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Lo sapevi che?

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Cosa sono le zone libere da armi nucleari?

Le zone libere da armi nucleari (Nuclear Weapon-Free Zone, NWFZ) sono territori in cui è vietato il possesso e il trasporto di materiale nucleare volto alla costruzione di armi.

Queste aree sono definite da alcuni trattati, come il Trattato di Tlatelolco del 1967, che riguarda l’America Latina e i Caraibi oppure quello di Pelindaba del 1996 (entrato in vigore nel 2009) che riguarda l’Africa.

Questi trattati hanno tra gli obiettivi anche quello di preservare l’ambiente dai rischi legati alle tecnologie nucleari militari, infatti vietano, tra le altre cose, lo scambio di rifiuti nucleari e le esplosioni nucleari sperimentali A oggi le zone libere da armi nucleari sono quelle nell’immagine

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courtesy of UN
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Esistono trattati per il disarmo nucleare totale?

Tra i trattati più importanti vi è il Trattato di non proliferazione nucleare (TNP), sottoscritto da 187 Stati appartenenti all’ONU, nel luglio 1968 ed entrato in vigore nel 1970.

Il TNP distingue tra stati nucleari e stati non nucleari e vieta a questi ultimi di entrare in possesso a qualsiasi titolo di armi nucleari e addirittura del materiale volto alla loro fabbricazione, mentre ai primi proibisce di cedere tali materiali.

Il TNP prevede delle Conferenze di Revisione ogni cinque anni. In una di queste è stato realizzato un altro trattato importante: il Trattato per il bando totale degli esperimenti nucleari (CTBT), sottoscritto nel 1996.

Più recentemente il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama e il Presidente della Federazione Russa Dmitrij Medvedev hanno firmato il Nuovo Trattato START (New START), un trattato sulla ulteriore riduzione delle armi strategiche offensive che rinnova l’impegno dello START I del 1991.

Cosa possono fare le persone comuni per il disarmo?

Quando le persone si uniscono e perseguono un fine nobile possono creare dei grandi movimenti.
L’empowerment è un processo grazie al quale si percepisce il proprio valore e si trova la forza di trasformare situazioni difficili, spesso percepite come irrisolvibili, in opportunità di sviluppo individuale e collettivo.

Nel 1980 alcuni medici statunitensi e russi incaricati di studiare gli effetti di un’eventuale guerra nucleare, si resero conto che non si sarebbero potuti curare i superstiti e fondarono un’associazione: l’International Physicians for the Prevention of Nuclear War (IPPNW), tramite la quale hanno promosso l’International Campain to Abolish Nuclear Weapons (ICAN) con l’obiettivo di far adottare un trattato per l’abolizione delle armi nucleari (Nuclear Weapon Convention).

Oggi questa associazione può contare sul sostegno di oltre duecento associazioni e migliaia di cittadini.

Esiste un uso pacifico dell’energia nucleare?

La fisica nucleare ha importanti applicazioni civili. Ad esempio, in campo medico abbiamo la PET (tomografia a emissioni di positroni),

che è una tecnica diagnostica molto utile oppure la terapia radiologica, che cura alcune patologie sfruttando gli isotopi nativi o di alcuni farmaci ed è efficace nella cura dell’ipertiroidismo, carcinoma tiroideo, delle metastasi ossee e di alcuni linfomi.

Controversa invece è l’applicazione della fisica nucleare in campo energetico: l’aspetto positivo è che la fonte nucleare è più vantaggiosa ed efficiente del petrolio. Tra gli aspetti negativi, invece, c’è l’intrinseca pericolosità dei materiali radioattivi coinvolti in tutti i processi.

L’estrazione mineraria avviene spesso “a cielo aperto” con altissimi scarti ed il conseguente inquinamento.
Quest’attività ha già contaminato, ad esempio, vastissime aree del pianeta dal Canada, all’’Australia, all’’Africa.

