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6 10 2017

ICAN – Dichiarazione per il Premio Nobel per la Pace 2017

È un grande onore essere insigniti del Premio Nobel per la Pace 2017 come riconoscimento per il nostro ruolo nell’approvazione del Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari. Questo storico trattato, adottato il 7 luglio con il voto favorevole di 122 Stati, offre all’umanità uno strumento alternativo, assolutamente necessario, in questo nostro mondo dove prevalgono e proliferano invece le minacce di azioni di distruzione di massa.

La Campagna Internazionale per l’Abolizione delle Armi Nucleari (ICAN) è una coalizione di organizzazioni non-governative di 100 paesi. Grazie al potere delle mobilitazioni popolari abbiamo lavorato per scrivere la parola fine alla storia dell’arma più distruttiva che l’uomo abbia mai inventato, l’unica arma che minaccia l’esistenza stessa dell’umanità.

Questo premio rende omaggio agli sforzi di milioni di attivisti e cittadini in tutto il mondo che, fin dai primi anni dell’era atomica, hanno alzato la voce contro le armi nucleari, hanno protestato, dicendo con forza che quelle armi non servono ad alcuno scopo legittimo e devono essere messe al bando, smantellate ed eliminate.

Rende omaggio anche ai sopravvissuti dei bombardamenti atomici su Hiroshima e Nagasaki – gli Hibakusha – nonché alle vittime delle sperimentazioni nucleari in tutto il mondo, le cui strazianti testimonianze e il cui impegno senza sosta hanno svolto un ruolo importantissimo nel percorso che ha portato all’adozione di questo storico trattato.

Il trattato vieta categoricamente le peggiori armi di distruzione di massa e traccia un percorso chiaro verso la loro eliminazione totale. Si tratta della risposta alle preoccupazioni crescenti della Comunità internazionale che riconosce che un qualsiasi uso di armi nucleari infliggerebbe danni catastrofici e permanenti agli esseri umani e al nostro pianeta vivente.

Siamo orgogliosi di aver svolto un ruolo di primo piano nell’elaborazione del trattato, attraverso l’impegno e la partecipazione a […]

6 10 2017

La promessa del TPNW

Daniel Högsta | ICAN

Il First Committee di quest’anno ha avuto luogo nel più importante contesto di sviluppo di disarmo nucleare in decenni: la negoziazione, l’adozione e l’apertura alla firma del Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW).
Il 7 luglio di questo anno, dopo quattro settimane di negoziati, 122 stati hanno votato per l’adozione del TPNW, il primo divieto categorico delle armi nucleari, completando così la tripletta dei divieti contro le armi di distruzione di massa e segnando un potenziale punto di svolta per il disarmo nucleare.
La spinta per “la messa al Bando” ha avuto origine dal movimento per reimpostare il focus del dibattito intorno ai principi umanitari, allontanandolo dal fallito approccio concentrato sulla sicurezza. Conosciuta come “l’iniziativa umanitaria”, questa venne promossa dai gruppi della società civile, dai governi schierati su posizioni simili, dalle organizzazioni internazionali, e dal Movimento Internazionale della Croce Rossa e della Mezza Luna Rossa. Tutti insieme hanno cercato di fare del disarmo nucleare una discussione a proposito delle persone.
Il Trattato è stato aperto alla firma il 20 settembre con una cerimonia di alto livello, con interventi da parte del Segretario Generale delle Nazioni Unite, il Presidente dell’Assemblea Generale, il Presidente del Comitato Internazionale della Croce Rossa (ICRC), il Presidente del Costa Rica e il direttore esecutivo di ICAN Beatrice Fihn. Al momento, ci sono già più di 50 firmatari e anche diverse ratifiche.
Sostenere il TPNW è la risposta migliore che gli stati possono dare nel rifiutare l’atteggiamento irresponsabile di quegli stati dotati di armamenti nucleari, la cui posizione continua a rappresentare la più grave minaccia per la comunità internazionale. Minacciare una guerra nucleare sembra essere di moda oggigiorno, e non riguarda solo ciò che sta succedendo nella penisola coreana. La continua “modernizzazione” degli arsenali e […]

