischi. Richiami a partire dalla fine della Guerra Fredda per abolire tali politiche sono stati sfortunatamente trascurati.

Le informazioni ottenute a partire dall’ultima Conferenza di Revisione del Trattato di non-proliferazione hanno aumentato le preoccupazioni circa le armi nucleari. Dal nostro punto di vista, queste scoperte hanno implicazioni importanti per la valutazione delle armi nucleari secondo le regole fondamentali della legge umanitaria internazionale. Le nuove informazioni riguardo gli effetti sulla salute e l’ambiente, così come l’assenza di adeguate capacità di assistenza nella maggior parte dei paesi, dovrebbe dare il via ad una nuova valutazione delle armi nucleari da parte di tutti gli stati in termini sia legali che politici.

Già nel 1996, in risposta al Parere Consultivo della Corte di Giustizia internazionale, il Comitato Internazionale della Croce Rossa  concluse che “è difficile immaginare come qualsiasi uso delle armi nucleari possa essere compatibile con le necessità del diritto internazionale umanitario.”

La testimonianza che è emersa da allora non fa altro che rafforzare questi dubbi. Con ogni nuova informazione, ci allontaniamo ulteriormente da qualunque ipotetico scenario in cui le conseguenze umanitarie dell’utilizzo di armi nucleari potrebbe essere compatibile con il diritto umanitario internazionale. Questo ci porta, ripetutamente, alla conclusione che il loro impiego debba essere proibito e che debbano essere totalmente eliminate.

Il Comitato Internazionale della Croce Rossa ritiene che ridurre il rischio dell’utilizzo di armi nucleari e assicurarne l’eliminazione attraverso un accordo che le bandisca legalmente sia un imperativo umanitario.

Sono già stati fatti importanti passi avanti. Gli stati che possiedono le maggiori scorte di armi nucleari, a partire dalla fine della Guerra Fredda, hanno ridotto in maniera significativa il numero di testate che possiedono. Il New STrategic Arms Reduction Treaty (START) del 2010 ridurrà ulteriormente il numero delle armi schierate. Sono stati fatti passi importanti anche per aumentare la sicurezza dei materiali nucleari. Centoquindici stati hanno firmato trattati che stabiliscono zone libere da armi nucleari e quasi tutti i paesi si sono impegnati ad astenersi dal testare le armi nucleari unendosi al Trattato di Bando complessivo dei test nucleari (CTBT), o istituendo una moratoria sui test nucleari.

Tuttavia, altre tendenze dal 2010 sono causa di gravi preoccupazioni. Non ci sono prove di negoziazioni per “veloci riduzioni” di armi nucleari e ancora meno sono i segnali di slancio verso la loro “totale eliminazione”. Resoconti che il ritmo della riduzione degli arsenali è rallentata, così come della modernizzazione delle armi nucleari da parte di alcuni stati, fanno crescere il timore che il loro ruolo all’interno delle politiche di sicurezza non si stia effettivamente riducendo e potrebbero fornire incentivi per la proliferazione.

Il settantesimo anniversario dal primo impiego delle armi nucleari rappresenta il momento di segnalare che l’era delle armi nucleari sta finendo e che la minaccia di queste armi verrà bandita definitivamente. Questo è il momento di delineare conclusioni legali, politiche e operazionali partendo da ciò che si è imparato a proposito delle “catastrofiche conseguenze umanitarie” che gli stati parti del Trattato di non-proliferazione hanno riconosciuto cinque anni fa.

Nel 2011 il Consiglio dei Delegati del Movimento della Croce Rossa Internazionale e della Mezzaluna Rossa hanno fatto appello a tutti gli stati “per assicurare che le armi nucleari non vengano mai più utilizzate” e “per proibirne l’uso ed eliminarle completamente attraverso un accordo internazionale che le bandisca legalmente, basato su reali impegni e obbligazioni internazionali”.

Qui oggi mi associo a quel richiamo. Il Comitato Internazionale della Croce Rossa fa appello agli stati anche per portare a termine gli impegni contenuti nell’Articolo 6 del NPT stabilendo un quadro con scadenza per negoziare un accordo che le proibisca legalmente – e per prendere in considerazione la forma che tale accordo potrebbe avere. Le conseguenze umanitarie catastrofiche delle armi nucleari e le tendenze attuali sono troppo gravi per essere ignorate. La proibizione ed eliminazione di queste armi attraverso un accordo che le bandisca legalmente è la sola garanzia che non verranno mai più utilizzate.

Gli stati parti dovrebbero fare della Conferenza di Revisione dell’NPT di questo maggio un punto di svolta per prendere una decisione e progredire in questa area.

Fino a che anche l’ultima arma nucleare non verrà eliminata, deve essere fatto ancora molto per ridurre il rischio immediato di detonazione nucleare intenzionale o accidentale. Facciamo appello agli stati che sono in possesso di armi nucleari e ai loro alleati per intraprendere ulteriori passi concreti per ridurre il ruolo e l’importanza delle armi nucleari nei loro piani militari, dottrine e politiche. Sollecitiamo gli stati armati a ridurre il numero di testate in allerta ed essere più trasparenti a proposito delle azioni intraprese al fine di prevenire detonazioni accidentali. Molti di questi passi derivano da impegni politici a lungo termine e piani di azioni multilaterali e dovrebbero essere portati a termine in quanto questioni urgenti.

Proteggere l’umanità da catastrofiche conseguenze umanitarie delle armi nucleari richiede coraggio, un impegno prolungato e un’azione concreta. Le armi nucleari spesso vengono presentate per promuovere la sicurezza in particolare nei periodi di instabilità internazionale. Tuttavia, armi che rischiano di causare conseguenze umanitarie catastrofiche e irreversibili non si possono seriamente considerare in grado di proteggere i civili o l’umanità nel complesso.

Adesso siamo consapevoli più di prima che i rischi sono troppo alti, i pericoli troppo reali. È tempo che gli stati, e tutti noi che siamo in grado di esercitare un’influenza su di loro, agiamo con urgenza e determinazione per porre fine all’era delle armi nucleari.

fonte: https://www.icrc.org/en/document/nuclear-weapons-ending-threat-humanity