Poi si ha il problema della fabbricazione del cosiddetto “combustibile nucleare”, fabbricazione che coinvolge ingenti quantità di materiali altamente tossici anche quando non sono radioattivi.

Vi è infine il problema della gestione di tutto il materiale radioattivo durante il suo utilizzo. Una volta esaurita la cosiddetta vita utile dei vari materiali, inoltre, ci sono casi in cui la pericolosità rimane così a lungo che quando il sole si sarà spento per sempre questi saranno ancora pericolosi.

Che cos’è il manifesto Russel-Einstein?

Il 9 luglio 1955 (nel pieno della Guerra Fredda), Bertrand Russel, pubblicò una dichiarazione, alla quale aderì anche Albert Eistein con una lettera (che firmò poco prima di morire nell’aprile del 1955).

Questa dichiarazione, che fu firmata anche da Joseph Rotblat e da altri otto scienziati dell’epoca, ha come scopo l’abolizione totale delle armi nucleari ma anche la contestazione dell’uso della guerra come mezzo per risolvere qualunque divergenza.

Il manifesto esorta inoltre il genere umano a ricercare mezzi pacifici per la soluzione dei conflitti. In conseguenza diretta delle esortazioni contenute nella dichiarazione, molti fra i più eminenti scienziati di tutto il mondo si riunirono per discutere di questi temi.
La prima conferenza fu tenuta nel piccolo villaggio di Pugwash in Nuova Scozia che diede così il nome anche all’organizzazione permanente che le organizza tutt’oggi.

Quando la scienza conobbe il proprio confine etico?

Prima di Hiroshima pochissimi si erano posti esplicitamente il problema del confine etico della scienza forse perché il sapere dell’uomo aveva già provocato morte e distruzione ma mai al livello tale da minacciare davvero la scomparsa del genere umano in pochi attimi.

Dal 1945 in poi, grazie alla presa di coscienza di alcuni scienziati, si iniziò a riflettere sulle conseguenze delle scoperte.

La scienza pian piano uscì dal silenzio dei laboratori e si rivolse alla società civile. Il 31 ottobre 1945 nacque la Federazione degli Scienziati Atomici il cui impegno era quello di informare sulle conseguenze di un uso dissennato dell’energia atomica.

Come scrisse lo stesso Albert Eistein nel 1947, nella lettera all’uomo comune: «Noi crediamo che un cittadino informato agirà per la vita e non per la morte».

Quali furono le posizioni etiche degli scienziati che parteciparono al progetto Manhattan?

Alla fabbricazione del primo ordigno atomico partecipò “la punta di diamante” degli scienziati dell’epoca, molti dei quali premi Nobel.

Pochissimi si opposero subito.

Franco Rasetti, braccio destro di Enrico Fermi per esempio, fu l’unico degli italiani che rifiutò categoricamente di partecipare “per ripugnanza morale”.

Solo uno si ritirò durante la fase di progettazione, Joseph Rotblat, quando ebbe modo di sapere le vere finalità del progetto.
Altri, come Julius Oppenheimer e Albert Einstein, si resero conto di quello a cui sapere umano può portare solo ad esplosione avvenuta.
Altri ancora rimasero persuasi delle loro convinzioni come Edward Teller, che progettò anche la bomba all’idrogeno.

Quali sono i paesi che hanno armi nucleari?

Attualmente sono nove i paesi che hanno dichiarato ufficialmente di possedere le armi nucleari.

In realtà ci sono alcuni motivi per credere che sia il numero di paesi che posseggono armi nucleari sia il numero stesso di armi possedute possano essere superiori.

Fortunatamente ci sono anche delle buone notizie: il Sudafrica, che aveva costruito ordigni nucleari pronti ad essere usati, poi li ha distrutti. Inoltre, altri paesi come il Brasile, l’Argentina e la Libia hanno realmente e definitivamente rinunciato a realizzare ordigni nucleari cancellando i programmi che avevano intrapreso in questo senso.

Il club del nucleare

E’ possibile risolvere un conflitto senza l’uso delle armi?