21 09 2017

Ascoltiamo le voci delle e degli hibakusha che chiedono a tutti gli stati di firmare il Trattato sulla Messa al Bando delle Armi Nucleari

di Daisaku Ikeda, Presidente della Soka Gakkai Internazionale

Tokyo (IDN) – Il Trattato sulla Messa al Bando delle Armi Nucleari, approvato alle Nazioni Unite lo scorso luglio, sarà presto aperto alla firma. Quasi due terzi degli stati membri delle Nazioni Unite hanno preso parte ai negoziati che hanno dato vita a questo trattato, ed è molto commovente assistere ai primi passi concreti verso la sua entrata in vigore. Spero ardentemente che i 122 stati che ne hanno sostenuto l’adozione saranno affiancati da altri che lo sottoscriveranno, così da potere diventare legge internazionale nel più breve tempo possibile.

La ricerca di un mondo libero dalle armi nucleari è stata il cuore della prima risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottata nel gennaio 1946, poco dopo la nascita dell’ONU. Negli oltre settant’anni successivi il disarmo nucleare è stato oggetto di numerose risoluzioni.

Lo slancio necessario alla recente svolta è stato reso possibile da una nuova maggiore consapevolezza da parte della comunità internazionale della natura profondamente inumana delle armi nucleari. Le e gli hibakusha, cioè le vittime delle armi nucleari, hanno ripetutamente espresso il loro intenso desiderio che nessun altro debba mai sopportare ciò che essi hanno sofferto, e questo è stato fondamentale per modificare profondamente il discorso sulle armi nucleari.

L’impatto dello sforzo congiunto della comunità internazionale ha costituito le fondamenta del Trattato. Per due volte nel Preambolo al Trattato vengono menzionati gli hibakusha, e questo testimonia la centralità delle loro voci.

La reale portata del Trattato è data dalla sua proibizione delle armi nucleari in qualsiasi fase o aspetto – dal possesso all’uso, e alla minaccia d’uso. Non viene prevista alcuna eccezione o attenuante. Questo colma l’assenza, già sottolineata nel Parere Consultivo della Corte Internazionale di Giustizia del 1996, di […]

9 08 2017

Armi nucleari: Porre fine alla minaccia per l’umanità

Intervento di Peter Maurer, presidente di ICRC (Comitato Internazionale della Croce Rossa), in presenza della comunità diplomatica di Ginevra.

18 febbraio 2015

Questo anno è il settantesimo anniversario dei bombardamenti nucleari di Hiroshima e Nagasaki – avvenimenti che hanno lasciato un marchio indelebile nella coscienza e consapevolezza umana.

Mi sono recato a Hiroshima la scorsa settimana. Ho visitato il “Peace Memorial Museum” e ho parlato con gli hibakusha – i sopravvissuti. Settanta anni dopo che le due bombe nucleari furono lanciate su queste città, le vite dei sopravvissuti, le vite di innumerevoli persone in Giappone, sono ancora oscurate da questi due avvenimenti che fanno da spartiacque nella storia del conflitto moderno.

Questo settantesimo anniversario funge da potente memorandum del catastrofico e persistente costo umano delle armi nucleari e dell’incinerazione di due città e dei loro abitanti. Per i sopravvissuti è un promemoria delle ustioni, delle ferite da esplosione e della cecità che non furono curate perché le strutture mediche erano state distrutte; delle morti lente e dolorose; della sofferenza patita da coloro che furono esposti alla radiazione e che settanta anni dopo vengono tuttora sottoposti a cure a causa di tumori o altre malattie.

Settanta anni fa, il Comitato Internazionale della Croce Rossa e lo staff della Croce Rossa giapponese lavorarono in condizioni inimmaginabili per assistere le vittime e alleviare le sofferenze causate dalle esplosioni nucleari. Tuttavia, come si potevano curare le vittime se gli ospedali erano stati ridotti in polvere e macerie e le forniture mediche contaminate? L’ospedale giapponese della Croce Rossa, distante 1,5 km dall’epicentro della bomba di Hiroshima, rimase in qualche modo ancora in piedi dopo l’esplosione. Lì i dottori e le infermiere della Croce Rossa giapponese fecero il possibile, ma non fu ovviamente abbastanza per […]