Sì. E per questo sono nati gli studi per la pace che interpretano il conflitto in un’ottica completamente nuova.

Esso non viene più inteso come sinonimo di guerra, ma come un elemento fondamentale della società e che è addirittura importante per la sua evoluzione.

Il conflitto pertanto non deve essere soppresso, ma può essere gestito e trasformato senza l’uso della violenza.
Negli ultimi anni nelle zone di conflitto vengono inviati operatori e mediatori di pace, non militari e certamente disarmati, che si occupano di trovare soluzioni che non eliminino le diversità e non impongano una sola posizione, ma che aiutino a trasformare le relazioni in modo pacifico salvaguardando ambedue le parti.

Qual è il nuovo concetto di sicurezza?

La nuova idea di sicurezza non coincide più con la protezione dei confini e delle istituzioni di uno stato, ma è incentrata sulla sicurezza di ogni singola persona.

Come rileva il sociologo Johan Galtung, la sicurezza di un individuo è minacciata da tre tipi di violenza: quella diretta; quella strutturale dell’ingiustizia, dello sfruttamento e della povertà che costringono a vivere gli individui in una situazione di notevole disagio; quella culturale, con la quale spesso si convincono i popoli che nel nome di Dio o di qualche altro ideale essi sono giustificati a nuocere ad altri popoli.

Su richiesta dell’ex segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan, nel gennaio del 2001 è stata istituita una Commissione sulla Sicurezza Umana, che aveva il compito di definire il nuovo concetto di sicurezza.

La relazione finale del 2003, tra l’altro, definisce la sicurezza come “la protezione delle libertà fondamentali, cioè le libertà che sono l’essenza della vita”, tra le quali “rispettare la diversità e incoraggiare lo scambio reciproco”.

Ci sono stati degli incidenti legati alle armi nucleari?

Nel corso degli anni sono accaduti numerosissimi “incidenti” legati alle armi nucleari, per lo più non riportati dai media.

(altro…)

Le armi nucleari possono creare sicurezza?

Si è ritenuto a lungo che possedere armi nucleari potesse rendere gli stati più sicuri. Durante il periodo della Guerra Fredda gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica si sono dotati di un enorme quantitativo di armi nucleari con la convinzione che proprio il loro possesso potesse garantire la pace.

Si trattava della cosiddetta deterrenza nucleare , basata sul concetto di “Distruzione Reciproca Garantita” (o anche MAD Mutual Assured Destruction) secondo il quale, se due schieramenti contrapposti possiedono delle armi nucleari, ogni utilizzo di simili ordigni da parte di uno dei due finirebbe nella distruzione non solo dell’attaccato ma anche dell’attaccante che non avrebbe alcun modo d’impedire la rappresaglia nucleare.

Si crea così un clima di terrore in cui nessuno dei due nemici può permettersi di far scoppiare una guerra globale.
Anche gli altri membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite – Cina, Francia e Regno Unito – si sono dotati quasi subito di armi nucleari anche se con potenziali decisamente inferiori a quelli di USA e URSS. Nonostante la Guerra Fredda sia finita, si è assistito negli ultimi anni a una nuova “corsa” agli armamenti nucleari da parte di nazioni come Israele, India, Pakistan, Corea del Nord. Corsa che purtroppo continua ancor oggi.

La sicurezza degli stati continua ancora a basarsi sulla logica del terrore e, anzi, essa si è potenziata trasformandosi in quella della cosiddetta deterrenza estesa, con la quale chi ha le armi nucleari minaccia di esercitare rappresaglia nei confronti di un attacco (anche non nucleare) non solo alla nazione stessa, ma anche alle nazioni alleate.

Quanti test nucleari sono stati effettuati finora?

Si stima che, fino ad ora, siano stati condotti in tutto il mondo 2.099 test nucleari.

Molti sono i paesi responsabili di questo tipo di test: Usa, Ex-Urss, Russia, Regno Unito, Cina, India, Pakistan e Corea del Nord.
Anche Israele ha probabilmente effettuato test, ma essi sono coperti da un segreto difficile da penetrare.
Gli ultimi test nucleari risalgono a pochi anni fa: ricordiamo la Cina e la Francia nel 1996, India e Pakistan nel 1998, la Corea del Nord nel 2009.

Che cosa sono i test nucleari?

I cosiddetti “esperimenti nucleari” (test) sono esperimenti che tentano di provocare molti degli effetti dell’esplosione di una bomba atomica.

L’esplosione viene effettuata principalmente o per verificare caratteristiche dell’ordigno in fase di progettazione oppure per dimostrarne, a scopi principalmente politici, la potenza quando esso è già presente in un arsenale.
Se il test viene effettuato in atmosfera o sott’acqua si ha anche la conseguenza del rilascio di notevolissime quantità di radioattività.
Anche i test sotterranei ne rilasciano, ma tale radioattività dovrebbe rimanere “confinata” nella speranza che il sito sia geologicamente stabile e che non si aprano, come purtroppo è accaduto, fessure verso l’atmosfera.
Questi test hanno già provocato la malattia e la morte di molte persone e causato un’enorme contaminazione globale che continua a seminare altre malattie e altre morti.

Quali sono gli effetti di un’esplosione nucleare sull’ambiente?

Gli effetti sull’ambiente sono devastanti. Il fallout nucleare ricade sotto forma di cenere e pulviscolo, il suolo diventa fortemente radioattivo, di conseguenza i terreni non possono più essere coltivati perché i vegetali prodotti contaminerebbero le persone.

Inoltre, poiché i venti portano il materiale radioattivo anche molto lontano dalla zona dell’esplosione, possono venire contaminati vasti territori non direttamente coinvolti dall’esplosione.
Anche il clima subisce dei gravi mutamenti, potrebbe infatti verificarsi il cosiddetto inverno nucleare.
Dopo un’esplosione atomica, le nubi di polvere e di fumo sollevate sia dall’esplosione che dagli incendi si fonderebbero in un unico manto scuro che sovrasterebbe vastissime aree del pianeta, assorbendo notevole parte dei raggi solari impedendo loro di raggiungere la superficie terrestre coinvolta.
Questa fitta nube impiega vari mesi a diradarsi con la conseguenza che la temperatura scende di diversi gradi sotto zero con conseguenze disastrose per la vita sul pianeta.

Quali sono gli effetti di un’esplosione nucleare sulle persone?

Se una persona si trova dove esplode una bomba atomica il suo corpo viene disintegrato senza lasciare traccia.

Chi si trova nelle immediate vicinanze soffre di ustioni gravissime che non lo faranno sopravvivere, altri vengono accecati dal lampo della bomba o soffrono di terribili ferite interne ed esterne.
Inoltre il materiale radioattivo crea danni a livello cromosomico e malattie come il cancro che possono continuare a influenzare generazioni di membri di una famiglia.

Che cosa succede quando scoppia una bomba atomica?

La bomba atomica brucia tutto quello che ha intorno creando una palla di fuoco che emette una luce fortissima: emette un lampo che acceca anche chi lo guarda da molti chilometri di distanza.

L’onda d’urto, costituita dall’aumento rapidissimo della pressione dell’aria, si propaga a una velocità altissima (oltre i 1000 chilometri l’ora) radendo al suolo tutto ciò che incontra. Il fallout nucleare, cioè la ricaduta del materiale coinvolto nell’esplosione compreso quello reso radioattivo del cosiddetto effetto NIGA (Neutron Induced Gamma Activity), può contaminare anche zone molto lontane.

L’energia liberata dalla bomba atomica sotto forma di radiazioni ha effetti soprattutto ritardati che colpiscono le persone, l’ambiente, gli animali e il clima anche a distanza di molti anni.

Che cos’è l’Orologio dell’Apocalisse?

L’Orologio dell’Apocalisse fu ideato nel 1947 dagli scienziati del Bulletin of the Atomic Scientists dell’Università di Chicago per simboleggiare l’urgenza della problematica nucleare.