2 08 2017

Mettere al bando in tutto il mondo le armi nucleari ora è possibile

pubblichiamo per gentile concessione l’articolo di Francesco Vignarca (coordinatore di Rete Italiana per il Disarmo) uscito su il manifesto il 14 luglio 2017

Ogni passaggio di diplomazia multilaterale sulla strada del disarmo è importante e apre nuove speranze, ma l’emozione vissuta lo scorso 7 luglio nella Sede delle Nazioni Unite di New York sarà difficilmente superabile. Perché mentre la maggioranza dei Paesi del mondo stava votando il nuovo Trattato di messa al bando delle armi nucleari, insieme alla società civile internazionale (impegnata per questo da anni) erano presenti in sala i superstiti di Hiroshima e Nagasaki (gli “hibakusha”), oltre a quelli dei test nucleari degli anni ’60. Come ha detto Setsuko Thurlow (bambina nell’agosto 1945 giapponese) “attendevo questo giorno da 70 anni e non speravo più di vederlo con i miei occhi”.

Il testo di Trattato votato mette le cose in chiaro, fin dal Preambolo e dal suo primo articolo, declinando una “messa fuori legge” delle armi nucleari su tutta la linea. È infatti vietato “sviluppare, testare, produrre, produrre, oppure acquisire, possedere o possedere riserve di armi nucleari”, ma anche “trasferire a qualsiasi destinatario qualunque arma (…) o il controllo su tali dispositivi (…) direttamente o indirettamente”. Così come (una grande vittoria per la società civile) “utilizzare o minacciare l’uso di armi nucleari” e “consentire qualsiasi dislocazione, installazione o diffusione di armi nucleari o di altri dispositivi esplosivi nucleari sul proprio territorio”, come invece fa ad esempio l’Italia. Presenti nel testo anche avanzati riferimenti all’assistenza alle vittime e alla bonifica ambientale.

Ora, tornati da New York e pronti ad agire come campagne per il disarmo nucleare in vari Paesi, ci domandiamo: il Trattato votato il 7 luglio risolverà la complessa situazione degli ordigni nucleari? Ci porterà a un […]

24 07 2017

Comunità di fede preoccupate per le armi nucleari

Dichiarazione pubblica sull’adozione del Trattato per l’abolizione delle armi nucleari

Comunità di fede preoccupate per le armi nucleari

Il 7 luglio 2017, più di 120 nazioni, riunite presso la sede centrale dell’ONU a New York, hanno adottato il Trattato per l’abolizione delle armi nucleari. Avendo ripetutamente espresso le nostre preoccupazioni sulle conseguenze umanitarie e ambientali di un qualsiasi uso di armi nucleari, accogliamo calorosamente l’adozione di questo Trattato quale passo fondamentale verso l’obiettivo di un mondo libero dalle armi nucleari.

Le nostre rispettive tradizioni religiose difendono il diritto delle persone e di tutti gli esseri viventi di vivere in sicurezza e con dignità. Crediamo nei dettami della coscienza e della giustizia; desideriamo onorare il nostro impegno di proteggere i vulnerabili e di fare da guida per la salvaguardia del pianeta per le generazioni a venire. Le armi nucleari sono del tutto incompatibili con questi valori e questo impegno, e manifestano un assoluto disprezzo dei principi dell’umanità.

Riconosciamo ed elogiamo il coraggio dimostrato dagli stati presenti alle conferenze, gli sforzi inestimabili dell’ONU e delle altre organizzazioni internazionali, nonché della società civile, che hanno infine portato alla realizzazione di questo trattato. Nutriamo profondo rispetto per gli hibakusha (sopravvissuti alle armi atomiche), le vittime dei test nucleari e tutti coloro che soffrono gli effetti delle radiazioni derivanti dalla produzione di armi nucleari e il degrado ambientale delle loro terre. Le loro esperienze e il loro sostegno hanno dimostrato che lo scopo fondamentale di questo trattato deve essere quello di impedire che qualsiasi altro individuo, famiglia o società possa patire le inaccettabili sofferenze e il dolore che essi hanno sopportato.