La mezzanotte indica infatti la fine del mondo causata da una guerra atomica.
Al momento della sua ideazione, durante la guerra fredda, l’orologio segnava sette minuti alla mezzanotte.
Nel corso degli anni le lancette furono spostate avanti o indietro a seconda delle scelte politiche mondiali e del pericolo nucleare.
Il periodo in cui ci avvicinammo di più allo scoccare della mezzanotte (due minuti) fu nel 1953, quando l’URSS effettuò l’esplosione sperimentale della sua prima bomba all’idrogeno, solo nove mesi dopo l’esplosione sperimentale della prima bomba all’idrogeno degli USA.

La massima lontananza dalla mezzanotte (diciassette minuti) si registrò nel 1991, quando venne siglato lo START I, un trattato per la riduzione delle armi strategiche molto importante.
Nel 2010 le lancette vennero nuovamente spostate da 5 a 6 minuti a mezzanotte.

Alcuni fatti accaduti nel corso dell’anno appena concluso fanno infatti ben sperare: il rinnovo del Nuovo Trattato START, le negoziazioni per un’ulteriore riduzione degli arsenali di Usa e Russia e l’appello di Barack Obama per un mondo libero dalle armi nucleari.

Cosa accadde a Hiroshima e Nagasaki nell’agosto del 1945?

Il 6 Agosto 1945, alle ore 8:15 del mattino, un bombardiere dell’aviazione degli Stati Uniti sganciò sulla città di Hiroshima la bomba all’uranio “Little Boy”, dotata di un paracadute che poco dopo si aprì rallentandone la caduta, per dare il tempo al bombardiere ed al suo equipaggio di mettersi a distanza di sicurezza.

La bomba esplose 43 secondi dopo a circa 500 metri dal suolo come progettato, al fine di massimizzare il danno.
L’effetto dell’esplosione fu pari a quello di tredicimila tonnellate di tritolo, cioè tredicimila delle più grandi bombe impiegate nella seconda guerra mondiale. La bomba distrusse qualsiasi cosa nel raggio di 2 km, circa il 90% dei palazzi della città furono abbattuti o gravemente danneggiati, 90.000 persone morirono all’istante e molte altre morirono in seguito per effetto delle radiazioni.

Alla fine del 1945 a Hiroshima il numero delle vittime della bomba arrivò a 140.000. Tre giorni dopo, il 9 agosto, alle ore 11:02 del mattino, una seconda bomba, chiamata “Fat Man”, venne sganciata su Nagasaki. “Fat Man” era più grossa e più potente di “Little Boy”: la forza distruttiva fu equivalente a quella di 21.000 tonnellate di tritolo.
Uccise all’istante circa 70.000 persone.

Quando e dove venne progettata la bomba atomica?

Le prime bombe atomiche vennero progettate e realizzate dagli Stati Uniti tra il 1942 e il 1945 nei laboratori segreti di Los Alamos, nel Nuovo Messico e altrove. Il programma per la loro realizzazione venne denominato in codice Progetto Manhattan.

Gli scienziati che vi lavorarono seguirono due strade parallele, che portarono alla produzione di due diversi tipi di bombe: la bomba all’uranio 235, chiamata in codice Little Boy, e quella al plutonio, più grande e pesante della prima, chiamata Fat Man.

Il progetto Manhattan arrivò a occupare circa 150.000 persone fra cui moltissimi scienziati.
Fu infatti la più grande mobilitazione di scienziati al servizio della guerra che il mondo avesse mai visto e l’impresa più costosa finanziata con denaro pubblico: la bomba costerà agli americani oltre 2 miliardi di dollari dell’epoca, corrispondenti a circa 24 miliardi di dollari di oggi.

Cari Amici, ho appena aderito alla campagna Senzatomica per il sostegno dell’Italia all’abolizione delle armi nucleari. Fallo anche tu: www.senzatomica.it/goodbyenukes/

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