Ora è essenziale che i principi e le norme di questo trattato siano diffusi ampiamente tra i popoli del mondo, al fine di raggiungerne […]

20 07 2017

La CRUI aderisce all’appello internazionale a sostegno del trattato di divieto delle armi nucleari

La CRUI aderisce all’appello internazionale a sostegno del trattato per la messa al bando delle armi nucleari approvato il 7 luglio 2017 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite

 
A dicembre 2016 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha deliberato di avviare negoziati per un Trattato Internazionale per il divieto delle armi nucleari, convocando per il 2017 – rispettivamente, marzo e giugno – le sessioni di lavoro.
La comunità scientifica mondiale – nella consapevolezza del ruolo cruciale che le scienze possono avere nella costruzione di società pacifiche e nella consapevolezza, altresì, della responsabilità sociale delle scienziate e degli scienziati – si è mobilitata a sostegno dei negoziati e del Trattato.

Migliaia di scienziate e scienziati, ricercatori e ricercatrici, di ogni disciplina, e numerosi premi Nobel, hanno sottoscritto l’appello promosso dal FLI-The Future of Life Institute . Nella “lettera aperta” si sottolineano la inaccettabilità – dal punto di vista umanitario – delle armi nucleari, la vastità ed incontrollabilità delle conseguenze di una loro esplosione anche accidentale, gli effetti sul clima (c.d. inverno nucleare) e sull’agricoltura (c.d. fame nucleare), i rischi di terrorismo nucleare, la vulnerabilità – dei sistemi di controllo – ai falsi allarmi (come riscontrato in numerosi episodi).

Nella riunione del 18 maggio 2017, l’Assemblea generale della CRUI – previa adesione dei Rettori che ne fanno parte – ha espresso il proprio sostegno all’appello del The Future of Life Institute.

Il 7 luglio 2017, a distanza di quasi 72 anni dalle esplosioni nucleari di Hiroshima e Nagasaki, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato – con il voto favorevole di 122 Paesi su 124 che hanno partecipato ai negoziati – il Trattato che finalmente mette al bando le armi nucleari, le uniche armi di distruzione di massa per le quali non esisteva […]

17 07 2017

Esultanza per lo storico trattato contro le armi nucleari adottato dall’ONU

di Tim Wright

Per più di settant’anni la comunità internazionale ha avuto a che fare con la minaccia delle armi nucleari. Venerdì 7 luglio scorso, all’ONU, la maggior parte dei governi del mondo ha messo in chiaro il totale rifiuto di queste armi ripugnanti, portando a compimento la stipula di un trattato per una loro abolizione categorica e definitiva. È stato un momento di grande importanza storica.

Quando la Presidente della Conferenza di negoziazione, l’ambasciatrice del Costa Rica Elayne Whyte Gomez, ha sancito l’approvazione finale di questo storico accordo, i partecipanti sono scoppiati in un fragoroso applauso. “Siamo riusciti a piantare i primi semi di un mondo libero dalle armi nucleari”, ha detto. I diplomatici e gli attivisti, che hanno lavorato instancabilmente per anni al fine di rendere questo trattato una realtà, si sono abbracciati per festeggiare questa straordinaria conquista.

Al momento dell’adozione formale del trattato, sottoscritto da 122 nazioni, Setsuko Thurlow, sopravvissuta al bombardamento atomico di Hiroshima e a lungo paladina del disarmo, è stata travolta dall’emozione. Ha chiesto che i delegati si soffermassero un momento sulle vite di coloro che perirono nel 1945 o che morirono a causa di malattie legate all’esposizione alle radiazioni. Quando l’inferno giunse sulla terra Setsuko era una studentessa di 13 anni.

“Ogni persona che è morta aveva un nome. Ogni persona che è morta aveva degli affetti”, ha detto alla sala gremita di conferenzieri. “Ho aspettato questo giorno per settant’anni, e sono felicissima che sia finalmente arrivato. Questo è l’inizio della fine delle armi nucleari”. La Sig.ra Thurlow ha pregato tutti gli stati di non tornare mai più alla politica della deterrenza nucleare, rivelatasi fallimentare, e di non tornare mai più a investire sulla violenza nucleare anziché preoccuparsi dei bisogni dell’umanità.

Il […]

12 07 2017

Dichiarazione della SGI sull’adozione del Trattato sul Divieto delle Armi Nucleari

La Soka Gakkai Internazionale (SGI) accoglie completamente l’adozione del Trattato sul Divieto delle Armi Nucleari, approvato il 7 luglio presso la sede dell’ONU di New York, uno strumento giuridicamente vincolante per il divieto delle armi nucleari in grado di condurre alla loro totale eliminazione.

Abbiamo lavorato a lungo per l’abolizione di queste armi, le più disumane, e vorremmo esprimere il nostro più profondo rispetto per tutti gli hibakusha, i governi, l’ONU e le altre organizzazioni internazionali e organizzazioni non governative di tutto il mondo per il loro sincero impegno alla realizzazione di questo trattato.

L’adozione di questo trattato rappresenta una storica pietra miliare nel cammino verso la totale eliminazione delle armi nucleari, nonché la concretizzazione degli sforzi degli hibakusha di tutto il mondo e di tutti quelli della comunità internazionale che hanno chiesto la loro abolizione per oltre settant’anni, dal momento in cui vennero utilizzate a Hiroshima e Nagasaki nel 1945.

In quanto organizzazione buddista che sostiene il rispetto della dignità della vita, la Soka Gakkai Internazionale si è impegnata per molti anni a sensibilizzare la popolazione all’abolizione delle armi nucleari su scala globale. Abbiamo organizzato mostre, petizioni, conferenze e pubblicazioni basate sull’iniziativa di giovani e donne, e abbiamo anche dato il nostro contributo dal punto di vista morale ed etico nei processi decisionali internazionali in occasione di forum incentrati sulle armi nucleari.

L’esistenza delle armi nucleari è la più grande minaccia al diritto alla vita sia dell’individuo che dell’umanità nel suo complesso. Per questo motivo la loro totale eliminazione è un desiderio condiviso da tutte le persone. È inoltre chiaro che l’educazione al disarmo svolge un ruolo fondamentale per realizzare e sostenere un mondo senza armi nucleari. Ed è allo stesso modo importante garantire la partecipazione delle […]

11 07 2017

La nuova realtà

di Ray Acheson | Reaching Critical Will, Women’s International League for Peace and Freedom

8 luglio 2017

Ieri, abbiamo messo al bando le armi nucleari.

È ancora difficile credere che sia successo davvero. L’enormità di quanto avvenuto non è stata ancora completamente assimilata. Anche se i sopravvissuti, gli attivisti, i politici, e i diplomatici stavano celebrando a New York e in tutto il mondo, molti hanno espresso grande meraviglia che ce l’avessimo fatta.

È stata una campagna lunga. L’attivismo contro le armi nucleari è stato forte e determinato per oltre settant’anni. Ma solo di recente, quando un piccolo gruppo di diplomatici assieme a un gruppo di rappresentanti della società civile – che lavoravano come parte o in collaborazione con la Campagna Internazionale per l’Abolizione delle Armi Nucleari – hanno deciso di fare un salto nel buio, siamo stati in grado di produrre una legge internazionale che condanna e proibisce queste ultime armi di distruzione di massa.

Lavorando assieme, abbiamo schierato nella prima linea delle nostre azioni la resistenza e la speranza. Resistenza alla pressione da parte degli stati nucleari e dei loro alleati. Resistenza agli atteggiamenti di cinismo e disfattismo. Resistenza a proseguire nella direzione giusta, a rimanere calmi, a sentirsi dire di essere pazienti, che le nazioni “importanti” si sarebbero occupate della questione. Speranza che il cambiamento è possibile. Speranza che lavorando assieme possiamo raggiungere qualcosa che può interrompere alcune delle strutture e dottrine più potenti e pesantemente militarizzate del mondo intero. Speranza che un senso condiviso di umanità prevalga su tutte le probabilità. Nel suo commento di venerdì il Ministro degli Esteri irlandese Simon Coveney, citando Seamus Heaney, ha affermato che “la speranza non è l’ottimismo che aspetta che le cose vadano per il verso giusto, ma […]

Cari Amici, ho appena aderito alla campagna Senzatomica per il sostegno dell’Italia all’abolizione delle armi nucleari. Fallo anche tu: www.senzatomica.it/goodbyenukes/

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